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La Parola predicata

 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella V domenica dopoPasqua
18 maggio 2014

 

At 10,1-5.24.34-36.44-48a
Fil 2,12-16
Gv 14,21-24

AMORE PER LA PAROLA, AMORE PER GESÙ

Terminata la lettura e innalzato il libro dell'Evangelo colui che ha letto bacia la pagina. Proprio nel testo di oggi troviamo la ragione di questo gesto di venerazione e di affetto. Perché baciare un libro? Perché non si tratta solo di un libro ma, attraverso il libro e le sue parole, di una singolare relazione con la persona stessa di Gesù. Infatti due volte Gesù congiunge l'amore per Lui con l'accoglienza della sua parola: "Se qualcuno mi ama osserverà la mia parola". Amore per il Signore Gesù e custodia della sua parola sono un unico dinamismo. Ascoltare, custodire, osservare la parola equivale ad amare Gesù. Del resto altre volte Gesù ha stabilito una chiara identificazione tra la sua persona e le sue parole: "Chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo la salverà….Chi si vergognerà di me e delle mie parole…anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui…"(Mc 8,35.38).
In queste due affermazioni è stabilita una piena identificazione tra la persona di Gesù e l'evangelo, le sue parole. Si comprende allora nella pagina di oggi il legame profondo tra osservanza delle sue parole e amore per la persona di Gesù. E infatti Maria, la madre di Gesù che certamente amava di un amore unico il suo Figlio, è ripetutamente presentata come colei che custodiva e meditava nel suo cuore la parola (Lc 2,19.51). E la consegna che Maria dà a tutti noi discepoli del suo Figlio è proprio: "Fate quello che il mio Figlio vi dirà" (Gv 2,5); siate ascoltatori e operatori delle parole del mio Figlio. Questo legame tra amore e ascolto della parola mi sembra significativo anche per l'esperienza dell'amore umano.
L'amore non è solo esperienza carica di emozione, di intenso sentimento: l'amore si nutre dell'ascolto dell'altro e ha la sua conferma in un agire che dà concretezza a tale ascolto. Quando all'interno di una coppia o di una famiglia vengono meno le parole, l'ascolto reciproco, il dialogo probabilmente l'amore reciproco sta spegnendosi.
E aggiungo, pensando alle vicende di questi giorni: se le parole evangeliche, in particolare quelle di giustizia e cura del bene comune, davvero guidassero il nostro agire e quello di chi è investito di pubbliche responsabilità, non ci troveremmo a dover subire un altro sfregio alla dignità di questa nostra città, un tempo 'capitale morale'! Anzi a chi ascolta e realizza la sua parola Gesù promette di prender casa presso di lui. Ognuno di noi se ascolta e realizza le parole di Gesù diviene abitazione di Dio. Ma davvero Dio può abitare sulla terra? È singolare l'interrogativo che Salomone esprime proprio nel momento in cui, compiuta la stupenda costruzione del Tempio a Gerusalemme, il re lo dedica a Dio: "Ma veramente Dio abita sulla terra? Ecco: i cieli e i cieli dei cieli non ti possono contenere, quanto meno lo potrà questo tempio che io ho costruito".
Tra le emozioni più forti che la visita a Gerusalemme riserva vi è certamente la sosta presso quanto resta dell'antico Tempio, quel cosiddetto 'Muro del pianto', reliquia di pietra della dimora di Dio. Ma già i profeti annunciavano che la dimora di Dio non sarebbe stata più un edificio per quanto magnifico ma il popolo stesso, la comunità dei credenti: "La mia dimora sarà presso di loro, sarò il loro Dio ed essi il mio popolo" (Ez37,26). "Vengo ad abitare in mezzo a te"(Zc2,14).
E noi sappiamo che questo abitare di Dio in mezzo a noi si realizzerà nel corpo di una donna, Maria di Nazareth. Quante volte Gesù entrerà nelle case e vi sosterà: casa di Nazareth dove trascorre lunghi anni sottomesso a Maria e Giuseppe; casa di Betania accolto da Marta, Maria e Lazzaro; casa di Pietro a Cafarnao, casa di Zaccheo a Gerico: "Oggi devo fermarmi a casa tua". E infine casa di Emmaus, dove il gesto di spezzare il pane manifesta la presenza del Signore. La prima comunità si raccoglierà nelle case (At2,46) per ripetere la frazione del pane, il gesto che manifestava la presenza del Signore.
Ma la vera abitazione non sarà più una casa ma, come ci dice l'evangelo di oggi: ogni persona che accoglie le Parole del Signore e le vive diviene la sua abitazione. E Paolo affermerà che ormai i nostri corpi sono il Tempio di Dio, la sua dimora (1Cor6,19). Permettetemi una confidenza: "Amo questa nostra chiesa, questo edificio dimora di Dio, ma soprattutto amo voi, ognuno di voi, abitazione di Dio".

 

 

 

 

 



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