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Come albero   

  notiziario mensile parrocchiale

luglio 2009   


UNA CHIESA CHE SI RIPOSA ... UN POCO

Leggiamo nell’Evangelo di Marco: «Gli Apostoli si riunirono intorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto e riposatevi un poco”. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero» (6, 30-33).

Anche Gesù con i suoi apostoli ha sentito il bisogno di una pausa di riposo, di una sosta in un luogo tranquillo, lontano dalla folla. Ha sentito il bisogno di una pur breve vacanza. Purtroppo questa vacanza dura il tempo di un viaggio in barca sul lago di Tiberiade. Questo episodio evangelico potrebbe costituire la ragione addirittura evangelica per prendersi un periodo di riposo, la buona ragione per andare in vacanza. Anche Gesù ne ha sentito il bisogno.
Possiamo quindi anche noi andare in ferie. Ma nel testo si sottolinea il desiderio di Gesù d’essere solo con i Dodici: Venite in disparte, voi soli. In questa breve sosta nell’isolamento, Gesù vuole stare solo con i suoi amici. Stare con Gesù è la prima caratteristica del discepolo. Quando aveva scelto e chiamato i dodici, racconta ancora Marco, «ne costituì dodici, che chiamò Apostoli, perché stessero con lui e per mandarli a predicare …» (3, 14). Stare con Gesù è la prima caratteristica del discepolo a cominciare dai Dodici chiamati ad una consuetudine di vita con Gesù. E la gente notava questa consuetudine di vita. La sera della cattura di Gesù la serva nel cortile del palazzo del Sommo Sacerdote riconosce Pietro come uno che era con Gesù. E gli Apostoli riassumeranno il loro vivere con Gesù con una formula concreta ed efficacissima: “Noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui”. La prima caratteristica del discepolo del Signore è quindi “essere con Lui”, prima di ogni altro compito o missione il discepolo è uno che sta con il Signore, prima di ogni altra iniziativa di predicazione e missione, decisiva è la qualità della relazione con il Signore Gesù.
E questo vale anche oggi per ogni comunità cristiana che voglia essere una comunità di discepoli: stare con Lui.

Il tempo delle vacanze può essere occasione propizia per prendere tempo per stare con il Signore. Nelle prossime settimane anch’io cercherò di ascoltare questa parola: Vieni in disparte, tu solo, in un luogo deserto e riposati un poco. Lo farò cercando lungo le spiagge frequentate da molta gente degli spazi deserti. Ve ne sono ancora: mi basta camminare una mezz’ora sulla battigia e arrivo ad un promontorio ricoperto dai ginepri, si chiama infatti Cala Ginepro. Posso stare al sole, ripararmi all’ombra sotto i cespugli dei ginepri, leggere, sognare a occhi aperti, guardare il mare, fare una nuotata …. Vi prego di credere che non scrivo queste righe perché sono pagato dall’Ente per il turismo della Sardegna …. ma questo è davvero il ritmo delle mie vacanze. Ognuno di noi, se vorrà, potrà trovare nel tempo delle vacanze, uno spazio di calma, di silenzio per riposare e stare con il Signore.

Ma nel tentativo di Gesù di prendersi una piccola vacanza c’è altresì il desiderio di stare con i suoi amici. Anche questo è un tratto delle vacanze, occasione per stare con le persone più care, dedicare loro tempo, tanto tempo, quel tempo che ci manca nel corso dell’anno. I nostri ragazzi insieme a don Paolo, alcune mamme e gli animatori – che qui voglio ringraziare per il generoso impegno – hanno vissuto due settimane sui monti del Trentino e sono certo che questa esperienza, indimenticabile, rafforzerà la loro amicizia e l’appartenenza alla nostra Comunità. So di alcune famiglie che hanno da anni l’abitudine di trascorrere insieme una parte delle vacanze. Anch’io trascorro le vacanze con una famiglia di amici; è una abitudine ormai trentennale eppure ogni anno è una gioia grande: ho visto crescere i figli e i figli dei figli, ho condiviso la gioia dei battesimi e delle nozze e il pianto per il congedo dalle persone care. La vacanza è per me anche una immersione nella vita di una famiglia, scuola di vita quotidiana. Auguro a tutti buone vacanze. Come il Creatore dopo sei giorni si è riposato, così l’uomo dopo il tempo del lavoro è chiamato al riposo. Appartiene all’ordine primordiale questo ritmo di lavoro e riposo, lavoro e vacanza. E questo non solo per una necessità di sopravvivenza: il nostro corpo così come ha bisogno delle ore del sonno così ha bisogno dei tempi di riposo per ricuperare le energie.

Il riposo non è solo una necessità per ricostruire le forze. Il tempo del riposo ci ricorda che l’uomo non è fatto solo per produrre e quindi ricavare utile dal lavoro; l’uomo è fatto per l’inutile, ovvero per ciò che non ha immediato valore economico ma non per questo è privo di valore. Quante volte ci chiediamo prima di una azione: che utile me ne viene, che ci guadagno? Ma noi sappiamo che non tutti i nostri gesti devono essere mossi da questo interesse. Ci sono gesti GRATUITI che non nascono da calcolo di interesse, da un possibile guadagno in termini di denaro: gesti per amore della persona senza calcolare il vantaggio che ne possiamo ricavare. Il tempo del riposo e della vacanza ci ricorda che il nostro tempo non deve solo scandire le ore del lavoro produttivo ma deve altresì scandire le ore dell’attenzione alle persone, del dialogo in famiglia, della cura per i propri figli, dello svago distensivo, della vicinanza a chi è solo e malato. Il tempo delle vacanze è tempo per le persone, per dire loro quanto sono importanti per noi. Buone vacanze e arrivederci a settembre.

don Giuseppe

 

Il convito e l'abito

omelia di don Giuseppe nella quarta domenica dopo Pentecoste
domenica 28 giugno 2009 (MT 22,1-14
)

Rimandiamo la lettura dell'omelia su questo sito alla voce "omelie"




I VESCOVI LOMBARDI CI INVITANOA RIFLETTERE
SUL FENOMENO DELLE MIGRAZIONI

Ci sono momenti nei quali sarebbe certamente più comodo tacere, ma allora ne andrebbe della nostra fedeltà alla parola di Cristo. Così, di fronte alla legge votata giovedì 2 luglio 2009 dal nostro Parlamento, non possiamo non far sentire la nostra voce, di cittadini e credenti, e invitare la comunità parrocchiale ad una seria riflessione. Lo abbiamo già fatto domenica 5 luglio, diffondendo il comunicato di Pax Christi Italia. Ora vi trasmettiamo il Comunicato dei Vescovi Lombardi.

La Commissione Socio-Politica e della Mondialità

COMUNICATO DEI VESCOVI DELLE DIOCESI DI LOMBARDIA
al temine della sessione estiva della CEL - Conferenza episcopale lombarda

«Il fenomeno delle migrazioni impressiona per la quantità di persone coinvolte, per la problematiche sociali, economiche, politiche, culturali e religiose che solleva, per le sfide drammatiche che pone alle comunità nazionali e a quella internazionale. Possiamo dire che siamo di fronte a un fenomeno sociale di natura epocale, che richiede una forte e lungimirante politica di cooperazione internazionale per essere adeguatamente affrontato [...] Nessun Paese da solo può ritenersi in grado di far fronte ai problemi migratori del nostro tempo. Tutti siamo testimoni del carico di sofferenza, di disagio e di aspirazioni che accompagna i flussi migratori» (n. 62). Provocati anche dalle parole della nuova Enciclica di papa Benedetto XVI Caritas in veritate appena pubblicata, i Vescovi lombardi sentono il dovere pastorale di rivolgersi ai fedeli delle comunità cristiane della Lombardia per invitarli alla riflessione.

Il consenso ad alcune parti della legge contenente "Disposizioni in materia di sicurezza", emerso anche nelle comunità cristiane, fa nascere interrogativi e suscita preoccupazione. Sembra che la paura in qualche circostanza purtroppo non priva di ragioni – troppo spesso amplificata artificialmente –, spinga ad una reazione emotiva che non aiuta a leggere in verità il fenomeno della migrazione e ostacola la considerazione della dignità umana di cui ogni persona – anche quando migrante – è portatrice.

Straniero non è sinonimo di pericolo o di delinquente: la maggior parte degli immigrati che vivono e lavorano tra noi lo fanno in modo onesto e responsabile a tal punto da costituire una presenza fondamentale e insostituibile per molte attività produttive e per la vita di molte famiglie.

Per sostenere questo sguardo libero da precomprensioni e paure eccessive, le nostre comunità cristiane devono rinnovare lo sforzo educativo sui temi dell'accoglienza e della dignità di ogni persona, principi irrinunciabili dell'autentica razionalità e ancor più dell'insegnamento evangelico.

In una società moderna – come vuole essere la nostra – che si fonda sul rispetto delle leggi, sul senso di responsabilità da parte di tutti, i cristiani sono chiamati ad operare con gli uomini di buona volontà affinché sia praticata la giustizia e rispettata la dignità delle persone, di tutte le persone.

I cristiani pertanto devono farsi promotori di atteggiamenti e di una legislazione che riconoscano i diritti delle persone oneste (anche quando immigrate); promuovano e sostengano la responsabilità sociale di questi "nuovi cittadini" provenienti da altri Paesi; favoriscano la solidarietà verso tutti i soggetti più deboli; realizzino procedure praticabili, sensate ed efficienti per la regolarizzazione degli stranieri presenti da tempo nella nostra regione ma solo formalmente irregolari solo perché la burocrazia rallenta e complica l'applicazione di regole già in vigore. Favorire l'integrazione degli immigrati presenti nella nostra regione alla ricerca di condizioni di vita oneste e dignitose è la via più promettente per realizzare una convivenza serena che vinca la paura e giovi al bene comune.

Grazie per l'attenzione.

Caravaggio, 7 luglio 2009

 

 



LE RADICI DELLA NOSTRA COMUNITÀ
III PARTE

In questi ultimi numeri di “Come Albero” stiamo ripercorrendo insieme la storia della nostra parrocchia, per prepararci a festeggiare i suoi 75 anni. Dopo aver visto lo sviluppo nel corso dei secoli della nostra zona, in questo articolo scopriremo i primi passi della parrocchia.

Il santuario dedicato alla Madonna di Pompei e ai santi Fermo e Rustico fu aperto al culto il 21 aprile del 1928. Ma si capì subito che la chiesa era insufficiente per le necessità di un quartiere in pieno sviluppo. Tra il 1923 e il 1927 erano sorti edifici di varie Facoltà dell’erigenda Città degli Studi: agraria, veterinaria, chimica industriale, il Politecnico e, su un lato della nuova piazza intitolata a Leonardo da Vinci una scuola elementare. Ci fu uno sviluppo edilizio straordinario con il conseguente aumento della popolazione. Per questo la Curia si decise a trasformare il Santuario della Madonna di Pompei in parrocchia autonoma.

Il 22 agosto 1934 l’arcivescovo di Milano, il beato card. Schuster, emise il seguente decreto: «La città di Milano è andata in questi ultimi anni estendendosi come in altre parti così anche nei quartieri fuori porta orientale, intorno alla Città degli Studi appartenenti alle parrocchie di S. Francesca Romana, SS. Redentore, S. Martino in Lambrate, S. Croce, i cui parroci non sono in grado di provvedere completamente alla assistenza religiosa di quella popolazione o per la lontananza delle rispettive parrocchie o per moltitudine degli abitanti. E sarà necessario che in quella regione venga eretta una nuova chiesa parrocchiale. Frattanto però riteniamo affidare la cura di anime parrocchiale per quegli abitanti al sacerdote che assiste S. Maria di Pompei, sussidiaria della parrocchiale del SS. Redentore, perché si trova nelle migliori condizioni di esercitarla fino a quando non si è eretta la Chiesa parrocchiale in luogo adatto. Pertanto […] decretiamo: il territorio compreso nelle linee mediane di via Botticelli a sud, di Viale Abruzzi a Ovest, via Donatello, viale Lombardia (restando tutto piazzale Piola alla nuova Parrocchia), via Vallazze a nord, via Teodosio, via Ponzio a est con tutti i suoi abitanti e con la chiesa ivi esistente, dedicata alla Beata Vergine di Pompei è smembrato dalle rispettive parrocchie di S. Croce, S. Francesca Romana, SS. Redentore ed eretto in cura di anime indipendente. Ci riserviamo di modificare i confini qui tracciati, specialmente in confronto con la parrocchia di S. Martino in Lambrate, in conformità alle nuove esigenze emergenti».

L’entrata in vigore del decreto fu fissata per l’8 settembre 1934, con un nuovo titolo, S. Giovanni in Laterano. Il 9 settembre il card. Schuster celebrò la prima Messa nella nuova parrocchia. Il primo parroco fu mons. Mario Monza. Nel primo anno furono amministrati 73 battesimi, celebrati 32 matrimoni e 35 funerali.

Nel 1938 diventa parroco don Giuseppe Mazzucchelli, già coadiutore del SS. Redentore. La sua prima preoccupazione fu quella della piccolezza della chiesa. Il cortile dietro l’abside fu adibito a Oratorio maschile, l’oratorio femminile trovò ospitalità presso le Suore di via Noe. Mancavano le sedi per le associazioni e si pensò di utilizzare il sotterraneo della chiesa. Una volta ripulito, però, fu trasformato in cappella, e alla festa, nelle ore di maggiore frequenza, furono celebrate contemporaneamente due Messe, una nella cripta e una nella chiesa. Ma non bastò: molti fedeli assistono alla S. Messa assiepati sulla scalinata all’aperto.

Fu dunque messo allo studio il problema di una nuova chiesa e il progetto fu allestito dall’architetto Giovanni Muzio. Il tempio, da intitolarsi alla Regina della Pace, avrebbe dovuto sorgere in piazza Leonardo da Vinci, sull’angolo di via Ampere. Il 14 ottobre 1939 il card. Schuster si recò sul luogo a benedire la prima pietra della nuova chiesa. Ma la guerra bloccò il disegno. Nel 1943 la popolazione in parte sfolla per sfuggire al pericolo. L’8 agosto 1943 il territorio della parrocchia è duramente colpito dai bombardamenti. Bombe cadono attorno alla chiesa, una voragine si apre sul lato di via Pinturicchio, altre bombe esplodono dal lato di via Noe e provocano un disastro nel convento dell’Istituto della Sacra Famiglia: due suore vengono uccise. Una bomba resta inesplosa nei pressi e la sua deflagrazione potrebbe provocare una strage. Il parroco ne dà avviso dall’altare e annuncia che l’attività parrocchiale viene trasferita in via Ponzio, presso la chiesa delle Suore Agostiniane, ma ciò durerà soltanto per quindici giorni, perché anche questa località diventa bersaglio dei bombardamenti. La Prima Comunione è celebrata in varie riprese, la Cresima viene amministrata in Duomo.

Le case della parrocchia hanno subito gravi danni, talune sono crollate. La vita parrocchiale è ridotta al minimo. Nell’ottobre del 1945 viene trasportata per le vie della parrocchia l’effigie della Madonna di Pompei: la circonda un popolo che vuole rinascere a nuova vita. Ci sono troppe ferite da rimarginare: il problema della nuova chiesa viene rinviato a tempi migliori.


ORARIO ESTIVO SS. MESSE
fino a domenica 30 agosto compresa

festivo
la vigilia: ore 18
nel giorno: ore 8.30 - 11 - 18

feriale
ore 8 e 18


PER GLI ANZIANI CHE RESTANO A MILANO
NEI MESI DI LUGLIO E AGOSTO

LA TENDA

resterà aperta da lunedì a venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12.30

per essere un punto di riferimento e di aiuto
per le piccole necessità di ogni giorno, la spesa,
l’accompagnamento presso servizi sanitari,
il disbrigo di pratiche burocratiche …

Saranno benvenute le persone disposte a dare una mano
in questo prezioso servizio

Per informazioni: La Tenda, via Lippi n. 15 –
tel. 02.39430251 Giusi e Claudia





Nella Comunità parrocchiale:

hanno ricevuto il Battesimo

LORENZO FILÌ
AURORA JACOBONE
GIULIA SALERNO
BIANCA BOLDRINI
LUCA MUSCOGIURI
CHIARA NINNO
ALESSANDRO ROMANÒ
MATTIA GOTELLI

 

si sono uniti in matrimonio

RUGGIERO LOMBARDI E MARTA ELZIENY
ROBERTO RAIMONDO E DANIELLE ALICIA CHMIELEWSKI
RABIO RADAELLI E VERA DONADONO

 


abbiamo affidato ai cieli nuovi e alla terra nuova

SABINO ARENA (a. 58)
SILVANO PAVAN
(a.63)
GIOVANNI PEREGO
(a.83)
IDEALE GIUSEPPE RICCELLI
(a. 78)
GUIDO PAOLO SOLINAS
(a. 69)
GIANNINA MARESCOTTI
(a. 91)
RAFFAELE DE NISCO
(a. 78)

 


 


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