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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella IV domenica dopo il Martirio
di san Giovanni il Precursore
23 settembre 2012

 

1Re 19, 4-8;
1Cor 11, 23-26;
Gv 6, 41-51.

IL PANE DAL CIELO

I tre testi di questa domenica svolgono un unico tema: il pane del cielo. Incominciamo dal primo testo. La storia di Elia, sull'orlo della disperazione fino a chiedere la morte, può essere la storia di tanti, prostrati dalle fatiche della vita, delusi, disperati. Eppure c'è un pane, una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua e il cammino può continuare….
Anche il popolo di Israele durante il lungo cammino nel deserto ha avuto bisogno di un cibo, la manna, misteriosamente provveduto da Dio. Non c'è cammino se manca il pane che sostiene. Come a Elia, come a Israele nel deserto, così anche a noi è donato un pane per il cammino dell'esistenza. Prima di stupirci per questo pane misterioso che è il corpo del Signore, vorrei che sostassimo su questo dono del pane per il cammino della vita. C'è un tratto di singolare tenerezza in questa volontà di Dio nostro padre di provvederci non solo del pane quotidiano che ci sostenta, ma anche di questo pane che discende dal cielo e di cui abbiamo bisogno per non venir meno lungo la strada della vita. Questo pane, infatti, non è cosa, oggetto: questo pane è la presenza stessa del Signore Gesù: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo". Per il cammino della vita ci è data quindi la presenza, la compagnia di qualcuno: grazie a questo pane ci è data la presenza, la compagnia del Signore Gesù. Che questo pane non sia pane ma sia la viva presenza di qualcuno è parola stupenda ma sconvolgente: la nostra intelligenza esita, forse anzi rifiuta. Come i contemporanei di Gesù che mormoravano: questo Gesù, figlio di Giuseppe, il falegname di Nazareth noi lo conosciamo bene, come può pretendere d'esser disceso dal cielo?.

Ancora una volta sembra impossibile che in un uomo, un uomo qualunque di una povera famiglia qualunque, Dio stesso si manifesti, si riveli, si comunichi a noi irrevocabilmente. Peggio: che quest'uomo doni se stesso come pane, nutrimento per la fatica del vivere. Questo è il cuore della nostra fede: che in un uomo qualsiasi, un tale chiamato Gesù figlio del falegname, Dio si faccia compagno della nostra condizione; che in un pezzo di pane, semplice e povero nutrimento, Dio si faccia compagno della nostra condizione. A tutto questo forse abbiamo fatto l'abitudine, purtroppo. Così ho pensato di leggervi dal diario di don Carlo Gnocchi cappellano degli Alpini durante la tremenda ritirata di Russia, poche righe che ci restituiscono l'emozionante certezza della compagnia del Signore Gesù in un pezzo di pane. "Passa ultimo e frettoloso un giovane ufficiale. Riconosce il cappellano. Ciao, gli dice sottovoce, hai il Signore con te? Sì, Dammelo da baciare. Un balenio metallico della piccola teca tratta di sotto la divisa; un bacio intenso e poi via animosamente. Ricomincia il colloquio e il cappellano parla al suo grande Compagno…e quando la domanda si fa più pressante, la gioia più intensa, il dolore più fondo, la mano corre istintivamente alla piccola teca che racchiude il corpo di Cristo…Così vai e non sai bene se sia Lui che ti porta o tu che porti Lui…Quando nelle notti passate all'addiaccio, immense e rotte dagli incubi, hai la fortuna di portare con te il corpo di Cristo, Egli ti si addormenta leggermente sul cuore".

 

 

 

 



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