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Come albero   

  notiziario mensile parrocchiale

APRILE 2012


IL CANTO DELLA PASQUA

Victimæ paschali laudes immolent Christiani.
Agnus redemit oves: Christus innocens Patri reconciliavit peccatores.
Mors et Vita duello conflixere mirando: Dux Vitæ mortuus, regnat vivus.
Dic nobis, Maria, quid vidisti in via?
Sepulcrum Christi viventis, et gloriam vidi resurgentis,
angelicos testes, sudarium et vestes.
Surrexit Christus spes mea: præcedet suos in Galilaeam.
Scimus Christum surrexisse a mortuis vere:
Tu nobis, victor Rex, miserere.

Alla vittima pasquale, si innalzi il sacrificio di lode,
l'
Agnello ha redento il gregge,
Cristo l'innocente ha riconciliato i peccatori col Padre.
Morte e Vita si sono affrontate in un duello mirabile:
il Signore della vita era morto, ora, regna vivo.
Raccontaci, Maria, che hai visto sulla via?
La tomba del Cristo vivente, la gloria del Risorto;
e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le vesti;
Cristo mia speranza è risorto e precede i suoi in Galilea.
Siamo certi che Cristo è veramente risorto.
Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi.


UNA COMUNITÀ CHE CELEBRA

Circa mille anni fa, gli Ambasciatori di Vladimiro di Kiev, scrissero al loro sovrano dopo aver partecipato alla Divina liturgia nella cattedrale di Costantinopoli; «Non sapevamo più se eravamo sulla terra o nel cielo. Non esiste posto al mondo con tanto splendore e bellezza». Qualche volta, celebrando la domenica nella nostra Chiesa, mi ritorna in mente questa parola e mi domando: Se un forestiero entrasse ora in chiesa potrebbe chiedersi: Ma sono in terra o in cielo? Certo, la nostra chiesa che tutti noi amiamo, è edificio assai modesto. Ma lasciamo l’edificio-chiesa e guardiamo alla comunità-chiesa che vi si raccoglie e vi celebra. Non vi nascondo che aspetto la domenica per “sentire” questa nostra comunità, vedere tanti volti, stringere tante mani, condividere tante gioie e non poche sofferenze. In nessun altro momento della settimana mi sento tanto legato a questa nostra comunità. Il Consiglio pastorale parrocchiale ha dedicato le sue ultime due riunioni ad una riflessione per conferire dignità e bellezza alle nostre celebrazioni. Abbiamo appena vissuto la settimana santa e salutando, all’uscita dalle diverse celebrazioni, ho raccolto da non poche persone parole di ringraziamento per la qualità delle nostre celebrazioni.

Voglio qui esprimere la mia gratitudine soprattutto al coro che preparato e guidato da don Paolo ha creato un clima di intenso raccoglimento e di emozionante partecipazione. Non mi vergogno di confessare che a fatica ho trattenuto le lacrime in diversi momenti delle liturgie. E qualche altra persona mi ha fatto la stessa confidenza. Vuol dire, allora, che la celebrazione liturgica può essere una esperienza emozionante e non solo un dovere da rispettare se non vogliamo commettere un peccato. Infatti le persone che si accostano al sacramento della penitenza quasi sempre iniziano la confessione dei loro peccati indicando quante volte hanno “perduto” la messa domenicale. Anche persone anziane e in non buone condizioni di salute confessano come un peccato il non aver potuto partecipare alla messa. Vuol dire, allora, che nella coscienza di non pochi credenti la messa domenicale è il primo, qualificante impegno del cristiano. C’è in questa persuasione un dato prezioso che risale alla prima generazione cristiana: spezzare il pane è gesto decisivo per essere discepoli del Signore, anzi proprio questo gesto ci rivela la misteriosa presenza in mezzo a noi del Signore. Vorrei che le nostre celebrazioni domenicali (ma anche quelle feriali) ci aiutassero tutti ad avvertire questa presenza. Ma come? Qualcuno pensa che se ci trovassimo, pochi, seduti attorno ad una tavola con i nostri abiti di tutti i giorni, senza paramenti, avvolti solo dal profumo del pane, forse rivivremmo l’emozione di quell’ultima cena del Signore con i dodici. QuaIche volta ho celebrato seduto alla tavola di una casa amica. È un’esperienza vissuta dalle prime generazioni cristiane che proprio nelle case spezzavano il pane. Anche oggi è possibile in talune circostanze eccezionali fare della casa il luogo della celebrazione, attorno alla tavola di famiglia. Ma una comunità come la parrocchia che raccoglie centinaia di persone non può imitare il modo di ritrovarsi di un gruppo di amici attorno al tavolo di una cena. Le nostre celebrazioni sono gesti RITUALI, gesti costruiti da una tradizione millenaria che noi dobbiamo rispettare e al tempo stesso riempire di intensità e anche di emozione. E qui vorrei suggerire un primo modo per restituire alle nostre celebrazioni intensità e emozione. Ripeto: solo un primo modo, altri modi mi propongo di indicare nei prossimi mesi. Facciamo della celebrazione un gesto non riservato al solo sacerdote, ma condiviso e partecipato almeno da alcuni fedeli.

La liturgia prevede la lettura di due testi biblici, di un salmo e delle intenzioni della preghiera dei fedeli. Perché una sola persona deve assumersi queste diverse letture? Perché non pensare ad almeno due persone che assicurano questi diversi servizi? Qualche volta si svolge questo servizio in modo approssimativo, senza un minimo di preparazione, mentre leggere in pubblico – e soprattutto leggere la parola di Dio – è ministero prezioso e nobile che esige alcune avvertenze.
La liturgia prevede che alcuni fedeli possano essere ministri della distribuzione dell’eucaristia insieme al celebrante. È davvero una grande gioia vedere lunghe file di fedeli in attesa di ricevere il Corpo del Signore, ma se vi fossero sempre almeno quattro ministri dell’Eucaristia si potrebbe compiere questo gesto con maggiore calma evitando inutili lungaggini.
Infine: la celebrazione acquista intensità e emozione se è accompagnata dal suono dell’organo e dal canto. Certo di buona qualità. E per questo sarebbe bello poter contare per ogni celebrazione di un animatore del canto e perché no di un piccolo coro? La messa delle famiglie e dei ragazzi, quella delle ore 10, dispone di un vivace coro – i coristi si sono denominati “uomini senza paura” – e sarebbe bello disporre di un coro almeno per la messa delle ore 11. Ecco tre modi perché le nostre celebrazioni siano più chiaramente espressione di una comunità.
Chiedo alle persone che abitualmente partecipano alle nostre celebrazioni di offrire a don Paolo e a me la propria disponibilità ad assicurare le proclamazione della Parola di Dio, la distribuzione della Eucaristia e l’animazione del canto magari fino a costituire un piccolo coro.
Certo, non bastano queste tre piccole iniziative per restituire intensità e emozione alle nostre celebrazioni. Ma possono essere tre semplici modi perché la partecipazione sia più ampia e viva. Solo un primo passo per essere tutti quel popolo sacerdotale che, facendo memoria di Gesù e del suo donarsi per la salvezza di tutti, offre se stesso.

 

don Giuseppe


TUTTI I GIOVEDÌ DEL MESE DI MAGGIO
PREGHIAMO IL ROSARIO
ALLE ORE 20.45

 



LAVARE, SPEZZARE, VEGLIARE
omelia di don Giuseppe nella Messa in Coena Domini
Giovedì Santo 5 aprile 2012
(Gn 1,1-3,5.10; 1Cor 11,20-34; Mt 26, 17-75)

 

DIO MIO, PERCHÈ MI HAI ABBANDONATO?
omelia di don Giuseppe nella Liturgia della Passione del Signore
Venerdì Santo 6 febbraio 2012
(Is 49,24-50,10; Is 52,13-53,12; Mt 27,1-56)

 


 

"PER LE SUE PIAGHE SIAMO STATI GUARITI"


Nel cuore della Quaresima don Bruno Maggioni, studioso della Bibbia, ci ha proposto la contemplazione del Servo del Signore, figura misteriosa del Cristo nell’ora della Passione. Di seguito la trascrizione del testo, conservando le caratteristiche di immediatezza della comunicazione orale.

Questa sera, nell’imminenza della Pasqua, vogliamo meditare alcuni passaggi dei Canti del Servo del Signore . Questi quattro Canti si trovano nei capitoli 42.49.50.52 del Libro del profeta Isaia. Siccome questi testi e in modo particolare l’ultimo ricordano con una misteriosa anticipazione la passione di Gesù io vorrei parlarvi di alcuni punti del racconto della passione di Gesù secondo Marco, a cui sono molto affezionato. Una meditazione quaresimale, la nostra, orientata verso la pasqua, la risurrezione, che non sarà però oggetto della nostra meditazione.
Voi mi direte che è più importante la risurrezione della morte in croce, io sono convinto del contrario. Questi Canti vengono attribuiti al profeta Isaia, ma l’autore non è l’Isaia del resto del libro, è un autore più tardivo: sono canti che esprimono la delusione l’angoscia, del popolo d’Israele al ritorno dall’esilio babilonese.
Il popolo ha vissuto una profonda delusione. L’idea-base è quella del servo, sottomesso al Signore, in obbedienza. Una sottomissione accompagnata dalla fiducia, dall’amore del Signore per il suo servo, ma anche del servo per il Signore.

Il primo canto inizia così: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui, egli porterà la giustizia alle nazioni».
Le qualità peculiari del servo, secondo la Bibbia sono l’obbedienza al Signore, ma anche la fiducia nel Signore e soprattutto l’amore del Signore per il suo servo. Mi sono persuaso da molto tempo che la Scrittura sacra, il Vangelo in particolare, parla molto più dell’amore di Dio per noi che non del nostro amore verso di lui. Questo mi consola.
Questo servo chiamato il “mio” servo, il “mio” eletto, scelto dal Signore, ha una missione da compiere. è tale in forza di una scelta gratuita. Scelto non per se stesso, perché possa star bene, ma per una missione pubblica, per una missione che riguarda gli altri. Idea clamorosa, semplice, bella. A questo proposito mi viene sempre in mente Abramo. Leggiamo nel capitolo 21 del libro della Genesi come Dio ha chiamato, ha scelto Abramo. Perché Abramo? Era un uomo pagano come gli altri. Era forse più bravo? Non è detto. Comunque l’amore di Dio è gratuito. Ogni amore autentico è gratuito, non dettato da tornaconto o da calcolo di interesse. Dio chiama Abramo e cambia la sua vita: deve abbandonare la sua terra, deve andare altrove, e questo per tutti i popoli, per una salvezza che riguarda tutti. Questa è un’idea di estrema importanza per la visione cristiana dell’uomo.
Chi siamo? Siamo tutti amati gratuitamente, chiamati gratuitamente. Da un certo tempo mi capita di ascoltare delle testimonianze pubbliche: persone che raccontano la loro conversione, la storia della loro vocazione, dicono della loro vita nel peccato, tanti peccati che qualche volta raccontano per filo e per segno e non finiscono mai di raccontarli e concludono: poi il Signore mi ha scelto! Purtroppo queste persone non raccontano mai quello che devono fare, perché sarebbero stati scelti. Se Dio ti ha scelto è per un motivo, non soltanto per te, e basta! Perché siamo al mondo? L’amore che ci ha chiamati alla vita è gratuito. Dio ti sceglie, ma perché tu faccia del bene anche agli altri, non solo per la tua salvezza, ti sceglie per una missione, guai se manca l’aspetto della missione e dell’interesse per gli altri, altrimenti non servi a nulla.
La Bibbia è ricca di storie di uomini scelti da Dio ma per una missione. E la scelta è gratuita, perché è scelta mossa dall’amore.

«Egli porterà la giustizia alle nazioni» L’amore che hai ricevuto deve uscire da te, deve andare verso gli altri. La giustizia ha due facce: la prima verso Dio, che ti ha scelto gratuitamente. E per questo bisogna avere nel cuore e sulle labbra la parola del ringraziamento. Non è merito tuo, è lui che ti vuole bene. Non devi essere tu il soggetto principale che deve cambiare il mondo, no! Dio al primo posto. Quindi una giustizia verticale che è accoglienza del dono di Dio, della sua chiamata e che suscita ringraziamento, non vantarti di quello che hai, di quello che sei e usare la sapienza che hai, il dono che Dio ti ha dato verso gli altri. E proprio perché Dio è al primo posto e sei stato amato, tu devi amare gli altri. La seconda: giustizia verso gli altri; E vi dicevo di queste testimonianze che mi danno sempre l’impressione dell’uomo che vanta se stesso, che si giudica al di sopra degli altri.
Qualcuno mi ha chiesto perché mi sono fatto prete, chi mi ha aiutato a farmi prete, chi mi ha fatto capire la vocazione: non lo so! È un dono di Dio, l’ho sempre considerato un grande dono di Dio. Vi faccio una piccola confidenza: in Seminario quando ero piccolo e mi piaceva giocare, c’era una cosa che mi faceva arrabbiare: era che c’erano già allora alcuni compagni che nel bel mezzo del gioco mi dicevano «Bruno, piantiamola di giocare e andiamo in chiesa a tenere compagnia a Gesù». Bigotti!!! Quello era il momento del gioco. Quando dovevo studiare, studiavo seriamente, quando giocavo, giocavo. Ma per fortuna di quei miei compagni che ho detto un po’ bigotti, neanche uno è diventato prete, meno male! L’amore di Dio è grande e mi dà una missione altrettanto grande, non posso non ringraziare Dio dei doni che mi fa per cui faccio tutto quello posso per me e per gli altri. La missione ha un suo stile. La missione è portare la giustizia, cambiare le cose. Portare la giustizia alle nazioni, a tutto il mondo, a tutti i popoli. Sono ormai vecchio e di recente mi hanno fatto scrivere un libretto rispondendo alla domanda: Cosa ti piacerebbe trovare in paradiso? Spero mi piaccia tutto, altrimenti mi dovrei lamentare. Mi piacerà il Signore, la nostra amicizia, spero di trovare qualcuno che ho incontrato nella vita e del quale ho forse pensato che non lo avrei incontrato in Paradiso. Che bello sei qui anche tu! Sbaglio? Se il Signore vuole me in paradiso, perché l’altro no? Meno male!
Le nazioni vuol dire tutti, tutti i popoli, tutte le religioni. Io parlo del mio Dio, credo nel mio Dio, però credono nel mio Dio anche loro. Se qualcuno dicesse “il mio Dio che tu non adori per adorarne un altro, ti vuole male, non sa che farne di te” io rispondo: invece il mio Dio vuol bene anche a te! Lo stile della missione: «Non griderà, né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma che vacilla». È uno stile bellissimo! Umile, senza fracasso, senza gridare! Non alzerà il tono. Dio ci vuole bene, ma non è fracassone. La piazza piena può anche piacermi ma anche dieci persone che ascoltano vanno benissimo. Per me è importante l’umiltà nel parlare, nel fare. Non credere che cambiamo il mondo facendo cose grandiose. La pastorale è molto più discreta, più umile, non c’è bisogno di tanta gente, di gente che grida. Non spegnerà lo stoppino della fiamma vacillante. Anche se vai a fare il missionario chissà dove, qualcosa di buono ci sarà anche lì. Sarà diverso da quello che pensi tu, ma rispettalo e comincia proprio da li! Anche in mezzo ai pagani c’è sempre qualcosa di bello, sta a noi vederlo. Non spegnere lo stoppino!

«Proclamerà il diritto con fermezza ,non verrà meno e non si abbatterà finchè non avrà stabilito il diritto sulla terra e le isole attendono il suo insegnamento». Questo testo si trova anche nel vangelo di Matteo. Conosciamo bene le tentazioni di Gesù nel deserto, sono tentazioni che ci portiamo dentro. Fa’ miracoli, dice il Tentatore e vedrai che il mondo si convertirà! Non è sempre vero. Se Dio vorrà farà i miracoli, non tocca a me e non bastano i miracoli. Se vuoi tutta questa potenza, potrà essere tua, se ti prostrerai davanti a me, dice il Tentatore. No, questa è idolatria! Non vorrei che i cristiani pensassero di salvare il mondo perché lo dominano, no assolutamente no! Terza tentazione: buttati giù dal tempio e gli Angeli ti sorreggeranno! È la tentazione dell’apparire. È una tentazione moderna, secondo me. Tutta la gente batterà le mani, si convertirà. Si è buttato e non si è ucciso. Non è questa apparenza, grandiosità che Dio vuole. Lo stile è un altro. Parla di Dio, fallo vedere, accontentati di quello che puoi, essere testimone di un Dio che non si è buttato giù da un tetto.
Quando racconto agli alunni di questa tentazione dico: supponete che Gesù sia sul pinnacolo del tempio e la piazza è semivuota. E i suoi discepoli gli dicono: No! non buttarti, adesso la piazza è semivuota aspetta che si riempia. Finalmente la piazza è piena, allora è il momento di buttarsi. No! Aspetta, che ho sentito con certezza che arriva la troupe del TG1 che ti riprende e fai un bello spettacolo! No! I cristiani non usano questi strumenti, Cristo non ha battuto queste strade della potenza umana. No, è diverso. Io ci credo! Il servo del Signore è questo: non farà strepito, non userà la violenza, non griderà non alzerà il tono, non si piegherà alla dura legge del mondo, che impressiona. Sono idee molto semplici. Se vi piacciono sono contento, se non vi piacciono, pazienza a me piacciono! E credo siano vere. Il nostro Signore è fatto così, è morto in croce.
Ringraziamo Dio che ci ha dato un dono che serve agli altri e non solo a noi stessi. Io non sopporto chi crede di convertire il mondo con la grandezza. Dio è morto in croce. Quando gli hanno detto: “Scendi dalla croce e noi crederemo in te” sappiamo che si è rifiutato ed è rimasto inchiodato. Dico: per fortuna non né sceso dalla croce, altrimenti sarebbe stato un Dio che non mi sarebbe piaciuto neanche un po’.

E adesso leggiamo qualcosa del terzo, prima di passare al quarto. «Il Signore mi ha dato una lingua da discepolo perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato….». In questo terzo canto il Servo del Signore ascolta il Signore. Ascolta la parola di Dio che è rivolta allo scoraggiato, allo sfiduciato. La parola ascoltata ogni mattina. La parola è verità, che può infastidire, a meno che per verità non si intenda il proprio interesse. Se dici la verità a tutti, certamente ti farai dei nemici. E infatti il Servo del Signore è perseguitato: «Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba, non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi».
Questo è l’uomo che ascolta la parola di Dio, che annuncia la parola di Dio, che parla di giustizia, di amore. Vive questa realtà ed è perseguitato, perché il mondo vuole persone che facciano il proprio interesse. «Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato». Gesù ha vissuto proprio questa situazione: lo hanno flagellato, gli hanno sputato in faccia. Durante il processo davanti al Sinedrio Gesù, avendo affermato che era il messia, il figlio di Dio, viene deriso, offeso con gli sputi, lo colpiscono e gli domandano “chi ti ha percosso?” e Gesù tace. Se avesse risposto e indovinato chi lo percuoteva, per me sarebbe stato un Dio un po’ banale. E se avessi indovinato e poi minacciato un castigo, ancor peggio! Grande Dio, affascinante! Dio è un giudice, ma un giudice che ci vuole bene. E allora questo Servo è perseguitato perché dice la parola di Dio, non racconta le storie degli uomini, racconta la parola di Dio. Dice la verità a tutti, davanti a tutti. Li risveglia sul dovere della verità. È chiaro che se ti comporti così, non tutti ti apprezzeranno. Certi ragazzi mi dicono: “Se faccio così non faccio carriera” e io replico: “Fai carriera a prezzo della menzogna, dell’imbroglio?”

Questo il messaggio del terzo canto, ora vediamo il quarto, molto lungo, mi limiterò ad un breve cenno. «È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini. Uomo dei dolori…». Il Servo di cui parla il quarto canto è una figura disprezzata e abbandonata dagli uomini. «Uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima». È il Cristo nella passione: Qui l’autore si riferisce non solo a Cristo, ma anche al popolo ebreo, alla comunità che alle volte è disprezzata se non fa il suo dovere. Questa sofferenza e disprezzo per cui lo mettono da parte è qualcosa di cui si è fatto carico: «Si è caricato delle nostre sofferenze, e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità». Possiamo anche ricordare che altri profeti hanno vissuto questa terribile esperienza. C’è egoismo, idolatria, interesse di parte, ma tu devi svelarlo, denunciarlo, non accettarlo in te per poterlo condannare negli altri. Devi parlare chiaro. Ti metteranno da parte, così è stato anche per Gesù, trafitto, schiacciato. È il tuo popolo che ti fa soffrire, che vorrebbe da te qualcosa d’altro, è qualcuno della tua parte che però vorrebbe da te altro. E invece no, non si può. Il Servo è perseguitato per la sua lealtà al Signore. Essere perseguitati perché si è figura del Signore: il cristiano è figura del suo Signore crocifisso.
Crocifisso perché ha condiviso la nostra storia, ha condiviso l’odio del mondo. Se dici la verità ti mettono da parte, se ami ti dicono che non vali niente. Tu invece vivi come il Signore che è finito in croce. Ti dicono: la solidarietà non serve, piuttosto porta avanti il tuo benessere, lascia perdere gli altri. Il Servo del Signore non è così, lui vuole dare gloria a Dio. E quindi come Gesù è finito in croce, così anche noi possiamo finire in croce. Non è detto che questa sorte ci accada, ma non dovremo mai rinunciare alla verità. Così è il Servo del Signore, Gesù è il servo del Signore. A me piace moltissimo questo Gesù crocifisso, ma non perché cercava la sofferenza che gli è stata caricata sulle spalle! Se vivi in un certo modo, se dici la verità ti emarginano, ti eliminano, ti uccidono. Non si converte il mondo con la potenza. Gesù non ha battuto quella strada e allora anche noi non dobbiamo seguirla. E però, ecco la sconvolgente notizia, se segui questo sentiero, anche se ti emarginano sappi che risorgerai. E questa è la nostra certezza. Gesù è risorto perchè ha amato e ha detto la verità. Non ha sfruttato il mondo per se stesso. Lui è risorto, dopo aver condiviso. Noi diciamo che lui è morto per pagare i nostri peccati, ma non è sufficiente dire così. È venuto nel mondo per condividere la nostra storia umana che è anche segnata dal male. È stato emarginato, colpito, deriso, messo da parte, come molti… come gli ultimi del mondo. Quando è stato crocifisso credevano di averlo sconfitto. E Lui invece ha amato anche quelli che lo crocifiggevano.
L’amore ha vinto un'altra volta ed è risorto. L’amore vince. Ma se vogliamo cambiare il mondo e partecipare della gloria del Risorto dobbiamo amare, cercare di dire la verità, ad ogni costo, e poi risorgeremo. Se viviamo solo per accumulare e avere sempre di più, non credo proprio che risorgeremo con tutti i nostri averi. Aiutate gli altri, aprite la bellezza del mondo agli altri. Non limitiamoci a dire “è morto per pagare i nostri peccati”: bastava molto meno per pagare i peccati. I peccati saranno anche gravi ma sappiamo che bastava una goccia del sangue di Cristo per riparare i peccati del mondo. Ma allora perché ha condiviso tutto? Perché non esser capito, perché dare amore che pare sprecato, perché credere in Dio che pare ti abbandoni? Se vivi come il vangelo ti dice, sembra che anche Dio ti abbandoni, perché non interviene? In realtà Dio interviene, forse il suo modo di parlare è diverso da quello che pretendiamo. Non crediamo di cambiare il mondo con la nostra potenza, no Gesù l’ha cambiato con la sua croce, con il suo amore.

Un ultimo pensiero altrimenti andrei via scontento: noi non assomigliamo tanto a Gesù, siamo egoisti, vogliamo vincere, confondiamo la gloria di Dio con la gloria umana, avere la gloria, il dominio. Però vi sono due cose che mi piacciono: quando Gesù muore i discepoli, tranne uno solo, lo abbandonano. Ma risorto, Gesù anzitutto dice alle donne: «Andate a dire ai miei discepoli che li riprenderò in Galilea». L’hanno abbandonato, ma lui non abbandona i suoi discepoli. Dio non ci abbandona anche se scappiamo. Nessuno crede a Gesù risorto. Non credono alle donne che l’hanno visto, anche i discepoli non credono, e Gesù li rimprovera “duri di cuore, senza fede!” A questo punto noi avremmo detto: vi tengo qui finché avrete fede… E invece Gesù dice a questi uomini che ha appena rimproverati per la loro incredulità: «Andate in tutto il mondo e predicate, l’Evangelo». Anche noi siamo dei poveretti, non siamo come Gesù, ma dobbiamo portare al mondo il suo evangelo. Siamo quello che siamo, ci sforzeremo di essere meno peccatori. In seminario ci dicevano che per predicare agli altri bisogna essere santi, solo i santi possono predicare, ma io vedevo tanti preti che non mi parevano santi e continuavano a predicare. Non prendiamo scuse, siamo peccatori ma dobbiamo parlare di Dio nel quale crediamo. Certo dobbiamo parlare di lui non di noi. Se dovessimo parlare dei nostri meriti avrebbero ragione quanti non ci ascoltano. Non raccontare la tua santità o quella del tuo gruppo. No, parla di Gesù che è molto meglio. Anche per questo il vangelo è consolante!

 



VIVERE CON IL PAPA
L’INCONTRO DELLE FAMIGLIE


Dal 30 maggio al 3 giugno
Milano accoglierà
centinaia di migliaia di famiglie da tutto il mondo
per vivere con il Papa Benedetto XVI
il VII Incontro Mondiale delle Famiglie

MERCOLEDÌ 30, GIOVEDÌ 31 MAGGIO E VENERDÌ 1 GIUGNO
CONVEGNO LA FAMIGLIA IL LAVORO E LA FESTA
a Fiera Milano City
relazioni, tavole rotonde e testimonianze da tutto il mondo

SABATO 2 GIUGNO
ore 11.00 Stadio di San Siro: incontro di Benedetto XVI con i cresimandi.
Al Parco Nord Aereoporto di Bresso: dal tardo pomeriggio
momento di accoglienza e preparazione all'Incontro con il Papa.
ore 20.30 Festa delle Testimonianze con il Papa.

DOMENICA 3 GIUGNO
Milano Parco Nord Aeroporto di Bresso
ore 10.00: S. MESSA PRESIEDUTA DA BENEDETTO XVI

La festa e la celebrazione con Benedetto XVI
sono aperte a tutti e gratuite,
ma è ugualmente necessaria la registrazione
per ottenere il pass entro la data ultima del 19 maggio.
Questa registrazione DEVE essere fatta
rivolgendosi in parrocchia entro il 10 maggio.

ACCOGLIERE LE FAMIGLIE IN CASA
Cerchiamo tante famiglie disposte ad ospitare
i partecipanti all’Incontro Mondiale
Si può accogliere una o più persone;
Si può accogliere dal 1 giugno al 3 giugno;
È sufficiente un’accoglienza dignitosa e sobria,
bastano un divano letto e un bagno comune
Non è necessario garantire i pasti.
POTETE DARE LA VOSTRA DISPONIBILITÀ ENTRO IL 30 APRILE
in parrocchia dove riceverete ogni informazione
potete anche contattare l’indirizzo email sglfamiglie@gmail.com

Ad oggi sono 25 le famiglie della nostra parrocchia disponibili all’accoglienza...

 


VIAGGIO IN PORTOGALLO
2 - 8 settembre 2012

PROGRAMMA PROVVISORIO DEL VIAGGIO:
1° Giorno: MILANO PIAZZA BERNINI – AEROPORTO DI MILANO – LISBONA - SETUBAL -EVORA

2° Giorno: EVORA – TOMAR – FATIMA

3° Giorno: FATIMA

4° Giorno: FATIMA – Esc. a Batalha - Alcobaca - Nazaré - Obidos - LISBONA

5° Giorno: LISBONA

6° Giorno: LISBONA - Cascais - Estoril - Sintra - Cabo de Roca - LISBONA

7° Giorno: LISBONA – AEROPORTO MILANO – PIAZZA BERNINI

QUOTA INDIVIDUALE DI PARTECIPAZIONE
a seconda del numero di partecipanti si varia da € 1.030 a 1.160
SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA € 200

Per questo viaggio è richiesta la Carta d’Identità in corso di validità; non è valida la carta d’identità rinnovata con timbro (in tal caso si suggerisce di riemettere il documento oppure di viaggiare con passaporto, che non necessita di bollo all’interno della comunità europea)
Termini di pagamento:

ACCONTO euro 300,00 ALLA CONFERMA DEL VIAGGIO
SALDO 40 GIORNI PRIMA DELLA PARTENZA

 


 

Anche quest’anno abbiamo la possibilità di destinare la quota del 5x1000
dell’imposta sul reddito delle persone fisiche
a “sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale,
delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni o fondazioni”.
Segnaliamo tre realtà presenti sul territorio del nostro Decanato

 

LA TENDA
uno spazio per e con gli anziani
via Donatello n. 27 telefono 02 39 43 02 51
email: latenda@fondazioneaquilone.org
La Tenda è un progetto di Parrocchia San Giovanni in Laterano e
Fondazione Aquilone Onlus
(via Pinturicchio, 35 Milano - 02 23 65 385; via Acerbi, 39 Milano - 02 64 65 818).
Con il 5x1000 potremo realizzare nuove iniziative e
dare continuità ad attività già in essere in zona 9 (Bruzzano e Comasina)
e in zona 3 (Città Studi), quali:
acquisto e manutenzione di mezzi per il trasporto di persone disabili ed anziani. punti di prossimità e di incontro per le persone anziane
in via Capsoni, p.za Gasparri e in via F. Lippi.

codice fiscale 97167240155 (Fondazione Aquilone)

 

L'ASSOCIAZIONE CASAMICA ONLUS
www.casamica.it
facebook: Associazione CasAmica Onlus
twitter: @CasAmicaOnlus
tel 02 76 11 47 20
è un’associazione di volontariato che nasce nel 1986
per offrire ospitalità alle persone malate e ai loro familiari
che vengono da tutta Italia per curarsi
presso gli Istituti di eccellenza della città di Milano.
Gestisce a Milano, in zona Città Studi, 4 Strutture d’accoglienza aperte tutto l’anno
(via C. Saldini 26 – via Fucini 3 – via S. Achilleo 4)
con oltre 100 posti letto, 4.000 persone l’anno e 35.000 pernottamenti offerti
Nelle sue strutture si vive il clima della famiglia aperta
dove si respira una condivisione vera e cordiale che permette di affrontare insieme la difficile esperienza della malattia.
Nelle situazioni di necessità l’impegno di CasAmica comprende
la realizzazione di progetti di sostegno economico degli ospiti e delle loro famiglie.
Nel 2011 CasAmica ha inaugurato la sua quarta struttura - la Casa per i Bambini - per fornire un ambiente a “misura dei più piccoli”, idoneo per farli sentire a casa
e ad affrontare al meglio il difficile cammino della malattia insieme ai loro genitori.

codice fiscale 97111240152

 

CENTRO FRANCESCANO MARIA DELLA PASSIONE
MENSA DEI POVERI
Via G. Ponzio 75, 20133 Milano Tel. 02-70600763 - Fax 02-70600587.
e-mail: fmmaria@email.it; web: www.centromariadellapassione.org
Il Centro Francescano Maria della Passione è uno degli anelli
di quella lunga catena di attività che, nel lontano ‘800, Maria della Passione, fondatrice delle Francescane Missionarie di Maria,
aveva organizzato nel mondo, al fine di promuovere gli ultimi.
Riorganizzato e ristrutturato nel 1995 per rispondere alle nuove esigenze
del crescente afflusso di immigrati nella città di Milano,
il Centro oggi accoglie oltre 550 ospiti al giorno.
Seguendo l’ispirazione della Beata Maria della Passione
il Centro vuole essere un luogo di solidarietà evangelica,
di accoglienza e condivisione con quanti vivono in condizioni di disagio.
Il Centro grazie alla disponibilità di oltre 200 volontari offre una mensa,
un servizio di docce e guardaroba, una scuola di italiano e un centro di ascolto.
Il Centro, non ricevendo dagli Enti Pubblici contributi significativi,
si appella allora alle offerte dei sostenitori per continuare,
con sempre maggiore efficacia, la propria attività di promozione degli ultimi,
nello spirito della Fondatrice.

codice fiscale 02746190582



PADRE CLOVIS A MILANO


La parrocchia di san Giovanni in Laterano ha deciso, in sede di Consiglio Pastorale, di continuare a sostenere la scuola popolare degli alagados (allagati) a Salvador de Bahia, Brasile, fondata da padre Clovis. Alcuni consiglieri e amici hanno potuto osservare di persona l’operato del sacerdote e hanno visitato la parrocchia, la scuola e il centro medico.
La scuola nel quartiere degli alagados si pone come obiettivo l’alfabetizzazione e l’inserimento nella società dei bambini e adolescenti che vivono nel quartiere e che non riescono per diverse ragioni ad andare nemmeno nelle strutture pubbliche.
L’opera, che si appoggia alla parrocchia di padre Clovis, affronta localmente un problema globale, quello della carenza di istruzione, e san Giovanni in Laterano si sente vicina a questa logica: affrontare come chiesa locale nel piccolo problemi che sono conseguenza di scelte a livello mondiale o nazionale.

Padre Clovis Souza Santos sarà a Milano
e incontrerà la nostra comunità
martedì 15 maggio
Comunicheremo il prima possibile i dettagli della sua visita

 


 

IL CENTRO DI ASCOLTO CARITAS
Cosa fa e cosa puoi fare tu

Un Centro di Ascolto Caritas è una delle espressioni operative della Comunità cristiana. Intende esprimere lo spirito evangelico della testimonianza della carità, diffondere la cultura della solidarietà, tutelare i diritti della persona, anche la più debole ed emarginata. L'ascolto è un bene cruciale e gioioso, perché nella vicenda di chi è nel bisogno si riconoscono i tratti comuni della condizione umana e si vive un momento di fraternità ritrovata.
Un Centro di Ascolto Caritas è un luogo dove qualsiasi persona che ritenga avere delle difficoltà può incontrare un gruppo di operatori organizzati e disponibili ad “ascoltare”, esaminare, discutere i motivi dei disagi per tentare di dare delle risposte che, con la partecipazione di tutta la Comunità e delle strutture adatte, modifichino e attenuino il disagio e le difficoltà. È un luogo nel quale le persone in difficoltà debbono sentire sicuramente e praticamente la fratellanza cristiana e la solidarietà della Comunità che li circonda.
Un Centro opera attraverso i Volontari, che accolgono con amicizia, senza pregiudizi, le persone che hanno un qualsivoglia problema, le ascoltano, le orientano con considerazioni e suggerimenti, se necessario le aiutano a ricercare soluzioni concrete.
Il Centro di Ascolto Decanale Città Studi ha il problema dell’insufficiente numero dei Volontari, che non permette di rispondere con efficacia alle domande del sempre crescente numero delle persone in difficoltà. Questo non consente di segnalare opportunità a favore di moltissime persone itaiane e straniere, che cercano occupazione soprattutto nel settore domestico, come badanti, assistenza ad anziani ammalati, colf, baby-sitter.
Quindi il Centro di Ascolto Decanale Città Studi rivolge un appello a tutte le Persone caritatevoli e fattive perché diano la loro disponibilità al volontariato oppure perché solo segnalino ogni opportunità di lavoro, domestico e non, da proporre a chi ne ha vitale necessità.
Il Centro di Ascolto Decanale Città Studi esprime fin d’ora gratitudine a chi lo vorrà contattare - di persona o per telefono - anche solo per informazioni o precisazioni:

Centro di Ascolto Decanale Città Studi presso la Parrocchia Santo Spirito,
Via Bassini n. 50, Milano.
Apertura: ogni giovedì, dalle ore 15 alle 18.
Cellulare del Centro 320 2484932.
In altri giorni ed orari, telefonare ai Volontari:
Fiammetta 02 26684333 - Vittoria 328 4097952 - Bruno 339 7683025

 


 

Nella Comunità parrocchiale:

 

hanno ricevuto il battesimo

ALICE TRAVERSO
CECILIA OLIVIA CENTOLA
LEONARDO DE GREGORIO
MERT LUCA TUFEKCI
REBECCA MARIA ZAMPIERI


si sono uniti in matrimonio

MARIA FRANCESCA MUOLO E MARCO ROBERTO DE GREGORIO

abbiamo affidato ai cieli nuovi e alla terra nuova

MARIA LUISA ROMANENGHI (a. 99)
CARMELA POFFO (a. 90)
GIAN CARLA MARIA PAROLI (a. 83)
CIRO MONOPOLI (a. 56)
PASQUALE LOSITO (a. 82)
CARLA CAMBIAGHI (a. 92)
CARLA SCOTTI (a. 91)
VITTORIO ROVATI (a. 87)
ANTONIO GIANNATEMPO (a. 68)

 


 


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