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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella seconda domenica dopo l'Epifania
18 gennaio 2015

 

Gv 2, 1-11

Anche questa domenica continua l'Epifania di Gesù, il suo manifestarsi. Ai Magi Gesù si rivela come salvezza dell'intera umanità, sulle rive del Giordano confuso tra la folla si manifesta come il Figlio, l'Amato e infine a Cana come sorgente di gioia, vino per la festa. Che il primo segno compiuto da Gesù sia quello dell'acqua mutata in vino e vino di eccellente qualità per togliere dall'imbarazzo quegli sposi forse poco previdenti, tutto questo è molto simpatico. Ma nella pagina di Cana c'è molto di più. Possiamo fermarci alla cronaca di un fatto portentoso che restituisce al Vangelo il suo gusto gioioso. Il vangelo e lo stile cristiano non possono essere ostili alla gioia di vivere se il primo segno compiuto da Gesù è questa sorta di diluvio di vino generoso perchè la festa di nozze non finisca nello squallore e nell'astinenza. Ma la pagina di Cana, a prima vista così ingenua, quasi un quadretto di vita familiare, è solo apparentemente semplice. In realtà è pagina ricca di significati simbolici. L'evangelista non parla infatti di 'miracolo' ma di 'segno': ci invita così a decifrare il segno per coglierne la ricchezza simbolica. Tante parole del testo a prima vista ordinarie racchiudono significati più profondi, appunto sono segni che ci invitano ad andare oltre, a leggere in profondità. Due termini, in particolare. Il termine 'donna' con il quale Gesù si rivolge alla Madre e che a prima vista ci sorprende. E' un termine che troviamo in pagine decisive della Scrittura. La donna di cui parla il primo libro della Bibbia, che partorirà un figlio che schiaccerà la testa del serpente che ha ingannato Eva. E nell'ultimo libro della Bibbia, l'Apocalisse, ancora la donna che combatte il drago che vorrebbe divorare il suo figlio. E infine quando Gesù morente affida tutti noi alla Madre e la Madre a tutti noi rappresentati dal discepolo Giovanni, la chiamerà donna. Quindi un termine che allude alla maternità di Maria per tutta l'umanità. E poi ancora il termine 'ora'. "Non é ancora giunta la mia ora" replica Gesù alla madre che lo sollecita ad intervenire a favore degli sposi. Con questo termine 'ora' Gesù indica non già un qualsiasi momento del tempo ma l'ora decisiva della sua vita, l'ora della sua passione. Anche in quell'ora, suprema, ci sarà del vino segno e memoriale del sangue sparso. Bisognerebbe quindi leggere con grande cura ogni parola di questa pagina ricca appunto di segni. Il segno delle nozze, del banchetto, del vino generoso….tutti segni che rinviano alla grande festa che Dio prepara per l'intera umanità, come abbiamo letto nella prima lettura del profeta Isaia. Ma vorrei soffermarmi sulle due parole che Maria pronuncia: sono così poche le parole di Maria riportate dai vangeli. A Cana Maria dice una prima parola: "Non hanno più vino". Può sembrare una osservazione banale. Esprime invece la premurosa attenzione di Maria che sola tra tutti commensali intuisce il disagio degli sposi. Questa parola ci rivela chi è Maria: uno sguardo attento, intuitivo che sa leggere il nostro bisogno, ciò che manca per la nostra gioia. Maria è uno sguardo rivolto verso di noi. Per questo il popolo cristiano istintivamente si volge a Lei nei momenti del bisogno, della sofferenza. E innumerevoli sono i luoghi che la devozione ha dedicato a Maria, luoghi dove si raccolgono le lacrime e le speranza di tanta gente. E la seconda parola, rivolta ai servi: "Fate quello che vi dirà". Maria non risolve il disagio di quegli sposi: il suo compito è quello di indicare il suo Figlio, a Lui dobbiamo volgerci. Ci invita a metterci sotto l'azione potente e misericordiosa del suo Figlio. In questo Maria appare davvero come la grande educatrice della nostra fede: ci indica la strada, ci invita ad ascoltare le parole del suo Figlio per realizzarle. Dopo questa parola non abbiamo più, nei vangeli, altre parole di Maria. Questa è la sua parola ultima, come un testamento. Altro Maria non dice perché in questo invito ad ascoltare e realizzare la parola del suo Figlio Gesù è detto tutto e di null'altro abbiamo bisogno.

 

 

 

 



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