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Come albero   

  notiziario mensile parrocchiale

MAGGIO 2013


PREGHIERA DELLE CINQUE DITA

Il pollice è il dito più vicino a noi.
Iniziamo a pregare per quelli che ci sono più vicini. Sono i piu facili da ricordare. Pregare per coloro che amiamo è molto bello.

L'indice è il dito che puntiamo.
Preghiamo per coloro che insegnano, che guidano, che guariscono: insegnanti, medici, religiosi. Hanno bisogno di sostegno e saggezza per guidare gli altri sulla via giusta.

Il medio è il dito più lungo.
Ci ricorda i nostri responsabili. Preghiamo per i responsabili del nostro Paese, coloro che si occupano di noi nella vita quotidiana, i responsabili delle nostre comunità. Sono coloro che ci guidano, hanno bisogno di essere guidati da Dio.

L'anulare è il dito dell’alleanza,
e allo stesso tempo il più debole, come potrebbe dimostrarci un insegnante di pianoforte. Per questo preghiamo per i deboli, i sofferenti, per coloro che vivono nella miseria. Hanno bisogno delle nostre preghiere giorno e notte.

Il mignolo è il dito più piccolo,
occorre farsi piccoli nella relazione con Dio. Questo dito ci ricorda di pregare per noi stessi. Dopo aver pregato per tutti gli altri, è venuto il gran momento di pregare per noi stessi con tutto il cuore.

card. Jorge Mario Bergoglio

 


AMARE LA CHIESA

Domenica 28 aprile al termine della Messa delle dodici una signora accompagnata dal marito e dalla figlioletta mi rivolge due osservazioni critiche sulla mia omelia.

La prima: commentando la prima lettura che descriveva la comunità apostolica che metteva in comune le risorse materiali perché nessuno fosse nel bisogno, qualificavo questo comportamento come “una sorta di comunismo dei beni”. La mia interlocutrice mi faceva notare che non avrei dovuto usare il termine – comunismo – che nel recente passato ha designato un sistema che ha prodotto milioni di vittime per qualificare la comunità cristiana delle origini. La signora era preoccupata che sua figlia associasse questo termine carico di una enorme responsabilità storica alla vita della comunità cristiana primitiva.
Comprendo e condivido la preoccupazione educativa dalla quale nasceva l’osservazione. Faccio notare che avevo detto “una sorta di comunismo dei beni” ma capisco che il semplice uso del termine ‘comuni-smo’ possa determinare reazioni negative.
Naturalmente bisognerebbe spiegare in che senso una parola viene usata… ma questo non si può fare in una omelia necessariamente breve. Ma, ripeto, capisco la preoccupazione educativa della mamma.


La seconda osservazione critica. Concludevo l’omelia esprimendo l’auspicio che la chiesa di papa Francesco che come ha detto “vorrei una chiesa povera per i poveri” determini una riforma nell’uso delle risorse della Chiesa stessa nella linea della trasparenza e della destinazione privilegiata ai poveri. La mia interlocutrice ravvisava nelle mie parole una critica alla Chiesa che a suo avviso altre volte io avevo manifestato ed esprimeva il suo dissenso.
Confesso che questo secondo rilievo mi ha profondamente colpito e ha provocato in me un esame di coscienza.
È vero che almeno un’altra volta ho usato accenti critici, in occasione delle tristi vicende di pedofilia che hanno sfigurato il volto di taluni ampi settori della Chiesa. E mi sono chiesto se e come le mie parole abbiano fatto nascere l’impressione di un minore amore per la Chiesa da parte mia.
Sono persuaso che l’amore per una persona, così come per la chiesa non deve andare disgiunto dalla ‘correzione fraterna’ dall’umile ma franco rilievo di eventuali limiti, carenze. L’amore per una persona o per la chiesa non chiude gli occhi, anzi li spalanca perché da quel volto amato sia, per quanto possibile, cancellata ogni ruga.

Abbiamo avuto due esempi grandi e coraggiosi: quando la prima domenica di Quaresima dell’anno 2000 papa Giovanni Paolo II, contro il parere di eminenti consiglieri, volle un solenne Atto di confessione delle colpe compiute dai figli della Chiesa nel corso dei secoli. E papa Benedetto in occasione della Via crucis al Colosseo ebbe parole di dolente e coraggiosa denuncia della sporcizia che inquinava la Chiesa.
Anche una piccola comunità come la parrocchia può, per amore della Chiesa, dire con umile franchezza quanto nei comportamenti personali così come nell’istituzione-Chiesa può apparire difforme dall’Evangelo. Ha detto Giovanni Paolo II “Alla fine di questo millennio si deve fare un esame di coscienza: dove stiamo, dove Cristo ci ha portati, dove noi abbiamo deviato dal Vangelo” E ancora: “Solo il riconoscimento coraggioso delle colpe e anche delle omissioni, come pure il generoso proposito di rimediarvi con l’aiuto di Dio, possono dare efficace impulso alla nuova evangelizzazione e rendere più facile il cammino verso l’unità”.
Quante volte incontro persone che mi dichiarano: “Credo in Dio, credo in Gesù, il suo vangelo mi affascina ma proprio non posso credere la Chiesa”. Sono tante le persone che pensano così.
In questi casi io rispondo semplicemente così: io credo la Chiesa e la amo per una semplice, decisiva ragione: perché ho conosciuto il vangelo solo grazie a quelle persone che nel corso della mia vita me lo hanno messo nelle mani. Credo e amo la chiesa perché io l’ho conosciuta stringendo la mano di mia madre che, bambino, mi accompagnava alla prima messa del mattino (ore 6.30!). Allora non lo capivo ma oggi sono certo che la mano della Chiesa per me era la mano di mia madre e la mano di molte altre persone che nel corso della vita mi hanno preso per mano, mi hanno accompagnato e sostenuto con la loro fede.
Poi, adulto, ho letto queste parole del Concilio e vi ho sentito il calore di tante mani che ho stretto, il calore della mano di mia madre: “Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e fedelmente lo servisse” (Lumen Gentium 9).
È dentro a questo popolo che Dio va radunando dai quattro venti che le parole della fede sono arrivate fino a me e per questo io non potrò mai separarmi da questo popolo, con le sue luci e le sue ombre, la sua bellezza e le sue miserie.
Mi torna spesso alla mente una parola di don Lorenzo Milani, prete fiorentino che molto soffrì per l’incomprensione da parte delle guide della sua Chiesa. Era solito dire: “La chiesa è nostra madre e se uno ha una madre brutta che importa? È sempre sua madre”.

Concludo: perché ho dedicato queste due pagine ad un piccolo episodio occorso sulla porta della nostra Chiesa stringendo tante mani? Anzitutto per ringraziare chi ha esercitato nei miei confronti la ‘correzione fraterna’ offrendomi l’occasione di fare un esame di coscienza e rinnovare il mio atto di amore per la Chiesa.

don Giuseppe

 


AMATEVI PERCHE' VI HO AMATI
omelia di don Giuseppe nella IV Domenica dopo Pasqua
Domenica 21 aprile 2013
(At 21,8b-14; Fil 1,8-14; Gv 15,9-17 )

 

 

FARE STRADA CON...
omelia di don Giuseppe nella VI Domenica dopo Pasqua
Domenica 5 maggio 2013
(At 21,40b-22,22; Eb 7,17-26; Gv 16,12-22)

 

 

 


DIALOGO ECUMENICO:
PER L’UNITÀ NELLA DIVERSITÀ


Riportiamo il testo dell’intervento del pastore valdese Paolo Ricca per la nostra Cattedra del Concilio lo scorso 16 aprile. Il testo non è stato rivisto dall’autore.

Grazie per questo invito che mi ricorda alcuni incontri in questa stessa sala quando era parroco don Angelo, un caro amico che ricordo sempre con gratitudine. Vi sono grato perché questo incontro si inserisce in una serie intitolata Cattedra del Concilio.
Io volentieri cambierei questo titolo in quest’altro: Il Concilio in cattedra. Credo sia fondamentale per la Chiesa Cattolica, ma anche per le altre Chiese, che il Concilio torni ad essere in cattedra perché è sicuramente la cattedra migliore che sia stata creata in questo ultimo secolo. Il vostro invito mi consente di rendere omaggio al Concilio. Voi sapete che appartengo alla Chiesa Valdese e per me il Concilio è stata una vera scuola. Il cattolicesimo l’avevo conosciuto sui libri studiano nella facoltà teologica valdese di Roma. Ma una cosa è conoscere una realtà sui libri, un’altra è conoscerla attraverso le persone. Per me il Concilio è stata una scuola straordinaria che mi ha aperto prospettive che nessun libro può veramente aprire. Per questo sono felice ogni volta che posso rendere omaggio al Concilio.
Sul Concilio ci sono oggi due scuole di interpretazione: quelli che leggono il Concilio nel segno della continuità, quindi dicono che il Concilio sostanzialmente non ha cambiato nulla, il cattolicesimo è sempre quello; e poi ci sono gli interpreti del Concilio che dicono il contrario: certamente il Concilio è un evento cattolico, ma è un cattolicesimo diverso rispetto al passato.
Effettivamente io penso che il cattolicesimo del Concilio sia nuovo e se c’è un campo in cui questa novità è evidente è proprio quello dell’ecumenismo di cui ci occupiamo questa sera. Ben consapevole dei limiti della mia interprestazione, credo che il Concilio sia stato un Concilio di svolta. L’ho vissuto come giornalista e quindi non avevo accesso all’aula conciliare, ma l’ho seguito attraverso l’ufficio stampa che nascondeva le cose anzichè metterle in luce. La grande differenza che trovo fra quegli anni sessanta e oggi, 50 anni dopo, è che allora c’era una volontà, un desiderio del nuovo che oggi non ritrovo, come se il nuovo facesse paura. La maggioranza conciliare, non tutto il Concilio, desiderava il nuovo. Sono felice di rendere omaggio al Concilio come momento innovativo e creativo.

Affrontiamo ora il problema ecumenico.
Ho pensato di dividere l’esposizione in tre parti:
nella prima elencherò dei fatti, non opinioni; nella seconda ricaverò dal documento conciliare quelle che chiamo le cinque perle, dal punto di vista ecumenico. Cinque affermazioni straordinarie che potrebbero fondare una nuova stagione nei rapporti fra le Chiese, cosa che purtroppo non è accaduta. Queste cinque perle sono il fondamento di un edificio che poteva essere costruito ma che non è stato costruito. Tante cose sono cambiate in meglio e noi siamo grati di questi cambiamenti. Ma il Concilio, potenzialmente, poteva creare molto di più. Nella terza parte elencherò alcuni problemi aperti oggi.

I Fatti
Il primo fatto fondamentale è che il Concilio ha capovolto il giudizio che la chiesa cattolica con il papa Pio XI aveva pronunciato sul movimento ecumenico. Nell’enciclica Mortalium animos del 1928 Pio XI affermava che il movimento ecumenico (che lui chiamava pancristiano) era una assurdità, perché cercava una unità che esisteva già e cioè l’unità a Roma sotto il papa. Il Concilio ha capovolto questo giudizio dicendo che invece il movimento ecumenico è una creazione dello Spirito santo.

Il secondo fatto. Come è noto, il Concilio è stato preparato nel corso di tre anni e una commissione aveva preparato dei documenti per la discussione, documenti che i Padri conciliare dovevano correggere, integrare, rifiutare e infine votare.
Lo schema preparatorio del documento ecumenico, poi chiamato Unitatis Redintegratio, aveva un capitolo intitolato “Principi dell’ecumenismo cattolico”. Coloro che lo avevano preparato pensavano che ci fosse un ecumenismo cattolico, un ecumenismo protestante, un ecumenismo ortodosso, cioè esattamente il contrario di quello che è l’ecumenismo. L’ecumenismo non è né cattolico, né ortodosso, né protestante. È appunto il movimento che vuole superare, non rinnegare, le diverse confessioni. Se confessionalizzi il movimento ecumenico, lo neghi. Il titolo poi è stato cambiato in “Principi cattolici dell’ecumenismo”, e così va bene!
L’ecumenismo è un movimento che coinvolge tutte le Chiese, le trascende tutte, le trasforma e le rinnova. L’ecumenismo non è confessionalmente connotato perché trascende le diverse confessioni.

Il terzo fatto è che per la prima volta, non solo nella storia della Chiesa cattolica ma nella storia cristiana, a titolo diverso, tutta la cristianità era presente a questo evento. C’era tutta la cristianità, con tutte le divisioni, le tensioni, ma erano tutti lì.
Gli osservatori delle altre Chiese non avevano diritto di parola, ma assistevano a tutto quello che accadeva nell’aula conciliare. Erano informati. E hanno avuto un’influenza notevole. Il Concilio non sarebbe stato quello che è stato se non ci fosse stata questa presenza.
In particolare ricordo il professor Oscar Cullmann, eminente teologo protestante, sui vari temi in discussione teneva delle conferenze pubbliche, affollatissime.

Le cinque perle del documento Unitatis redintegratio.

1. “I cristiani delle altre chiese, giustificati nel battesimo dalla fede, sono incorporati in Cristo e perciò sono a ragione insigniti del nome di cristiani e dai figli della chiesa cattolica sono giustamente riconosciuti quali fratelli nel Signore”. Questa affermazione cancella 500 anni (per noi valdesi 800 anni ) di scomuniche! Se tu dici che io valdese sono incorporato in Cristo e tu cattolico mi consideri fratello nel Signore, che altro possiamo dire? Ma questa affermazione mette valdese e cattolico sullo stesso piano spirituale, sono fratelli nel Signore, appartengono alla stessa comunità cristiana! Ma purtroppo oggi nessuno lo dice più!

2. “Tra gli elementi o beni dal complesso dei quali la stessa Chiesa è edificata e vivificata alcuni anzi parecchi e segnalati possono trovarsi fuori dai confini visibili della chiesa cattolica, come la parola di Dio scritta, la vita della grazia, la fede, la speranza, la carità, ed altri beni interiori dello Spirito santo”.
Fuori dai confini della chiesa cattolica ci sono tutte queste stupende realtà, doni dello Spirito santo! Mi chiedo: queste cose non bastano a fare la Chiesa? La Chiesa è qualcos’altro che una comunità in cui c’è fede, speranza, carità?
E invece no! Abbiamo sentito ripetere anche da Joseph Ratzinger quando era alla Prefetto della Congregazione per la fede che le Chiese evangeliche non sono propriamente Chiese, sono impropriamente chiese, quindi non sono Chiese. Ma il Concilio non ha detto questo! Questo testo è di una potenza straordinaria, di una concretezza meravigliosa; afferma che fuori dai confini visibili della Chiesa cattolica, c’è una Chiesa di Cristo in cui ci sono tutte queste realtà meravigliose! C’è la Chiesa!

3. “Le Chiese e comunità separate, quantunque crediamo che hanno delle carenze, nel mistero della salvezza non sono affatto prive di significato e di peso, perchè lo spirito di Cristo non rifiuta di servirsi di esse come di strumenti di salvezza il cui valore deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità che è stata affidata alla chiesa cattolica”.
Qui mi interessa l’affermazione che anche le cosiddette Chiese “separate” sono strumenti di salvezza, mentre per tanti secoli è stato sempre detto che erano strumenti di perdizione! E sono sicuro che chi fra voi è un po’ avanti negli anni si ricorda che fino a qualche anno fa ai cattolici era vietato entrare in una chiesa evangelica! Che svolta dire invece che queste Chiese sono strumenti di salvezza.

4. “La Chiesa in quanto istituzione umana e terrena ha continuo bisogno di riforma e a questa riforma è chiamata da Cristo”.
Questa parola “riforma” che è tradizionale nel cristianesimo, basti pensare a tutti i movimenti monastici di riforma, dopo la Riforma protestante è diventata parola proibita, tabù.
Ora il Concilio dice che la chiesa è chiamata da Cristo alla riforma, ad una continua riforma!
E questo è il modo di esistere della chiesa. Concetto bellissimo. È molto importante che la categoria di ‘riforma’, indipendentemente dal protestantesimo, sia entrata nella coscienza ecclesiale cattolica grazie al Concilio.

5. “Esiste un ordine o gerarchia nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso con il fondamento della fede cristiana”.
E’ questa la dottrina della gerarchia delle verità cattolica. Il prof. Cullmann diceva che questa era la più importante affermazione ecumenica di tutto il Concilio perché distingue, all’interno del patrimonio teologico e dogmatico della Chiesa cattolica, e di riflesso di tutte le altre Chiese, tra ciò che è centrale - e quindi che deve essere condiviso da tutti - e ciò che non è centrale, è periferico, meno importante, secondario e quindi non ha bisogno di essere condiviso da tutti perché si realizzi l’unità cristiana.
Faccio un esempio concreto: la dottrina della Trinità è una dottrina centrale nel cristianesimo, è legata al cuore della rivelazione cristiana e quindi è una dottrina che per creare l’unità nella comunione della fede deve essere condivisa da tutti.
I dogmi mariani invece, che non sono condivisi né dal protestantesimo né dall’ortodossia--che pure ha un profondo culto mariano – appartengono, secondo me, a quelle verità che non è necessario siano condivise da tutti per essere in comunione di fede.

Terza e ultima parte: i problemi aperti. Ne indico tre.
Il primo: le Chiese (tutte, ma proprio tutte!) pur essendo tutte ecumeniche, continuano tutte a ragionare e a decidere da sole. Le Chiese sono ancora legate a quella che chiamo “cultura del monologo” e non del dialogo, anche se a parole sostengono il dialogo. Quando però si tratta di prendere una decisione, ciascuna fa da sola. Non pensano che c’è un’altra Chiesa cristiana accanto con la quale consultarsi, prima di prendere una decisione. Non ho bisogno di te per essere Chiesa di Gesù Cristo. Siamo ufficialmente nel dialogo ma praticamente nel monologo. A Milano so che esiste il Consiglio delle Chiese Cristiane, purtroppo a livello nazionale non esiste!
Ricordo che il vescovo Clemente Riva fece l’impossibile per creare a Roma uno spazio in cui le diverse Chiese cristiane si incontrassero, si parlassero e affrontassero, almeno a livello consultivo, i problemi che dividono le Chiese perché se è giusto –come diceva papa Giovanni-- parlare di ciò che ci unisce e non di ciò che ci divide, parlare di ciò che ci unisce non è necessario!
Quello di cui bisogna parlare è ciò che ci divide per vedere se è possibile fare un discorso comune e fin dove questo è possibile e anche verificare se è possibile fare un discorso differenziato.
Faccio un esempio. Ciò che oggi ci divide sono spesso i temi etici. Sulla questione del testamento biologico e del ‘fine vita’, effettivamente le Chiese hanno posizioni diverse.
Però io sono sicuro che se ci fosse un tavolo in cui si possono affrontare insieme queste questioni che ci dividono, noi potremmo arrivare ad alcune posizioni comuni, per esempio sul valore della vita, sul fatto che Dio ama la vita e non la morte. Cose importantissime che certamente sono comuni mentre su altri punti dello stesso tema abbiamo pareri diversi. Sarebbe bellissimo, perchè unità non vuol dire unanimità, uniformità. C’è una dialettica, come avviene anche nei matrimoni più felici, altrimenti sarebbe una noia terribile. Io ti rispetto in quanto so che tu vuoi essere cristiano come me, anch’io vorrei essere cristiano, lo vogliamo entrambi, ma abbiamo posizioni diverse.
Trovo che sia davvero un peccato il fatto che le Chiese ancora ragionino e decidano da sole, come se le altre Chiese non esistessero. Questo è un modo pre-ecumenico, per non dire anti-ecumenico.
Il primo problema è proprio questo: bisogna cambiare mentalità, uscire dalla mentalità del monologo, non ho bisogno di te per essere cristiano, posso essere cristiano da solo, sono autosufficiente, esaurisco io il tema cristiano; bisogna, uscire da questa logica per entrare davvero nella cultura del dialogo.

Secondo problema ancora aperto: la Chiesa cattolica non ha ancora deciso se la Riforma del 16° secolo, la Riforma protestante, è stata una tragedia o una benedizione.
Il fatto che la Chiesa cattolica continui a dire che le nostre Chiese protestanti non sono veramente Chiese, dipende da una adeguata valutazione della Riforma che, di fatto, è ancora considerata una sventura per la cristianità.
Io invece credo che sia stata una benedizione, anche se è costata una grave rottura. Le energie evangeliche che la Riforma ha suscitato sia nella parte della cristianità che è diventata evangelica o protestante sia nella Chiesa cattolica sono state immense. Anche il Concilio di Trento che ha scomunicato la Riforma, nello stesso tempo ha realizzato una Riforma cattolica che senza quella protestante, non ci sarebbe stata.
Pur deplorando la divisione, il cristianesimo è risuscitato nel 16 secolo!
Solo un esempio: la Riforma protestante ha creato i catechismi. Il catechismo non esisteva, come strumento di alfabetizzazione di massa.
Non solo Lutero ma tutti i Riformatori hanno creato catechismi. Anche il Concilio di Trento ha prodotto il Catechismo tridentino che è andato avanti fino ai nostri giorni, fino al nuovo catechismo voluto da papa Giovanni Paolo II.
Catechismo vuol dire alfabetizzare cristianamente il popolo, in forma cattolica o in forma protestante e questo per me è secondario. Un’opera straordinaria.
Lo storico francese cattolico Henri Marrou sostiene che l’Europa cristiana medievale, non era cristiana; c’erano delle piccole minoranze cristiane nei monasteri e nelle Università mentre la gente era pagana, rivestita di cristianesimo. Recitava le preghiere e il Credo in latino senza capire quello che diceva. Non c’era un’Europa cristiana, il popolo era pagano.
Nel 16° secolo grazie al Catechismo c’è stata un’opera capillare di alfabetizzazione cristiana del popolo.
La chiesa cattolica decise di impegnarsi nella medesima direzione, in polemica, in alternativa rispetto al catechismo voluto dalla Riforma protestante. E questo ha rappresentato un grandissimo vantaggio dal punto di vista della costruzione della comunità cristiana. Per questo credo che la Riforma protestante sia stata una benedizione, malgrado la divisione.
Sono persuaso che la Chiesa cattolica dovrebbe dire che cosa pensa della Riforma. Perché solo se prende una posizione di apertura nei confronti della Riforma, di conseguenza potrà cambiare il suo giudizio sulle Chiese evangeliche che dalla riforma sono nate.

Terzo problema ecumenico: non sono mancate in questi anni occasioni di dialogo. Esperienze anche molto belle, profonde e importanti. Però i dialoghi non cambiano le cose, fatto il dialogo lo si può archiviare senza ricavarne le conseguenze.
Il dialogo che ha portato alla Dichiarazione congiunta sulla giustificazione per fede, sottoscritta dalla Chiesa cattolica e dalla Federazione luterana mondiale –dialogo importantissimo- non ha cambiato i rapporti fra la confessione cattolica e quella luterana.
La Carta ecumenica sottoscritta solennemente a Strasburgo nel 2001, bellissimo documento in cui si danno le direttrici ecumeniche a tutte le Chiese d’Europa è stata sottoscritta solennemente da tutte le Chiese, ma non ha cambiato niente tranne i rapporti a livello di fraternità. Ma sono sempre e solo episodi, solo momenti che non coinvolgono l’insieme delle Chiese.

Per concludere posso dire che se si vuole progredire bisogna fare due cose:
La prima: occorre riprendere il contenzioso confessionale tradizionale, cioè tutti quei temi sui quali cattolici e protestanti sono divisi (dimentichiamo per un attimo l’ortodossia): quali il culto di Maria, il rapporto tra Sacra Scrittura e Tradizione, il ruolo del Magistero ecc…
Questi e altri temi cruciali vanno ripresi oggi e riformulati, perché non solo è trascorso mezzo millennio dagli anni della Riforma e della rottura, ma l’impostazione teologica su questi temi è cambiata profondamente.
Bisognerebbe capire se oggi siamo ancora divisi come lo eravamo 500 anni fa. In altre parole occorre chiarire se le divisioni di ieri sono ancora le divisioni di oggi.
Io credo che le divisioni di ieri non sono più fattore di divisione, permangono differenze che non sono necessariamente fattori di divisione.
Abbiamo conquistato la categoria dell’unità nella diversità superando quella dell’unità nell’uniformità.

La seconda: bisogna, a mio parere, stabilire nuovi criteri di unità.
All’inizio del cristianesimo l’unità cristiana era fondata su un solo articolo: Kyrios Christos. Cristo è il Signore. Se tu dici con fede: Cristo è il Signore, sei cristiano e siamo fratelli e sorelle. Oggi non è più così, abbiamo complicato immensamente la nozione di unità cristiana; per essere uniti ci vuole un’infinità di cose che una volta non c’erano.
Ricordo di aver incontrato in Russia un vescovo anglicano africano, il quale doveva partecipare a un incontro ecumenico, ma stava sempre fuori dall’aula. Gli chiesi: “Cosa è venuto a fare qui, se sta sempre fuori dall’aula?”.Mi rispose: “Quello di cui si parla in questi incontri ecumenici sono solo chiacchiere inutili”. “Come chiacchiere inutili?” replicai. E quello: “Perché c’è un unico problema, l’islam! L’islam in Africa dilaga”. Ed io ripresi: “Come mai dilaga?”. Ecco la sua risposta: “Perché l’islam è facile, mentre il cristianesimo è complicato. Nell’islam basta dire che Allah è Dio e Maometto è il suo profeta e sei musulmano. Lei pensi a un africano alle prese con la dottrina della Trinità. Non ce la fa! Per un africano o Dio è uno o Dio è tre. Non ce la fa a capire che è uno e tre! Troppo complicato!”.
Il cristianesimo è troppo complicato! Questa affermazione mi ha colpito. Ecumenicamente parlando l’unità cristiana è troppo complessa. Bisogna semplificare la nozione di unità cristiana, riducendola all’essenziale.
Questo è il grande compito ecumenico che, secondo me, ci sta davanti. Individuare l’essenziale cristiano su cui costruire la comunità ecumenica. Adesso non mi sembra vi siano le condizioni per farlo. Però l’ecumenismo avanza là dove è promosso, cioè là dove il sacerdote, il vescovo, magari questo stesso papa, promuove, incoraggia la gente a vivere l’ecumenismo, la comunione, superando anche le leggi.
Là dove l’ecumenismo è promosso, convince e quindi vince.
Con questa speranza concludo e vi ringrazio.



GIOVEDÌ 30 MAGGIO
FESTA DEL CORPUS DOMINI
ore 17.00 Adorazione Eucaristica
ore 18.00 S. Messa


VI INVITIAMO AD ISCRIVERVI AL
PELLEGRINAGGIO I TRE DESERTI
in Giordania, Sinai e Gerusalemme
29 AGOSTO – 5 SETTEMBRE 2013

PROGRAMMA DEL VIAGGIO:
1° giorno: giovedì 29 agosto: Milano, Aeroporto di Malpensa - Amman
2° giorno: venerdì 30 agosto: Amman - Monte Nebo - Madaba - Petra
3° giorno: sabato 31 agosto: Petra
4° giorno: domenica 1° settembre: Petra - Wadi Rum - Aqaba - Nuweiba - Santa Caterina
5° giorno: lunedì 2 settembre: Santa Caterina - Taba - Timna - Arad
6° giorno: martedì 3 settembre: Arad - Masada - Qumran - Gerico - Gerusalemme 7° giorno: mercoledì 4 settembre: Gerusalemme
8° giorno: giovedì 5 settembre: Gerusalemme - Tel Aviv - Malpensa - Milano

Voli di linea in classe economica con i seguenti operativi:
ANDATA giovedì 29 agosto: 07.20/09.00 Milano Malpensa – Vienna
10.15/14.50 Vienna – Amman
RITORNO giovedì 5 settembre: 16.00/18.55 Tel Aviv – Vienna
20.40/22.05 Vienna – Milano Malpensa

La quota individuale di partecipazione comprende:
Assistenza aeroportuale in Italia e all’estero;
Tasse aeroportuali e adeguamento carburante;
Sistemazione in buoni hotel 4 stelle, in camere doppie con servizi privati; Trattamento di pensione completa dalla cena del primo giorno al pranzo dell’ultimo giorno;
Tour in pullman GT locale con guide locali parlanti italiano;
Tasse di entrata e di uscita per Egitto, Giordania, Israele;
Visite, escursioni, ingressi come da programma;
Assicurazione medico-bagaglio 24 ore su 24 “Amitour”.

QUOTA INDIVIDUALE DI PARTECIPAZIONE:
per un minimo di 40 partecipanti: €. 1.490,00
SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA: €. 340,00
ASSICURAZIONE ANNULLAMENTO VIAGGIO:
€. 75,00 cad. in camera doppia;
€. 95,00 cad. in camera singola.

Termini di pagamento:
400,00 euro: alla conferma del viaggio;
Saldo: entro il 30.6.2013.

INFORMAZIONI E ISCRIZIONI IN UFFICIO PARROCCHIALE ENTRO IL 7 GIUGNO 2013


A conclusione del mese mariano
giovedì 30 maggio
Chiesa parrocchiale

Meditazione musicale
Maria splendor gratiae

Ensemble Vocale Harmonia Cordis diretto da Giuditta Comerci
Liuti: Elisa e Giulia La Marca, Emilio Bezzi, Renato Cadel.


DOMENICA 9 GIUGNO 2013
GRANDE FESTA DELL’ORATORIO
CON LE FAMIGLIE

Programma
Ore 10.00 S. Messa
Ore 11.00 Giochi in strada e chiacchiere insieme
Ore 12.30 Pranzo insieme
Nel pomeriggio giochi per tutti

Per quel giorno sarà chiuso al traffico un tratto di via Pinturicchio.
Potremo godere della strada tutto il giorno!
Per il pranzo: l'Oratorio offre una calda pastasciutta. Ogni famiglia è invitata a portare un secondo (tipo torta salata) o un dolce, da condividere con gli altri!!! Gradito anche qualcosa di buono da bere!
L’invito al pranzo è rivolto a tutte le famiglie che hanno i ragazzi iscritti al catechismo e/o alla catechesi del dopo cresima!

Iscrizioni entro venerdì 7 giugno in oratorio o in ufficio parrocchiale.
Quota di iscrizione: 5 euro per ciascun componente del nucleo familiare.

 


SPAZIO GIOCO 2013

Lo “Spazio gioco” è nato per rispondere a due bisogni:
Offrire ai bambini da 1 a 3 anni che non frequentano l’asilo nido un luogo diverso dalla propria casa in cui relazionarsi tra pari aiutati da due educatori/educatrici. Uno spazio di confronto per l'adulto.

I bambini vengono e stanno con la loro mamma, papà, nonni o baby-sitter condividendo spazi di gioco libero, attività strutturate, momenti di gruppo come il cantare o il mangiare la mela. I bambini iniziano ad imparare a stare in un luogo diverso dalla propria casa, con regole condivise e in cui gli educatori propongono delle attività.
È importante proprio il concetto di PROPOSTA: essendo piccoli potrebbe essere che alcuni di loro non abbiano mai sperimentato l'uso di alcuni materiali e perciò si vuole lasciare libero il bambino di avvicinarsi a tutte queste novità rispettando i suoi tempi e le sue modalità. Di conseguenza l'interesse non è nel “lavoro finito”, ma come lui si approccia alle cose.
Quest'ultimo aspetto risulta essere molto importante anche per l'adulto che accompagna il bambino: l'adulto infatti impara a non sostituirsi al bambino, a non imporre la sue modalità e i suoi tempi, a “mettersi da parte” e lasciare che sia il bambino il protagonista condividendo la gioia e lo stupore di ogni sua scoperta.

Lo spazio gioco vuole essere anche uno spazio per l'adulto dove potersi confrontare tra pari portando le proprie esperienze, i dubbi, le paure dell'educare il proprio bambino. In quest'aspetto il ruolo dell'educatore è di agevolare la formazione spontanea di un gruppo di condivisione tutelando degli spazi di confronto solo per lui.
Le attività proposte hanno un filo conduttore comune. L’argomento è uno strumento che serve per avvicinare il bambino alla scoperta delle proposte e non è il fine ultimo.
Ogni anno il tema varia e quest’anno abbiamo trattato la fattoria con i suoi animali. Nel periodo di Natale è stata prevista una festa animata dagli educatori con un piccolo spettacolo di marionette e l’arrivo di Babbo Natale, mentre in conclusione dell’anno si farà una gita proprio in una fattoria con la partecipazione di tutte le famiglie.

La giornata allo spazio gioco è organizzata in questo modo:
ore 9.00-9.30 accoglienza
ore 9.30-10.00 gioco libero
ore 10.00-10.30 canti e merenda
ore 10.30-11.00 proposta attività
ore 11.00-11.30 gioco libero
ore 11.30-12.00 rientro a casa

Ringraziamo la parrocchia per il locale messo a disposizione.
Quest’anno lo spazio gioco è iniziato 11 settembre 2012 e terminerà il 6 giugno 2013 e si sono iscritti 18 bambini.
L’apertura del servizio è da martedì a giovedì.
Ciao e a presto!!!

Magda e Alessandro

 


 


 

Nella Comunità parrocchiale:

HANNO RICEVUTO IL BATTESIMO

MARIO ALBERTO MILENI MUNARI
EDOARDO AMBROSI
ELISA EMANUELA BARBARESI
FRANCESCA ALESSSANDRA PASSEGGI
GABRIELE BOERO
GIULIA VALLETTA

SI SONO UNITI IN MATRIMONIO

ASSUMPTA POORMINA GOMES E PAOLO EMANUELE VALLINI

ABBIAMO AFFIDATO AI CIELI NUOVI E ALLA TERRA NUOVA


EMANUELE BONTADINI (a. 81)
OMOBONO LANDONI (a. 79)
MICHELANGELO PATRON (a. 57)

 


 


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