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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella II domenica dopo Pentecoste
22 giugno 2014

 

Sir 17, 1-4.6-11b. 12-14;
Rm 1, 22-25. 28-32;
Mt 5, 2. 43-48;

AMARE PERCHÈ AMATI

L'evangelo di questa domenica racchiude una parola, un comandamento arduo che probabilmente il nostro cosiddetto buon senso rifiuta. Oso dire che Gesù stesso è consapevole di questa difficoltà. Non a caso afferma che se la legge antica prescriveva di amare il prossimo e odiare il nemico, adesso proprio no. E infatti con parola autorevole proclama: 'Ma io vi dico'. Vi dico che dobbiamo amare i nemici e pregare per quelli che ci perseguitano. E perché non vi siano dubbi aggiunge che l'agire dei suoi discepoli, il nostro agire, deve essere 'straordinario' appunto al di là del senso comune. Ma sostiamo anzitutto sulla motivazione di tale nuovo agire, straordinario, appunto. Due volte Gesù ci rimanda all'agire del Padre, ci invita a guardare e imitare il Padre che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e manda la pioggia sui giusti e sugli ingiusti. Questa, per noi ovvia, discriminazione tra buoni e cattivi, giusti e ingiusti agli occhi di Dio non ha valore alcuno, non usa due pesi e due misura, una appunto per i buoni e i giusti e un'altra per i cattivi e gli ingiusti. E di nuovo Gesù rinvia addirittura alla perfezione del Padre come criterio del nostro agire: sembra davvero paradossale questa parola che comanda alle creature di vivere come vive il Creatore. Un'altra volta, quando Gesù consegnerà ai discepoli il comandamento dell'amore fraterno: "amatevi gli uni gli altri",aggiungerà "come io vi ho amati". Di nuovo la misura dell'amore deve esser trovata non in noi ma in Dio, nel suo amore per noi. Prima di darci un comandamento,anzi il comandamento, Gesù ci offre un esempio, l'esempio del Padre. E di nuovo io mi domando: ma come è possibile chiedere ad un essere umano impastato di fragilità e debolezza un agire che sia perfetto come l'agire del Padre? Come è possibile? Non è questa una pretesa davvero sproporzionata per le nostre deboli spalle? Ma il comandamento: "siate perfetti come è perfetto il Padre" non indica solo imitazione. Il Padre non é solo un modello che sarebbe al di là delle nostre risorse, è anzitutto un dinamismo capace di infondere nella nostra debolezza la sua forza. Siate perfetti in forza dell'energia che io riverso nei vostri cuori. Amatevi non solo come io vi ho amati ma amatevi perché io vi ho amati, grazie al mio amore, in forza del mio amore riversato in voi. Prima del precetto vi è la forza, il dono di grazia che ci avvolge e ci trasforma. Aggiungiamo ora una parola per il comandamento così arduo, così straordinario: amate i vostri nemici. Ovvero: non considerare nessuno tuo nemico, cancella dal tuo vocabolario questa parola che ti impedisce di riconoscere in ogni uomo la comune umanità. E se sei uomo o donna di fede, di qualsiasi fede, riconosci la paternità di Dio che ti lega a quello che consideri nemico. L'evangelo ci propone uno stile di vita che volentieri definiremmo utopistico. Eppure senza l'utopia ovvero l'ideale concreto della riconciliazione tra gli uomini, senza la tenace ricerca di quanto ci unisce non resta che la spietata logica dello scontro, della lotta di tutti contro tutti. L'evangelo ci sfida a rompere questa logica perversa in nome della comune umanità che trova il suo fondamento nel riconoscimento di una paternità che è la nostra origine. Proprio per questo le religioni, tutte le religioni, se riconoscono questa paternità non possono non essere operatrici di pace. Il gesto di pappa Francesco che prega insieme ai presidenti palestinese e israeliano da sempre nemici può essere un piccolo seme dal quale far germogliare il grande ulivo della pace, per quella terra e per ogni altro luogo di conflitto. La coscienza cristiana ha per troppo tempo sostenuto la legittimità di quella che appunto veniva chiamata 'guerra giusta', un modo per riconoscere che vi possono essere dei nemici e che in taluni casi è giusto combatterli. E l'Islam chiama 'santa' la guerra contro i suoi nemici. Giovanni XXIII prima e il Concilio vaticano II poi, condannando il ricorso alla guerra come mezzo di soluzione dei conflitti, hanno di fatto ripetuto la parola dell'evangelo di oggi: non considerare nessuno tuo nemico, perché questa parola nel vocabolario di Dio nostro Padre proprio non esiste. Grazie a Dio.

 

 

 

 



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