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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella prima domenica di Quaresima
9 marz
o 2014

 

Is 58,4b-12b
2Cor 5, 18-6, 2
Mt 4, 1-11

I MOLTI VOLTI DEL MALE

Abbiamo aperto il libro dei vangeli alla pagina che sant'Ambrogio leggeva e commentava ai milanesi iniziando la Quaresima. Diceva: "Abbiamo appena letto e ascoltato che Gesù digiunò nel deserto". Dopo tanti secoli ci ritroviamo a ripercorrere i passi dei nostri Padri nella fede. Iniziamo il tempo della Quaresima secondo una tradizione che risalirebbe al tempo degli Apostoli. San Gerolamo,nel V secolo, scriveva: "In tutto il mondo noi cristiani digiuniamo secondo la tradizione apostolica".
Gesù è tentato dal diavolo.
Sostiamo anzitutto sull'esperienza della tentazione.
Quante volte ogni giorno ci troviamo di fronte alla scelta. Diciamo: Dovrei fare così ma sono tentato di fare il contrario… Questa esperienza attesta la nostra libertà. E' certo vero che i luoghi in cui viviamo, la trama delle relazioni, l'esempio di chi ci sta accanto, tutto questo che chiamiamo ambiente segna le nostre scelte e può condizionarle, anche pesantemente. Ma alla fine decisiva è la nostra libertà, decisivo il giudizio che nel segreto della coscienza ognuno di noi è chiamato ad esprimere.
Ma la tentazione non è solo una possibile scelta tra possibilità diverse. Esser tentati vuol dire esser sottilmente sedotti, attirati da ciò che appare più seducente, più affascinante, più facile lasciando ciò che è più vero, più giusto, più coerente.
Saper discernere, non cedendo alla tentazione ma scegliendo secondo verità è compito talvolta assai arduo.

Anche Gesù all'inizio della sua missione è tentato: tentato da Satana. Notiamo un particolare significativo.
Il testo odierno adopera tre termini per indicare questa misteriosa presenza: diavolo, tentatore, Satana. Ma molti altri sono, nelle pagine evangeliche, i nomi del male: demonio, maligno,avversario, nemico, principe di questo mondo, Beelzebul. Il male assume volti e forme mutevoli e varie, così come si dice con nomi molteplici.
Il primo, diavolo, il più comune é quasi familiare. E' un buon diavolo, si dice… Il termine è greco significa divisione. Tutto ciò che scava inimicizia, erige muri di separazione, genera distanza ed estraneità, è opera diabolica. Diabolica la nostra separazione da Dio e dai nostri simili.
Il secondo nome è tentatore. Tutte le volte che le nostre scelte sono guidate da ciò che è seducente piuttosto che da ciò che è vero, giusto e buono, allora il tentatore è all'opera.
E infine il terzo nome: Satana, cioè l'avversario. Indica tutto ciò che si oppone a Dio. E' non volere che Dio sia l'unico Signore della nostra vita preferendogli altri pseudo-valori.
Diversi i nomi del demoniaco, diversi i volti del male.
L'evangelo odierno, ricordandoci questa presenza vuole tener viva in noi la consapevolezza del male che sfigura il volto dell'uomo e della terra. Guardiamo a noi stessi e al mondo con serena capacità di apprezzamento ma c'è una dura verità nella preghiera: "Liberaci dal male".
Alla domanda: Dove va l'uomo, dove va la storia? l'ottimismo fondato sulle risorse dell'uomo ha risposto: L'uomo è in costante progresso verso il meglio…va di chiarezza in chiarezza…magnifiche e progressive sono le sorti dell'umanità. Più vero è riconoscere che il mondo ha le sue notti, c'è una geografia del male, tanti i suoi volti e i suoi nomi. Bisogna riconoscerlo, in noi anzitutto e fuori di noi per opporvi resistenza.

Giovedì l'Europa ha celebrato la Giornata dei Giusti per ricordare uomini e donne che hanno salvato delle vite e difeso la dignità umana durante genocidi e persecuzioni.
Sono chiamati 'Giusti' questi uomini e donne che non si sono sottratti alla responsabilità di resistere all'alta marea della disumanità e in particolare alla follia nazifascista. Non hanno ceduto alla tentazione del quieto vivere, del farsi i fatti propri, del non guardare negli occhi le vittime. Grazie a loro tanti, Ebrei soprattutto ma non solo, sono stati salvati. Grazie a loro non dobbiamo vergognarci di far parte dell'umanità.
Entriamo in Quaresima ricevendo, al termine della celebrazione, l'aspro segno delle ceneri, memoria di quella polvere del suolo con la quale il Creatore ci ha plasmati a sua immagine e somiglianza.
Questa la nostra dignità.

 

 

 

 



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