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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella III domenica dopo Pasqua
14 aprile 2013

 
At 28, 16-28
Rm 1, 1-16b
Gv 8, 12-19

IO SONO LA LUCE

In principio le tenebre ricoprivano l'abisso… E Dio disse: "Sia la luce. E la luce fu". Così inizia la Bibbia, la Scrittura sacra. Questa è la prima parola che Dio pronuncia: Sia la luce. E anche l'ultima, nel segno della luce: "Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada né di luce di sole perché il Signore Dio li illuminerà" (Ap. 22,5). Luce che dirada le tenebre primordiali, luce perenne, senza tramonto perché il Signore illuminerà tutti. Anche noi con il popolo dei figli di Abramo possiamo dire: "Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò timore?" (Sal 27,1). Tra i molti nomi che Gesù si è attribuito per svelare a noi il mistero della sua persona oggi abbiamo ascoltato: "Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre ma avrà la luce della vita". Che cosa sono queste tenebre? Dice ancora Gesù: "Ancora per poco la luce è in voi: camminate finchè avete la luce perché le tenebre non vi sorprendano: chi cammina nelle tenebre non sa dove va" (Gv 12,25).

Proviamo a tradurre in un linguaggio nostro queste tenebre. È un disorientamento interiore, quello stato di disordine per cui non si sa dove si deve andare e come. L'immagine è quella di chi va per una strada nel buio e non sa dove mettere i piedi, li mette male, inciampa. Le tenebre di cui parla Gesù indicano il camminare proprio di chi non ha un punto di riferimento, un andare a tentoni senza sapere che cosa si fa e perché lo si fa. Ma allora l'affermazione: Io sono la luce vuole dire: il non riconoscere Gesù, fatto uomo tra noi, come il senso ultimo della realtà che dà valore ad ogni cosa, fa sì che ci si trovi nelle tenebre, senza quel riferimento decisivo che sottrae la nostra vicenda umana alla vanità. Senza questa luce davvero la condizione umana è una storia piena di fragore e di furia, una storia raccontata da un idiota e che non vuol dire niente. È certamente vero che noi disponiamo di una intelligenza vasta del mondo e di noi stessi. La nostra conoscenza della realtà sembra non avere limiti eppure non basta una intelligenza dei mezzi se ci manca quella luce che indica i fini, gli obbiettivi, il senso… Quando Gesù si proclama 'luce del mondo' non intende affatto sostituirsi alla luce dell'intelligenza umana, alla fatica della ricerca ma ricordarci che nella sua Parola è racchiuso il senso della nostra avventura umana, altrimenti votata all'insensatezza.

Infine, l'affermazione di Gesù: Io sono la luce del mondo, mi richiama alla memoria un'altra sua parola rivolta ai discepoli e anche a noi: "Voi siete la luce del mondo". Potrebbe sembrare una affermazione esagerata, davvero sproporzionata rispetto alle nostre modeste risorse. E invece bisogna avere il coraggio di ripeterlo a noi e al nostro tempo: i discepoli di Gesù sono necessari al mondo come necessaria è la luce. Ma ad una condizione: solo se custodiscono alta e luminosa quella Parola che sola è luce ai nostri passi e lampada per la nostra strada. Io sono la luce del mondo…voi siete la luce del mondo: le due affermazioni sono congiunte, ma la seconda deriva dalla prima. Uno dei titoli che anticamente venivano attribuiti ai battezzati era quello di 'illuminati'. Solo perché illuminati da Colui che è luce del mondo, a nostra volta possiamo essere luce del mondo. Nessuna arroganza, nessuna presunzione in questa nostra qualifica ma solo la lieta consapevolezza d'avere sul nostro volto un poco del Suo splendore, per grazia, solo per grazia.

 

 

 

 



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