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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella II Domenica dopo la Dedicazione
4 novembre 2012

 

Is 56, 3-7
Ef 2, 11-22
Lc 14, 1a.15-24

TUTTI CHIAMATI

Un filo rosso congiunge i tre testi di questa domenica e la parabola lo illustra efficacemente: in Dio vi è una sola intenzione: la sala del banchetto deve esser riempita di convitati, perché l'invito di Dio è per tutti, senza esclusioni. E Isaia afferma che nessuno deve dire: Il Signore mi escluderà dal suo popolo, perchè di nuovo, tutti, senza esclusione, sono chiamati. Infine Paolo attesta che Cristo è venuto per abbattere il muro di separazione, l'inimicizia.
Rileggendo questi testi sono tornati alla mia memoria due ricordi di Terra santa. La pagina di Isaia contiene una promessa: Dio darà un monumento e un nome ai suoi figli…proprio questa espressione, in ebraico Yad Vashem, è stata scelta per indicare il museo dell'Olocausto, meglio della Shoah, a Gerusalemme, monumento alla memoria dei sei milioni di ebrei sterminati dalla follia nazista, perché i loro nomi non vengano dimenticati.
E la parola di Paolo: Abbattere il muro di separazione…mi ha ricordato uno striscione esposto nella piazza principale di Betlemme: Non muri ma ponti…Lo aveva proclamato Giovanni Paolo II.
Sappiamo che un alto e lungo muro separa i territori palestinesi dallo Stato di Israele…Per ragioni di sicurezza si dice, ma resta un muro di separazione. Se Cristo è venuto ad abbattere ogni muro di separazione non dovremo a nostra volta essere instancabili operatori di dialogo, di riconciliazione, di pace? Tutti sono chiamati, tutti, senza esclusione alcuna.

Confesso qualche disagio di fronte alla parabola. Mi spiego: letta nella sua primitiva cornice storica è una trasparente ricostruzione dei tormentati rapporti tra il popolo d'Israele e il suo Dio, rapporti segnati dal rifiuto di una parte del popolo di accogliere l'appello di Dio rivolto prima attraverso i suoi inviati e poi attraverso il Figlio Gesù. Letta nel contesto della prima generazione cristiana la parabola riflette quindi i difficili rapporti tra la prima comunità cristiana e il mondo ebraico. Purtroppo questi difficili rapporti degli inizi continuarono e si accrebbero nel tempo fissandosi nell'accusa di 'deicidio' rivolta al popolo ebraico. Una accusa che ha attraversato i secoli e che non è estranea al sorgere dell'antisemitismo. Bisognerà attendere il clima del Concilio, cinquant'anni fa, perchè uno stile di dialogo caratterizzi i nostri rapporti verso il popolo ebreo . Dobbiamo riconoscerlo: c'è stato un antisemitismo, un disprezzo per il popolo ebraico, alimentato da questi pregiudizi. Oggi questa secolare vicenda dovrebbe essere definitivamente superata. Dovrebbe, perché non mancano rigurgiti di antisemitismo. Ma ricordiamolo con le parole del cardinale Martini: non basta non esser antisemiti: bisogna essere per il popolo d'Israele, per la sua storia, le sue tradizioni,il suo patrimonio spirituale.

Possiamo leggere la parabola odierna come una parola rivolta ad ogni uomo di ogni tempo. Il banchetto è immagine trasparente della festosa comunione di vita che Dio prepara per tutta l'umanità. Certo, invitato è anzitutto Israele, ma sappiamo che ogni uomo, nessuno escluso, è oggetto della benevolenza del Padre che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi e manda la pioggia sui giusti e gli ingiusti. Ogni uomo e ogni donna è raggiunto dall'invito ad entrare nella lieta comunione con Dio, essere commensale alla sua tavola. Di invito si tratta, rivolto alla nostra libertà. Nel testo c'è una espressione che sembra estranea a questa dimensione di libertà: Costringili ad entare, dice il padrone ai servi e questa parola è stata in un passato intesa come legittimazione di prevaricazione e negazione della libertà di scelta: conversioni di massa e battesimi imposti. E invece l'appello di Dio è sempre rivolto a persone libere. Rileggiamo la parabola come appello alla nostra libertà, come: storia degli innumerevoli segni di amore di Dio per ognuna delle sue creature, storia della sua fedeltà, storia di una chiamata che non conosce esclusioni e che ci vuole liberi.

 

 

 

 



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