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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella terza domenica di Avvento

1 dicembre 2013

 

Is 35 ,1-10
Rm 11,25-36
Mt 11,2-15

LA DOMANDA CRUCIALE: " SEI TU COLUI CHE DEVE VENIRE...?"

Gettato nel buio delle sue prigioni da Erode che non ne tollerava la parola di denuncia, Giovanni Battista è attraversato da un dubbio terribile: Gesù di Nazareth è davvero l'Atteso, colui al quale lui, Giovanni, deve preparare la strada, oppure si deve attendere un altro? La domanda che Giovanni rivolge a Gesù, attraverso i suoi discepoli, è al di là dell'apparente semplicità, drammatica: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?".
Potremmo dire che questa è, da allora e per sempre, la domanda decisiva per ogni uomo.
Chi è il salvatore? Dobbiamo affidarci a questo Gesù o dobbiamo attendere un altro? E chi altri attendere?
Gesù stesso, una volta, metterà i suoi discepoli e mette ancora oggi ognuno di noi davanti ad un interrogativo decisivo: "Per voi, io chi sono?". Proprio Giovanni Battista che aveva indicato in Gesù l'Agnello di Dio e aveva sollecitato i suoi discepoli a seguire Gesù, proprio Giovanni che si era dichiarato "Amico dello Sposo", cioè amico di Gesù, Giovanni che si considerava chiamato a scomparire perché solo Gesù apparisse in tutta la sua grandezza, proprio Giovanni tormentato dal dubbio se davvero Gesù di Nazareth sia davvero il Messia, l'atteso inviato da Dio.
Ma se Gesù non è il Messia allora Giovanni si è sbagliato, il suo dito ha indicato una strada sbagliata, ha fallito la sua missione di precursore, di battistrada che prepara la strada al Messia atteso.
Ma come è nato in Giovanni Battista questo dubbio?
Ricordiamole, per averle ascoltate domenica scorsa, alcune delle parole della predicazione del Battista. Parole e segni terribili: Razza di vipere…la scure si abbatte sull'albero che non porta frutti, il fuoco che brucia tutto quanto non è buon grano…
E invece sulle labbra di Gesù non vi sono parole di tremenda condanna, Gesù non parla di un Dio giustiziere, al contrario annuncia una speranza per ogni uomo. Di qui lo sconcerto di Giovanni, quasi una crisi di fede.

Forse anche noi talvolta vorremmo un Dio che manda un fuoco dal cielo che incenerisce i malvagi…Mentre Giovanni si attende il castigo di Dio, Gesù annuncia che a tutti è aperta sempre la strada del perdono e della salvezza. Alla domanda di Giovanni: "Sei tu colui che deve venire?" Gesù non risponde direttamente. Risponde invitando a decifrare alcuni segni: occhi che si spalancano alla luce, orecchie aperte alle voci, gambe che saltano e lebbrosi che ritrovano la pelle delicata di un bambino e soprattutto poveri ai quali è annunciata la buona, la bella notizia: la speranza e la salvezza.
Soffermiamoci un momento su questo modo di Dio di comunicarsi a noi. Dio si comunica a noi attraverso situazioni, fatti, eventi umani. Dobbiamo leggere la sua presenza attraverso la trama, lo spessore della nostra esistenza quotidiana.
È attraverso la storia, la realtà umana che Dio si comunica a noi. In particolare si manifesta attraverso eventi di liberazione, di riscatto umano, di guarigione.
La gloria di Dio è l'uomo vivente e quindi là dove si realizza un processo di promozione umana, di solidarietà, di emancipazione lì possiamo dire c'è un indizio del Regno che viene.
È stato papa Giovanni il primo a riconoscere i segni dei tempi, cioè vasti dinamismi storici che rappresentano un cammino di autentica promozione umana e sono già un inizio di costruzione del Regno di Dio.
La Chiesa è testimone di una speranza che non si esaurisce nel tempo, la speranza che Dio sia tutto in tutti. Eppure questa speranza che scavalca il tempo non è estranea all'immensa attesa degli uomini che soffrono lungo i sentieri del tempo.
Siamo chiamati, come discepoli dell'Evangelo, ad essere i testimoni dell'attesa del regno di Dio che già qui e ora si realizza nei solchi della storia umana. Mentre collaborano con tutti gli uomini a liberare i loro fratelli dalle molteplici forme di servitù, oppressione e disumanità, i cristiani non devono smettere di annunciare che la suprema liberazione dell'uomo ci è donata in Cristo, nella sua incondizionata e irrevocabile dedizione, nella sua croce e nella sua risurrezione.
Sempre agli inviati di Giovanni Battista ma anche a tutti noi Gesù dice: Beato chi non si scandalizza di me; in altre parole beato chi non si arresta perplesso, incredulo di fronte al segno povero, inerme della mia umanità. Ci avviciniamo al Natale: sapremo leggere nel segno del bimbo nella mangiatoia il volto di un Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio?

 

 

 

 



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