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La Parola predicata

 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella I domenica dopo l'Ascensione
1 giugno 2014

 

At 4,8-14
1Cor 2,12-16
Gv 14,25-29

EMMAUS

"Se dovessi lasciare l'intero Evangelo per una sola scena che tutto lo raccolga,non avrei alcuna esitazione e sceglierei la pagina dei discepoli di Emmaus". Così scriveva Jean Guitton, il pensatore francese amico di Paolo VI nel suo Gesù, pubblicato nel 1956. Anch'io farei questa scelta, anzi aggiungo quasi una confidenza: vorrei che quando arriverà la mia ultima ora proprio le parole di questa pagina possano accompagnarmi. La strada di Emmaus, al calar della sera, quando ormai fa buio è la strada di due delusi, sfiduciati, rassegnati. "Abbiamo sperato in Gesù, dicono, ma ormai tutto è finito". Due discepoli che si erano entusiasmati per Gesù, l'avevano seguito lasciando il loro villaggio, ma ormai si rassegnano. Tutto è finito. Gesù è chiuso nel sepolcro e con lui sono finite le nostre speranze. Lasciando Gerusalemme in quel tramonto del primo giorno dopo il sabato, forse i due ricordano quando Gesù li aveva inviati, a due a due perchè andassero a portare l'annuncio della buona notizia, l'evangelo. Quanto entusiasmo in quella partenza. Ora invece il loro andare è carico di amarezza. Forse anche noi abbiamo avuto ore buie, segnate dalla sfiducia, forse dalla disperazione. Una malattia, una grave delusione, una morte….possono farci dire: abbiamo sperato nel Signore ma ormai tutto è finito, anche la mia fede in lui è morta. Quanto ci somigliano i due di Emmaus; conosciamo il nome di uno dei due, Cleofa e potrebbe essere davvero il protettore dei delusi, dei disperati. Ma sulla strada sempre più invasa dall'oscurità, c'è uno sconosciuto viandante che si affianca a noi e fa strada con noi. Ancora una volta è Gesù che viene a cercare e a salvare chi sfiduciato fa ritorno al passato. L'iniziativa è sempre di Dio, è lui che fa il primo passo, è lui che viene continuamente a cercare. Lo aveva detto: Sono venuto perché niente e nessuno vada perduto. Anche nelle ore più buie della vita non deve mai abbandonarci la certezza che Gesù è sempre colui che cerca e salva chi si è smarrito. Anche in questo la via di Emmaus somiglia alla nostra vita. La compagnia di Gesù, anche se non riconosciuto, ridona lentamente fiducia. Quanta gente cammina, cioè vive, senza riconoscere il Signore che fa strada con loro. Ma il loro andare non è senza la compagnia del Signore. E sulla via di Emmaus ecco il primo miracolo: è la parola che apre l'intelligenza e aiuta a capire il groviglio dell'esistenza, soprattutto il nodo oscuro della sofferenza e della morte. Al termine del cammino i due discepoli riconosceranno: Non ci ardeva il cuore nel petto quando lungo la strada conversava con noi e con la sua parola ci aiutava a capire? Forse anche noi abbiamo potuto gustare il miracolo di pace e di serenità che ci dona la presenza di un amico che ci sta accanto, la forte sicurezza di una mano amica che stringe la nostra in un'ora di sofferenza e di solitudine. Così è anche la compagnia della fede. E da quei cuori invasi dalla sfiducia e dall'amarezza sgorga, ecco il secondo miracolo, una preghiera, una accorata e dolcissima invocazione "Resta con noi Signore perché si fa sera e il giorno declina". E' questa la prima preghiera che dai discepoli sale al Signore risorto. Anche questa è una preghiera da ricordare per le ore buie e difficili della vita. E poi nel calore della casa il gesto umanissimo dello spezzare il pane rivela la misteriosa presenza del Signore. Questo gesto non è solo quello conviviale del prendere insieme il pasto: questo gesto è indicato con le stesse parole usate nell'ultima Cena, quando il Signore non solo divise il pane ma donò se stesso, per sempre. A Emmaus Gesù dona ancora se stesso, come in ogni Eucaristia. La pagina di Emmaus non è solo parabola della condizione di ognuno di noi che dalla sfiducia viene alla speranza: questa pagina ci svela il volto della chiesa, comunità di discepoli. Attraverso la sua parola e il gesto dello spezzare il pane, i discepoli hanno la certezza della presenza del Signore. Questa è la consolante certezza che la chiesa è chiamata ad offrire al mondo: il Signore Gesù incrocia la nostra strada, non ci abbandona a noi stessi e alle nostre disperazioni ma nella parola e nel Pane rivela la sua misteriosa presenza. Ma la pagina di Emmaus ci riserva un ultimo prezioso messaggio. Appena riconosciuto il Signore nello sconosciuto compagno di viaggio, senza indugio i due lasciano il pane appena spezzato, la cena non ancora consumata e tornano a Gerusalemme per dire agli altri discepoli: il Signore è vivente, noi l'abbiamo incontrato. Anche se l'ora è tarda, la strada buia e lunga non si può non tornare per comunicare la grande e buona notizia: l'uomo della croce è risorto, è vivente.

 

 

 

 

 



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