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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella prima domenica
dopo la Dedicazione
27 ottobre 2013

 

At 13, 1-5a
Rm 15, 15-20
Mt 28, 16-20

DUBBIOSI EPPUR TESTIMONI

Questa domenica è per la nostra chiesa ambrosiana Giornata missionaria e l'evangelo racchiude un messaggio perfettamente adeguato: il compito di testimoni da Gesù affidato agli Undici apostoli.
L'evangelista Matteo riferendo l'incontro tra il Risorto e gli Undici non solo riferisce il compito affidato da Gesù agli Undici, saranno loro ormai a portare ovunque l'Evangelo, ma anche annota il dubbio che percorre i discepoli di fronte al Signore che ha dato loro appuntamento in Galilea. E proprio questi uomini dubbiosi saranno i primi missionari del vangelo.
Può sembrare una contraddizione: affidare a uomini in preda al dubbio proprio l'annuncio di una grande certezza: l'Uomo della croce è il Vivente. L'annuncio della risurrezione, vertiginoso per la nostra intelligenza, ha incontrato tenace resistenza da parte dei discepoli di Gesù. Proprio loro che avevano ascoltato dal Maestro il ripetuto annuncio della sua morte e della sua risurrezione il terzo giorno, sono fermi alla drammatica esperienza della morte cancellando la promessa della risurrezione.

Gli Evangelisti sono unanimi nel registrare i dubbi anzi l'incredulità dei discepoli.
Matteo, abbiamo letto, scrive: "Quando videro Gesù (risorto) si prostrarono. Essi però dubitarono" (28,16ss.).
Marco racconta l'incontro tra il Risorto e gli undici così: "Alla fine apparve anche agli undici mentre erano a tavola e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto" (16,14).
Secondo Luca le donne che riferiscono d'aver avuto una visione di Angeli che annunciavano la risurrezione, non sono credute dai discepoli che le prendono per esaltate (24,11). Sempre Luca racconta che la sera del giorno della Pasqua due discepoli tristi e sfiduciati fanno ritorno alle loro case, a Emmaus, ora che le speranze suscitate da Gesù sono sepolte con Lui. E le parole di quanti affermano che Gesù è vivo non fanno breccia nei loro cuori increduli (Lc 24,22ss.). E ancora la reazione dei discepoli di fronte al Risorto è quella di chi crede di vedere un fantasma (24,37) è reazione di turbamento e dubbio (24,38).
Secondo Giovanni i discepoli dopo la Pasqua ritornano alle loro occupazioni di un tempo, la pesca (21,1ss.).
Tommaso che siamo soliti indicare come l'incredulo per eccellenza, non è affatto solo, esprime la resistenza a credere che è di tutti gli altri.
E' certo un indizio di grande affidabilità dei racconti evangelici il fatto che registrino con onestà l'incredulità dei discepoli. Se i Vangeli fossero una invenzione della prima comunità certo non vi troveremmo così vistosamente attestata l'incredulità dei primi discepoli che davvero non ci fanno una bella figura.

Ma torniamo alla pagina di oggi: non ci aspetteremmo che proprio a questi uomini dubbiosi Gesù affidi l'annuncio dell'evangelo, sarebbe più normale una sorta di licenziamento in tronco. Avviene invece proprio il contrario.
Il cammino della chiesa comincia con questi undici dubbiosi. Undici uomini che nell'ora della prova sono fuggiti, tutti, con l'unica eccezione di Giovanni, lui solo sotto la croce.
In verità la Chiesa prima che su questi undici poco affidabili è fondata su Gesù, lo abbiamo detto domenica scorsa. La roccia, la pietra angolare è Gesù, solo Lui. Gli undici dovranno solo ridire a tutti e per sempre che solo in Lui, nel Signore crocifisso e risorto vi è salvezza per ogni uomo. Non dovranno esibire la loro fede, quanto mai incerta, ma farsi eco dell'unica Parola che salva, quella Parola che appunto la morte non ha potuto cancellare e che ancor oggi ci coinvolge, ci affascina, ci inquieta.
Forse anche noi, talvolta, siamo presi dal dubbio e le grandi e consolanti parole evangeliche ci sembrano troppo grandi per esser vere. Anzi talune persone confessano come colpa i dubbi che le inquietano.
Oggi scopriamo che anche i primi discepoli hanno conosciuto l'inquietudine del dubbio. Io aggiungo: santa inquietudine se suscita in noi una ricerca, una interrogazione, una più seria riflessione. Il dubbio può essere il primo passo verso una fede più matura.
Se proprio a uomini dubbiosi Gesù ha affidato il suo evangelo e il compito di trasmetterlo vuol dire che nessuno di noi deve considerarsi inadeguato, anzi: è bene avvertire la sproporzione tra il messaggio vertiginoso dell'evangelo e la pochezza della nostra fede, è bene sentirci impari al compito di testimoniare che Gesù è il Vivente. Infatti non dobbiamo trasmettere parole nostre e tanto meno esibire la nostra fede: dobbiamo dappertutto proclamare ad ogni creatura solo l'Evangelo, niente altro che l'evangelo. Con l'unica certezza che il Signore agisce con noi e conferma in noi la sua parola.

 

 

 

 



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