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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella II domenica di Avvnto
25 novembre 2012

 

Is 19, 18-24
Ef 3, 8-13
Mc 1, 1-8

INIZIO DELL'EVANGELO

Semplici e insieme solenni le parole con le quali Marco apre il suo evangelo: Inizio dell'Evangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio. Tutto è detto in queste poche parole. Forse avete notato l'uso da parte mia del termine evangelo, al posto del più comune vangelo. Una stranezza, un capriccio linguistico? No, il termine evangelo ci restituisce meglio il termine originale greco: eu-angelion, appunto buon annuncio, bella notizia. Il prefisso eu dice infatti buono, bello e lo ritroviamo in diversi termini come eutanasia, la bella, buona morte, oppure eugenetica, il tentativo di selezionare la specie mettendo al mondo solo creature belle, riuscite, magari bionde e con gli occhi azzurri.

Scusate questa introduzione che può sembrare pedante ma io sono davvero affezionato a questo termine che mi ricorda come il mio compito in questo momento e nell'intera mia vita di prete sia quello di ridire sempre e solo l'evangelo, la buona notizia, l'annuncio bello. Altro non ho da dire, altro come discepoli di Gesù non abbiamo da dire. Non dobbiamo essere profeti di sventura, minacciare castighi e annunciare catastrofi. Questo non sarebbe evangelo, bella notizia. Nemmeno dobbiamo enunciare solo precetti, stabilire doveri, porre argine, come si dice, al permissivismo dilagante. Questo non sarebbe evangelo, buona notizia. Ma allora che cos'è l'evangelo? Marco lo dice con chiarezza: Gesù Cristo, figlio di Dio. Due millenni di cristianesimo ci hanno abituati a questa formula, al punto che essa non suscita alcuna emozione, nessun brivido di stupore. E invece la buona, la bella notizia è che nell'uomo Gesù che per la gente del suo villaggio non era altri che il figlio del falegname, in Lui Dio, l'Eterno che i cieli non possono contenere, si è a noi comunicato.
Dopo aver parlato molte volte attraverso uomini suoi portavoce a cominciare da Abramo, adesso Dio parla a noi nel Figlio che è l'uomo Gesù di Nazareth. Inizio dell'evangelo…. Come se Marco volesse dire: Qui comincia il libro che si chiama evangelo…ma io vorrei leggere questa parola in un altro modo: in principio, all'inizio l'evangelo…Come nella prima pagina della Bibbia leggiamo: In principio Dio…così qui possiamo leggere: in principio, all'inizio è l'evangelo. Abbiamo appena iniziato il nostro cammino di Avvento: ma non siamo noi ad andare verso il Signore e il suo Natale, è Lui che viene a cercarci.

Questa è la buona, la bella notizia, l'evangelo, questo, solo questo dobbiamo tutti dire senza stancarci. Nell'uso corrente il termine vangelo designa un libro, il libro dei vangeli, che racchiude la storia di Gesù narrata dai quattro evangelisti. Questo uso di designare i quattro volumetti che raccontano la vita di Gesù con il termine di 'evangelo' è antichissimo, risale addirittura al secondo secolo dopo Cristo ma non deve farci smarrire la stupenda certezza che l'evangelo prima d'esser un libro è la persona stessa di Gesù. Marco riporta queste parole di Gesù: "Chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà" e ancora: "Chi ha lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo". Notiamo : la causa di Gesù è la causa dell'evangelo, scegliere Gesù è scegliere l'evangelo, perdersi per il vangelo è perdersi per Gesù. Vuol dire allora che l'evangelo non è altri che Gesù, il lieto e buon annuncio è Gesù. Non solo e non tanto un libro, ma la sua stessa persona. Subito dopo questo annuncio ci viene incontro la figura aspra di Giovanni il Battista. Ne conosciamo bene l'aspetto esteriore, i rozzi indumenti, il nutrimento poverissimo. Giovanni è l'uomo del deserto, l'uomo dell'essenziale. Possiamo dire che Giovanni è un moralista rigoroso che conosce il male e le sue radici nel cuore dell'uomo e sa che per combatterlo occorrono uomini intransigenti con se stessi e con il proprio io arrogante, egoista, sempre pronto al compromesso.
Ci accompagnerà Giovanni con il suo rigore, nelle prossime domeniche: oggi vorrei che questa sola parola ci colmasse di lieto stupore: buona, bella notizia è il nostro Dio, evangelo.

 

 

 

 



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