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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella undicesima domenica
dopo Pentecoste
4 agosto 2013

 

1Re 21,1 -19
Rm 12,9-18
Lc 16,19-31

LAZZARO E RICCO EPULONE

Luca non è solo 'Scriba mansuetudinis Christi" (scrittore della tenerezza di Cristo) come ha detto Dante. Ci ha trasmesso infatti alcune della pagine più intense che rivelano la sconfinata misericordia di Gesù. Luca è anche tra gli evangelisti il più sensibile alla dimensione 'sociale' del messaggio evangelico e in particolare al tema della povertà. Basterebbe confrontare la redazione delle beatitudini di Luca con quella di Matteo. Luca non sottovaluta affatto le condizioni materiali di vita, non a caso contrappone alla beatitudine del povero a maledizione dei ricchi. Anzi, proprio la pagina evangelica odierna potrebbe essere l'illustrazione delle beatitudini secondo Luca: "Beati voi poveri…guai a voi ricchi"; da un lato il ricco gaudente e dall'altro il povero Lazzaro. Il primo condannato ad una pena eterna, il secondo beato nell'abbraccio del padre Abramo. Ritroviamo in questa pagina le invettive dei profeti, le sferzanti parole di Amos ai ricchi gaudenti: "Guai agli spensierati di Sion…essi su letti di avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge…canterellano al suono dell'arpa…bevono il vino in larghe coppe…cesserà l'orgia dei buontemponi…ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese…" (Am 6.8 passim). Ma la pagina odierna mi suggerisce due ulteriori linee di riflessione. La prima: con la morte la sorte del ricco gaudente e quella del povero Lazzaro è irrevocabilmente fissata. Un giudizio è pronunciato su queste due esistenze e non potrà esser mutato. Un grande abisso è scavato, invalicabile e neppure una goccia d'acqua potrà attenuare la pena del fuoco. Un pensiero questo, certo poco confacente con il clima disteso delle vacanze, eppure vero. Nei giorni della nostra esistenza terrena ognuno di noi costruisce in modo definitivo il suo futuro: la fede cristiana ci porta al di là della morte in una condizione di beatitudine dove saremo sempre con il Signore o di irrevocabile distanza da Lui. Certo, nessuno di noi può stabilire il destino eterno ma noi lo prepariamo con la qualità delle nostre opere. E se non possiamo condannare nessuno all'eterna lontananza da Dio, resta questa possibilità per chi nei giorni della sua vita mortale si è drammaticamente chiuso al suo amore. Una possibilità che, osiamo sperare, non coinvolga nessuno ma che non possiamo escludere. La pagina evangelica ci avverte: nei suoi giorni terreni ognuno di noi decide il suo destino futuro ed eterno e lo decide appunto sulla misura dell'amore: saremo infatti giudicati solo sull'amore che avremo concretamente vissuto. Ricordiamo la pagina del Giudizio finale: Venite con me, benedetti, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere…( Mt 25,31-46). Una seconda riflessione mi è suggerita dall'implorazione del ricco gaudente ormai stretto nella morsa di una pena eterna. Egli vorrebbe evitare ai suoi cinque fratelli, come lui gaudenti ed egoisti, la medesima sorte e per questo invoca una visione che li desti e li porti a conversione. Se Lazzaro apparirà loro certamente ne saranno scossi. Notiamo la replica di Abramo: "Hanno Mosè e i Profeti, ascoltino loro". Per il cammino della conversione decisivo è l'ascolto delle parole della Scrittura sacra, le parole di Dio raccolte dai suoi amici, primo tra tutti Mosè. Potremmo dire che la fede cristiana si fonda sull'ascolto piuttosto che sulla visione. Certo, molti vanno in cerca di visioni, di tangibili manifestazioni di Dio o della Madre del Signore o dei Santi. I luoghi nei quali queste visioni vere o presunte sarebbero accadute sono visitati da tanti che lì cercano un segno tangibile della divina presenza. E in taluni casi, in verità pochi, la prudente saggezza della Chiesa ne riconosce l'autenticità. Ma resta la parola evangelica che raccomanda l'ascolto piuttosto che la visione. E la Chiesa è anzitutto 'serva della Parola, "in religioso ascolto della Parola di Dio", come ci ricorda il Concilio. Per il nostro cammino nel tempo, verso l'Eterno, non andiamo in cerca di visioni nel tentativo di metter le mani su Dio e la sua presenza. Ci basti la sua Parola, davvero lampada per i nostri passi e luce per il nostro cammino.

 

 

 

 



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