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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella prima domenica di Quaresima
22 febbraio 2015

 

Mt 4, 1-11

SIAMO CENERE

L'evangelo che abbiamo appena ascoltato è lo stesso che sant'Ambrogio leggeva e commentava ai milanesi la prima domenica di Quaresima. Diceva : "Abbiamo letto che per quaranta giorni Gesù digiunò nel deserto e fu tentato dal diavolo". Con le stesse parole evangeliche anche noi iniziamo i quaranta giorni che ci conducono a Pasqua rivivendo una tradizione, quella quaresimale, che appartiene alle origini cristiane. Entriamo oggi in questo cammino verso la Pasqua con un gesto duro e significativo: la cenere sulla testa. La formula che un tempo accompagnava il gesto ne sottolineava, quasi con un brivido, la serietà: Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai. Oggi usiamo una formula meno inquietante, più positiva: Convertiti e credi al vangelo. Eppure questo gesto e la formula antica custodiscono una verità che non bisogna dimenticare. Le ceneri dicono la precarietà dei nostri giorni che, anche quando sono tanti, sono giorni contati e quindi non sono giorni onnipotenti. Abitiamo il tempo, lo calcoliamo, lo programmiamo, lo pianifichiamo eppure non ne siamo davvero padroni, lo abitiamo da inquilini provvisori a rischio quotidiano di sfratto. Nemmeno Gesù, lo abbiamo appena ascoltato, vuole essere onnipotente. Rifiuta l'onnipotenza che trasforma i sassi in pane, l'onnipotenza che pretende di usare Dio e i suoi Angeli come paracadute per le nostre acrobazie che vorrebbero sfidare le leggi della natura e infine l'onnipotenza di chi pur di avere potere su tutto e su tutti è pronto a vendere l'anima al diavolo. Gesù non vuole essere onnipotente ma il Tentatore tornerà alla carica e, sotto la croce, lo tentarà per l'ultima volta: Scendi dalla croce, schiodati e tutti crederemo in te, ti riconosceremo come Dio. Gesù, lo sappiamo, non si lascerà tentare, non si sottrarrà alla croce, anzi resterà in agonia fino alla fine del mondo, fino a quando vi saranno un uomo , una donna che patiranno. Il nostro Dio è un Dio crocifisso. Il gesto delle ceneri ricorda a tutti noi che abitiamo un tempo fragile, che non possiamo aggiungere neppure un giorno solo alla nostra esistenza. Allora non prendiamoci troppo sul serio. I cimiteri sono pieni di gente che si riteneva indispensabile. Ma le ceneri mi suggeriscono un secondo pensiero. Leggiamo nella prima pagina della Scrittura sacra che con la polvere del suolo il Creatore ha plasmato l'uomo, l'Adam. Adam vuol dire appunto terrestre, impastato di polvere, eppure immagine somigliantissima del suo Artefice, il Creatore. Ricevendo le ceneri non ci prenda un brivido di paura perché se è vero che siamo polvere e in polvere ritorneremo è ancor più vero che con questa polvere sono stati plasmati i nostri volti e quelli degli uomini e delle donne che con noi condividono l'esistenza. Tutti, senza eccezioni, senza discriminazioni, tutti immagini somigliantissime dell' invisibile volto del Creatore. Il gesto delle ceneri che concluderà questa nostra celebrazione ci ricordi che siamo polvere ma che su questa polvere Dio ha tracciato il suo volto.

 

 

 

 



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