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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella IV domenica dopo
il martirio di San Giovanni
21 settembre 2014

 

Isaia 63,19b-64,10;
Ebrei 9, 1-12;
Giovanni 6,24-35

La folla che ha mangiato pane moltiplicato da Gesù, lo cerca. Non vuole lasciarsi sfuggire questa risorsa: disporre di pane abbondante e gratuito. E cercano Gesù per farlo re. E Gesù si sottrae a questa ricerca, fugge, l'unica volta di una sua fuga. Non fuggirà di fronte alla cattura e alla morte, fugge davanti alla prospettiva di un trono, davanti al potere. Una seconda volta-è l'evangelo di questa domenica--la folla cerca Gesù attraversando il lago di Galilea. Anche questa ricerca di Gesù è mossa da un tornaconto, è interessata: avere ancora da Lui il pane. E infatti Gesù non l'apprezza. "Voi mi cercate perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati". Bisogna invece cercare Gesù "perché compie dei segni". Tentiamo, allora, di capire questa parola e che cosa voglia dire cercare Gesù attraverso i segni che egli compie. Questo termine, segni, è decisivo nel quarto Vangelo che viene anche detto vangelo dei segni. Infatti l'evangelista conclude il suo vangelo con queste parole: "Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro.
Questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Messia, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome" (20,30s.). La folla ha mangiato il pane e ne vuole ancora. Gesù dice: il pane che vi ho dato non è solo un buon nutrimento: è un segno per voi. Che cosa vuol dire Gesù? Dove sta la differenza? Un piccolo esempio. Posso mangiare in fretta e furia un panino semplicemente per riempire un 'buco' che avverto nello stomaco…quel pane è solo un apporto nutritivo, utile ma niente più.
Posso mangiare un pane spezzandolo, condividendolo con altri, accompagnandolo con parole di amicizia: quel pane assume un altro valore, è un segno: di fraternità, condivisione, convivialità…
Quel pane spezzato nell'amicizia non è solo pane, è molto di più, è un segno: esprime un legame di comunione. I gesti più intensi e significativi sono appunto segni che parlano, dicono i miei sentimenti più profondi. Pensiamo ai doni: sono segni della mia riconoscenza, del mio affetto per te: il dono è un segno che parla di me e del bene che ti voglio. E' bello scoprire che Gesù vuole avere con noi un rapporto non semplicemente fatto di cose di cui abbiamo bisogno, ma un rapporto fatto di segni che ci parlano di Lui. Troppe volte il nostro rapporto con Lui è quello della folla che cerca pane, solo pane. Anche noi cerchiamo Gesù perchè abbiamo bisogno e ci aspettiamo che ci dia ciò di cui abbiamo bisogno.
Ma in questo modo non cerchiamo Lui ma solo qualche cosa che riteniamo per noi necessaria. Dopo aver rimproverato la gente che cerca solo pane e non segni, Gesù ripetutamente invita a cercare Lui, la sua persona, l'affidamento a Lui: in una parola credere in Lui. E il culmine è la sua identificazione con il pane: Io sono il pane della vita. Quante volte nella preghiera cerchiamo tante cose di cui abbiamo bisogno: cerchiamo anzitutto Lui il Signore, affidiamoci perdutamente a Lui e nulla ci mancherà.
Concludo riprendendo il termine 'segno' che Gesù ci invita a scrutare. Il fatto che Dio si comunichi a noi mediante segni, e il primo decisivo segno è la semplice umanità di Gesù, vuole dire che la strada che ci conduce fino a Dio passa attraverso lo spessore talvolta opaco della materia, della storia umana, dei gesti umani che sono la trama dei nostri giorni. Dio si dà a noi attraverso questa realtà umana, come tra poco nei poveri segni del pane e del vino. Mediante le cose visibili ci conduce all'amore delle cose invisibili. Ma non è così anche dell'amore umano che attraverso i corpi, i gesti di cura e tenerezza , realizza l'incontro con la persona amata?

 

 

 

 



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