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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella I domenica
dopo il Martirio di S. Giovanni
1 settembre 2013

 

Is 30,8-15b
Rm 5,1-11
Mt 4,12-17

IL PRIMO ANNUNCIO

L'evangelo di questa domenica ci riporta le prime parole pronunciate da Gesù quando, dopo i lunghi anni di vita a Nazareth come nascosto nell'ordinarietà di una vita quotidiana, lascia il villaggio per andare a vivere a Cafarnao, sulle rive del lago e percorrere quelle terre annunciando l'Evangelo. L'evangelista Marco ci ha restituito con singolare freschezza il primo annuncio e l'entusiasmo della gente che ascoltava una parola davvero autorevole (Mc 1,27-28).
Marco e Matteo riportano in maniera quasi identica le parole di quel primo annuncio: "Il Regno dei cieli è vicino, convertitevi ". Così Matteo (3,17) e Marco "Il tempo è compiuto, il Regno di Dio si è fatto vicino, convertitevi e credete al Vangelo" (1,15). Poche parole, nelle quali i primi ascoltatori di Gesù hanno racchiuso gli esordi della sua predicazione.
Matteo ha appena ricordato la predicazione di Giovanni Battista, anzi sottolinea come Gesù inizi il suo annuncio solo dopo la morte violenta di Colui che gli aveva preparato la strada. Eppure grande è la discontinuità tra le parole del Battista e quelle di Gesù. Diceva il primo alla folla: "Razza di vipere chi vi ha insegnato a sfuggire l'ira che sta per venire…" (Mt 3,7b). Dice il secondo, cioè Gesù: "Il Regno dei cieli è vicino, convertitevi". Non mancheranno anche sulle labbra di Gesù parole dure nei confronti dei suoi contemporanei ma è davvero importante che la prima parola non sia nel segno dello scontro e della durezza ma piuttosto dell'annuncio positivo e liberante. La prima parola è: "Il Regno dei cieli è vicino", più semplicemente: Dio stesso si è fatto vicino, la sua azione per noi, la sua iniziativa di salvezza raggiunge ormai ogni uomo.
Questo, solo questo è l'Evangelo, appunto la buona, bella notizia.

Sono passati due millenni eppure quando, come in questi mesi, questa bella notizia viene ancora una volta ripresa con gesti di grande semplicità e parole di intensa umanità, avviene il miracolo di un ascolto che illumina gli occhi e riscalda il cuore.
Non ho mai inteso in questi mesi una parola di indifferenza nei confronti di papa Francesco: la sua grande, inattesa semplicità ha suscitato davvero un'ondata di lieto stupore in tutti. Segno che il nostro cuore altro non attende se non una parola e una presenza che restituiscano speranza ai nostri giorni.
E la Chiesa altro non deve dire se non questo.
Ed io stesso, adesso, altro non devo dire a voi.
Gesù aggiunge: "Convertitevi".
Questa bellissima parole evoca, purtroppo, atteggiamenti talvolta fanatici di disprezzo per il proprio passato, talvolta di disgusto per la propria persona…Convertirsi è volgersi al buon annuncio che ci viene rivolto per farlo nostro, è mutamento di pensiero, di orientamento per volgersi a Colui che si fa vicino a noi.
Certo, volgersi all'Evangelo comporta mutamento di stile di vita, ma senza alcun disprezzo per quanto di bello, buono, giusto, degno abbiamo fin qui potuto compiere.
Questo primo annuncio è costituito da due movimenti, entrambi necessari: il primo ha in Dio il suo protagonista. E' Lui, il suo Regno, la sua azione misericordiosa che vince le distanze e crea la familiarità. Come sempre è Lui a compiere il primo passo verso di noi.
Ma noi non siamo inerti e passivi: siamo chiamati ad accogliere l'annuncio e volgere lo sguardo e la vita. Ancora una volta la nostra libertà è riconosciuta e chiamata ad ascoltare e accogliere.
La gente che abitava le terre attorno al lago e che per primi ascoltarono l'Evangelo, il lieto annuncio, accorreva con entusiasmo travolgente…come vorrei che anche oggi questo primo annuncio destasse in noi un fremito di stupore e di gioia.

 

 

 

 



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