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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella II domenica
di Avvento
23 novembre 2014

 

 

UN GRANDE EDUCATORE: GIOVANNI BATTISTA

Nel nostro cammino di Avvento, cammino incontro al Signore, ci accompagna Giovanni Battista. L'Evangelo di questa seconda domenica di Avvento lo presenta anzitutto nel suo stile di vita essenziale e povero: Giovanni Battista, uomo del deserto ci richiama ad uno stile di vita sobrio, ad una disciplina rigorosa. Anche la predicazione del Battista è intransigente. Si rivolge alla gente che accorre a lui sulle rive del Giordano con accenti duri, al limite violenti: "Razza di vipere…" e con la minaccia di tremendi castighi: "La scure è posta alla radice degli alberi…". Possiamo dire che il Battista è un educatore rigoroso, esigente, per niente accomodante. Ma il Battista mi appare un grande educatore non solo per la dura coerenza del suo esempio e delle sue parole. E' grande educatore per una ragione che mi è stata suggerita da una osservazione del cardinale Martini nella sua lettera pastorale del 1992-3. Scriveva : "Sono due le figure del Nuovo Testamento che esprimono meglio di altre questa qualità di un vero lavoro educativo e comunicativo: Giovanni Battista e Maria di Nazareth, entrambi capaci di rinviare all'unico Maestro". Il vero educatore è colui che rinvia all'unico Maestro. Dice infatti Giovanni: "'Colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di portargli i sandali". E ancora consapevole dei suoi limiti: "Io vi battezzo con acqua…egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco". Mi viene alla mente un famoso dipinto: la Crocifissione di Mattias Grunewald. Sotto la croce di Gesù il pittore ha collocato, con una invenzione assolutamente originale e altamente significativa, anche Giovanni Battista che dice "Egli deve crescere e io diminuire" mentre con il dito indica appunto il crocifisso. Il dito indice del Battista è anatomicamente sproporzionato perchè sia potentemente indicativo della persona di Gesù. Giovanni è quel dito indice, Giovanni è tutto in quel gesto: indicare Gesù. Giovanni è totalmente relativo a Gesù. Per questo Giovanni è un vero educatore perché indica il vero Maestro. Un vero educatore non è preoccupato di richiamare su di sé, sulla sua persona, l'attenzione dei suoi discepoli o scolari ma piuttosto sulla verità, più grande di lui, che è chiamato a trasmettere. Deve quindi, in una certa misura, rendersi progressivamente inutile perché sovrana sia sempre e solo la verità alla quale l'educatore deve condurre. E' tentazione per l'educatore, per l'adulto proporre se stesso e tendere a creare nei propri figli, nei giovani a lui affidati la propria immagine. E' segno pericoloso quando certe leadership sicuramente utili nel cammino educativo determinano forme di imitazione infantile, ricalco di gesti e linguaggi. Giovanni Battista è grande educatore perché non sequestra la libertà dei suoi discepoli ma è pronto a farsi da parte, pronto a diminuire perché l'altro, l'unico vero Maestro cresca. Questo atteggiamento di Giovanni Battista descrive bene quello che deve sempre essere lo stile della Chiesa, comunità che deve continuamente rinviare a Gesù, alla sua Parola. La Chiesa ha quest'unica ragion d'essere: svelare sempre più nitidamente il volto di Gesù trasmettendone fedelmente l'Evangelo. Anche la Chiesa e in essa le nostre parrocchie, associazioni, movimenti, ecc. possono incorrere nella sottile tentazione di mettersi al centro dell'attenzione, con le loro strutture, il loro peso organizzativo, ecc. E invece la Chiesa deve essere un segno che potentemente, efficacemente indica Gesù. Come Giovanni anche la Chiesa non ha altra ragione d'essere che diminuire perché Lui solo, il Signore cresca.

 

 

 

 



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