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La Parola predicata

 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella III domenica dopoPasqua
4 maggio 2014

 

At 19, 1b-7
Eb 9, 11-15
Gv 1, 29-34

ESSERE IL DITO CHE INDICA GESU' L'AGNELLO

Provo ad immaginare la scena descritta dalla pagina evangelica: Gesù viene verso Giovanni il Battista che lo indica con le parole «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo». Immagino che Giovanni accompagni queste parole con uno spontaneo gesto del braccio e della mano che indica Gesù. Due volte dice 'ecco'…e il dito indica Gesù.
Questo gesto ha colpito l'immaginazione di tanti pittori che hanno raffigurato Giovanni proprio con il braccio teso e il dito che indica Gesù. Mi sembra che questo gesto sia davvero qualificante la Chiesa e in essa ogni credente chiamato ad indicare Gesù.
Se frughiamo nella nostra memoria certamente troveremo il ricordo di qualche volto, che, quando eravamo bambini, ci ha indicato Gesù, ci ha accompagnati passo dopo passo fino a Lui. Non posso non ricordare con gratitudine mia madre, per me è stata lei il dito che mi ha indicato Gesù, mi ha accompagnato verso di Lui.
Ognuno di noi è chiamato a questo compito: indicare ai più giovani - figli, nipoti, alunni - l'ideale per il quale battersi, il traguardo da raggiungere. Potremmo dire che è adulto proprio chi è capace di indicare il cammino ai più giovani che si affacciano alla vita. E non c'è cammino di fede se un adulto non indica nella persona di Gesù il senso per l'esistenza. In altre parole, ognuno di noi deve essere per l'altro, soprattutto per i più giovani, come il dito che fa segno, indica.
Talvolta ci sentiamo inadeguati per un compito tanto alto e impegnativo, il compito educativo e in particolare di educazione alla fede. Conosciamo i nostri limiti, le nostre incoerenze e ci sembra giusto sottrarci. E invece no: proprio perché non proponiamo noi stessi, l'imitazione della nostra talvolta sgangherata vita, ma proponiamo Lui il Signore, possiamo, anzi dobbiamo farlo nonostante le nostre deficienze.
Davvero come prete vorrei essere per quanti mi incontrano niente altro che un dito che indica il Signore.
Indicando Gesù Giovanni pronuncia alcune parole. Anzitutto presenta Gesù come l'agnello.
A noi questa immagine forse suscita soltanto un senso di tenerezza per questi candidi animali. Invece nella tradizione ebraica innestata non a caso su una cultura agro-pastorale, l'agnello riveste un grande valore simbolico. In due testi profetici il Servo di Dio, il Messia salvatore si presenta così: "Io ero come l'agnello mansueto che viene portato al macello….maltrattato si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca, era come agnello condotto al macello" parole che abbiamo ascoltato il venerdì santo, poco prima di rivivere la morte di Gesù sulla croce. Gesù è quindi l'agnello che, con il dono incondizionato di se, toglie il peccato del mondo. Notiamo la formula al singolare: Gesù toglie il peccato…Certo esistono i peccati cioè le singole scelte negative ma tutte dipendono da quel peccato, quell'unico che ne è come la matrice. Dirà l'evangelista Giovanni che il peccato del mondo è non credere nel Figlio di Dio. Diciamolo in termini positivi: una vita pienamente realizzata, non sprecata o buttata, è una vita aperta a Cristo. Ricordiamo le parole del santo pontefice Giovanni Paolo II: "Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo". E infine il Battista dice ancora indicando Gesù: "Dopo di me viene un uomo che era prima di me".Che significa questa precedenza? Certo non è cronologica perché Gesù è nato alcuni mesi dopo Giovanni Battista, eppure Gesù è prima,prima di Giovanni, anzi prima di ogni uomo. Questa precedenza racchiude una preziosa verità: Gesù è il vero Adamo, il prototipo, il primogenito. Dobbiamo correggere l' idea secondo la quale all'origine vi sarebbero l'uomo e la donna e successivamente, per rimediare alla colpa di origine, entrerebbe in scena Gesù. No: da sempre in Dio vi è questo sogno, questa unica volontà: che ogni uomo sia plasmato sul prototipo, sul primogenito che è Cristo. Vuol dire che ogni uomo, credente o no, lo sappia o meno, porta impressa la somiglianza con Cristo, cioè le fattezze, i tratti del figlio amato di Dio. Nel volto di ogni uomo, senza discriminazione alcuna culturale o religiosa, dobbiamo riconoscere i tratti del volto di Cristo. Io non conosco altro modo altrettanto decisivo per fondare la dignità di ogni uomo e di ogni donna.

 

 

 

 

 



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