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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella III domenica
di Avvento
30 novembre 2014

 

 

 

Leggevo e rileggevo questa pagina evangelica nel corso della settimana per preparare questi pensieri. E non ne venivo a capo. La pagina mi sembrava difficile e a prima vista lontana dal clima di questo tempo di avvento che ci prepara al Natale. Poi mi ha colpito, leggendo e rileggendo, l'insistenza di Gesù nel rivolgersi ai suoi contemporanei chiedendo di ascoltare e vedere quante e quali testimonianze erano a suo favore. Siamo a Gerusalemme e Gesù avverte attorno alla sua persona diffidenza, incredulità addirittura volontà omicida perché "chiamava Dio suo proprio Padre facendo se stesso uguale a Dio". Se questo è il clima che Gesù respira attorno alla sua persona, allora comincio a capire, proprio nella pagina odierna, l'insistenza di Gesù perché la gente di Gerusalemme apra gli occhi e riconosca in Lui l'Inviato di Dio, il Padre. Mi sembra di poter leggere in questo insistente richiamo a dar ascolto alle molteplici testimonianze su di lui un crescente, appassionato, urgente appello ad aprirsi a Lui, accoglierlo: in una parola, credere in Lui. Non riesco ad intendere in altro modo questo appello ad accogliere le testimonianze su di lui: come se avvertendo il rifiuto e l'ostilità egli tentasse, chiamando testimoni a suo favore, di aprire occhi, orecchie e cuore dei suoi contemporanei. Comincio a capire perché in poche righe l'evangelista riporti ben sei volte l'appello, oserei dire accorato, di Gesù ad ascoltare e vedere le molteplici testimonianze su di lui. Il primo di questi testimoni è Giovanni il Battista, lampada accesa e splendente, uomo di singolare statura morale che con il rigore e la coerenza della sua vita rendeva credibili le sue parole. Ma voi, rimprovera Gesù, solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Avete chiuso gli occhi alla luce, dice Gesù. Non avete voluto seguire il dito di Giovanni che indicava in me l'Atteso Inviato da Dio. E per questo mi rifiutate, nonostante la sua testimonianza. E una seconda testimonianza: le opere, i gesti che Gesù compie, gesti di guarigione, di liberazione, di ricupero pieno dell'umano, nemmeno questi gesti vengono letti come testimonianza del Padre a favore di Gesù. Nemmeno i miracoli incrinano il muro dell'incredulità e Gesù viene rifiutato. E una terza testimonianza: le innumerevoli parole che Dio ha rivolto al suo popolo e che, costata tristemente Gesù: "non dimorano in voi". E Gesù insiste su questa terza testimonianza che è affidata alle Scritture sacre, "Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna, sono proprio esse che danno testimonianza di me". Quante volte Dio ha annunciato la venuta del suo Figlio, un annuncio consegnato nelle Scritture Sacre, eppure a questa testimonianza gli uomini non hanno voluto credere. Si ferma qui l'Evangelo di questa domenica, in questa dolente, oserei dire drammatica confessione di Gesù rifiutato dai suoi contemporanei. Il rifiuto di Gesù da parte dei suoi contemporanei, il non voler accogliere le testimonianze a suo favore non è forse situazione che si è ripetuta nel corso della storia e che di ripete oggi? Ancora una volta vorrei che ci chiedessimo: 'Chi è Gesù, per me?'. E per rispondere non abbiamo che testimonianze, segni, indizi da decifrare. Forse anche nei nostri giorni non poche luci 'ardono e splendono', uomini e donne luminosi nella coraggiosa testimonianza della verità. Forse anche noi solo per un momento, di sfuggita, ci rallegriamo a queste luci, poi preferiamo il buio. E mi ritorna alla memoria l'emozione che ho provato a Gerusalemme dentro il Memoriale dei bambini uccisi nei campi di sterminio nazisti. Il memoriale è come un grande cilindro buio e rischiarato solo da innumerevoli fiammelle. Nelle notti del tempo risplendono queste piccole luci: bisogna rallegrarsi alla loro luce e non per un istante soltanto. Quante vittime innocenti delle innumerevoli violenze che segnano i nostri giorni. Rallegrarsi di queste luci, come di quella di Giovanni Battista, vuol dire riconoscerne la fede, il coraggio di tanti, uomini e donne, senza paura. Nei nostri giorni risplendono le luci dei testimoni coraggiosi e quelle dei testimoni capaci di condivisione, di com-passione, che passano in mezzo a noi capaci di misericordia. Penso ora a quel medico di Emergency che ha contratto il contagio in Africa dove era per curare i malati di ebola. Di nuovo una testimonianza a quell'amore che è dare la vita, come Gesù ha detto e compiuto. E infine, ultima testimonianza, anche oggi ognuno di noi può ritrovare nelle Scritture Sacre la viva presenza di Gesù, sentirlo vicino, nostro contemporaneo. Sempre più numerosi sono gli uomini e le donne che 'scrutano le Scritture'. Scrutano: un verbo intenso che indica una indagine, una ricerca non superficiale ma intelligente e appassionata. Ma che cosa 'scrutiamo' nelle Scritture, meglio 'Chi' scrutiamo nelle Scritture? Non tanto una dottrina, appunto qualche cosa, ma qualcuno, perché di Lui, di Cristo, le Scritture testimoniano. A questo punto mi sono riconciliato con la pagina evangelica che a prima vista, non capivo. E la ritrovo singolarmente adatta a questo tempo di Avvento, appello a leggere nel buio che talora ci circonda luci, mani misericordiose e parole cariche di una presenza che è sempre più vicina:24 giorni e sarà Natale.

 

 

 

 



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