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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella I Domenica dopo la Dedicazione
28 ottobre 2012

 

At 8, 26-39
1Tm 2, 1-5
Mc 16, 14b-20

L'EVANGELO NELLE NOSTRE MANI

La pagina evangelica ci riserva due messaggi sorprendenti. Anzitutto il rimprovero di Gesù agli undici, il dodicesimo apostolo che prenderà il posto lasciato da Giuda ancora non è stato scelto, rimprovero per non aver creduto a quanti, in quelle ore, annunciavano la sua risurrezione. È davvero sorprendente nelle pagine evangeliche successive alla morte di Gesù la tenace resistenza degli Apostoli alle notizie di quanti dicono d'averlo visto, incontrato vivo.
Gli Evangelisti sono unanimi nel registrare questa incredulità. Eppure più volte Gesù aveva annunciato la sua morte e la sua risurrezione il terzo giorno. I discepoli che al momento dell'arresto del Maestro erano fuggiti e da lontano avevano seguito gli eventi drammatici della crocifissione hanno cancellato dalla loro memoria la promessa della resurrezione: questa parola sembra non avere per loro alcun significato.
Trovo questa reazione dei discepoli profondamente umana: quell'uomo per il quale avevano lasciato tutto per seguirlo era finito nelle mani dei suoi nemici che ne avevano fatto scempio inchiodandolo ad una croce. Ormai le loro speranze erano crollate. La dura, inesorabile evidenza della morte cancella ogni speranza.

Quasi tutte le settimane entro in una casa che è stata visitata dalla morte di una persona cara. Con i familiari parlo di quella persona, dei suoi giorni, della sua fine e non è facile dire parole di speranza che possano rischiarare il buio della morte. Allora penso ai discepoli increduli alla notizia che il Signore non è più chiuso nel sepolcro, il Signore è risorto. E mi domando: Con quali parole Gesù li ha rimproverati? Forse avrà detto loro le stesse parole rivolte ai due discepoli incamminati verso Emmaus, tristi, rassegnati per la morte del maestro: "Stolti e duri di cuore…". Anche nella pagina odierna ritorna questa parola: duri di cuore, un cuore che il dolore ha chiuso ad ogni speranza. Non diciamo forse: sono impietrito dal dolore? Se il dolore, la morte rendono duro come pietra il nostro cuore accettiamo il rimprovero di Gesù: è infatti il preludio della seconda sorpresa di questa pagina.
Dopo il rimprovero ci aspetteremmo una sorta di licenziamento: come il Signore potrà fidarsi ancora di uomini che non hanno prestato fede alle sue parole?
E invece: dopo il rimprovero il comando: Andate in tutto il mondo e predicate l'evangelo ad ogni creatura…Davvero sorprendente: l'evangelo, la buona notizia di una speranza che vince l'inesorabile tragedia della morte, è affidato proprio a questi uomini così poco affidabili da esser oggetto di rimprovero. Così la durezza del rimprovero è cancellata dalla rinnovata fiducia del Signore che continua a fidarsi di questi uomini impauriti e increduli. Da allora fino ad oggi la parola dell'Evangelo viene incessantemente affidata alla nostra incredulità. Come se il Signore dicesse: Io conosco la tua fatica a credere, so che il tuo cuore può chiudersi ad ogni speranza, vinto dalla durezza della vita e dal silenzio della morte, la parola che ti affido è più grande del tuo cuore incerto: la metto nelle tue mani perché tu la accolga e la trasmetta ad altri. Non dovrai dire parole tue, parole incerte come incerta è la tua fede. Và, io sono con te, sostengo io la tua incredulità.
Non aver paura: lampada ai tuoi passi la mia parola, luce al tuo cammino.

 

 

 

 



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