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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella seconda domenica di Avvento

24 novembre 2013

 

Bar 4,36-5,9
Rm 15,1-13
Lc 3, 1-18

IL TESTIMONE DICE DI UN ALTRO, CON LIBERTÀ

L'esordio dell'Evangelo di questa domenica è solenne: convoca i grandi della terra involontari testimoni di un evento che ignorato o quasi dalle cronache ufficiali ha certamente mutato il corso della storia umana. L'evangelista Luca vuole dirci che quell'entrare di Dio nella vicenda umana è un evento che segna l'intera vicenda umana. Ancora Luca vuole dirci che il Natale al quale ci stiamo preparando e che con la sua suggestione ci incanta, il Natale di Gesù appartiene alla storia e non al mondo delle favole belle, seducenti ma inguaribilmente lontane dalla realtà.
Ecco allora le autorità politiche e religiose del tempo convocate loro malgrado ad attestare la storicità di questo infuocato predicatore, Giovanni figlio di Zaccaria e di un altro sconosciuto personaggio del quale non si dice il nome ma che è il Cristo, cioè il Messia, l'Inviato di Dio che Israele attende da secoli. Anzitutto Tiberio Cesare imperatore: il suo governo precede e accompagna gli anni di Gesù dal 14 prima di Cristo al 37 dopo Cristo. E poi il suo Governatore personaggio a noi ben noto per una sua spiccata attitudine a lavarsi le mani e chiamarsi fuori dalle situazioni che esigevano coerenza e coraggio: Ponzio Pilato, e ancora una testa coronata, quella di Erode e altri funzionari civili e i capi religiosi come Anna e Caifa responsabili della condanna di Gesù.
Ci prepariamo a vivere eventi accaduti nel tempo, un tempo lontano ma vero, documentato proprio da questi uomini che sono scritti anche nei resoconti ufficiali dell'Impero.
E un secondo messaggio: questo evento è preparato dalla voce di Giovanni colui che battezza, detto ormai familiarmente il Battista.
Se Avvento è cammino incontro al Signore che viene, Giovanni è davvero la guida autorevole. Questo è stato il suo compito, anzi l'intera sua persona si risolve in questo guardare al Cristo, indicarlo persuasivamente. Così ha fatto con i suoi discepoli invitandoli ad andare dietro all'unico vero Maestro, Gesù. E Giovanni svolge questo suo ruolo con la sua vita austera e con la sua parola. L'evangelo odierno ci riporta alcune delle sue parole. Giovanni Battista nelle sue infuocate invettive riprende le parole e i toni degli antichi profeti, annunciando l'imminente castigo di Dio, la sua venuta come giorno terribile. Non c'è traccia della buona notizia dell'Evangelo nella predicazione di questo ultimo e più grande dei profeti. Giovanni che si presenterà come l'amico dello Sposo usa questa immagine sponsale che evoca una relazione di amore coinvolgente per accreditare un volto intransigente e tremendo di Dio.

Come Giovanni Battista allora, così la Chiesa oggi e nella Chiesa ognuno di noi è chiamato semplicemente a indicare Colui che è più grande, più grande del Battista, più grande della Chiesa, più grande di ognuno di noi. Questo è il compito del testimone, non dire di sé ma dell'Altro di cui si è testimoni.
Custodendo la sproporzione tra le nostre parole, la nostra vita e l'Altro, l'unico Signore e salvatore. Ma insieme assumendo il compito della testimonianza. Quante volte ci riteniamo impari al compito, inadeguati e tentiamo di sottrarci. Non scoraggiamoci, prima di noi lo hanno fatto Mosè, Geremia, Isaia, Giona, tutti adducendo la loro inadeguatezza. Ma proprio perché il testimone non parla di sé, non raccomanda se stesso può con libertà e coraggio dire di un Altro.
Queste settimane che ci portano verso il Natale cominceranno ad esser assediate, nonostante i tempi di crisi, da crescenti preoccupazioni per organizzare le feste e le vacanze. Sarebbe proprio una beffa: affannarsi dietro i preparativi e dimenticarci del festeggiato, di Colui che viene.
La strada che Giovanni Battista apre è per Lui, il Signore Gesù. Non scordiamocelo in questo tempo di Avvento mentre, domenica dopo domenica, andiamo verso il suo Natale.

 

 

 

 



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