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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella V domenica dopo Pasqua
28 aprile 2013

 
At 4,32-37
1Cor 12,31-13,8a
Gv 13,31b-35

IL COMANDAMENTO NUOVO

L'Evangelo di questa domenica riprende e in parte ripete la pagina che abbiamo letto domenica scorsa, ma con un elemento nuovo. Dice Gesù: "Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri". Perché Gesù qualifica come nuovo il comandamento dell'amore vicendevole? Forse perché nel primo Testamento, quello che siamo soliti chiamare Vecchio Testamento, non vi sarebbe il precetto dell'amore vicendevole? Sarebbe questa una parola nuova, propria del messaggio cristiano e assente nell'ebraismo, nella Legge di Mosè? Ma non è così.

Troviamo nel Primo testamento numerosi precetti di misericordia. Per i poveri: "Non maltrattate la vedova né l'orfano, se gli farete del male e griderà a me, io ascolterò il loro grido e si accenderà il mio furore" (Es 22,21-23). "Se prendi in pegno il mantello di un povero glielo restituirai prima del tramonto del sole. È tutto quello che ha per coprirsi, è il mantello nel quale avvolge il suo corpo per dormire. Se griderà verso di me, lo ascolterò perché sono misericordioso" (Es 2,25-27).
Precetti di misericordia per gli stranieri: "Se uno straniero abita con voi nella vostra terra, non molestatelo. Ma sia tra voi come uno dei vostri, e tu amalo come te stesso perché anche voi siete stati stranieri nella terra d'Egitto" (Lev 19,33-34).
Precetti di misericordia per i nemici: "Se vedi cadere sotto il suo carico l'asino di chi ti odia, non passare oltre, ma insieme a lui aiuta l'animale a rialzarsi" (Es 23,5). "Non serbare rancore al tuo prossimo, per quanto grandi siano i suoi torti" (Eccl 10,6).
Ci sono precetti di misericordia per gli animali: "Se camminando per la strada trovi un nido d'uccelli su un albero o a terra, con la madre posata sugli uccellini o sulle uova, non prenderla insieme ai piccoli. Lasciala andare" (Deut 22,6-7). Ci sono precetti di misericordia per alcune situazioni particolari: "Prima che si ingaggi la battaglia gli scribi devono annunciare: C'è qualcuno che ha costruito una casa nuova e non l'ha ancora inaugurata? Se ne torni a casa" (Deut 20,5). Analoga concessione per chi non ha ancora raccolto i primi frutti della vigna che ha piantato, per chi è fidanzato e non si è ancora sposato, perché la morte non stronchi chi è alla vigilia di una grande consolazione.
C'è un precetto di incredibile delicatezza: "Se un uomo è sposato da poco, non andrà alla guerra e nessuno lo cercherà, resterà a casa sua per un anno, libero da ogni impegno militare, per rallegrare la donna che ha scelto" (Deut 24,5). L'ebraismo, fedele alla legge mosaica conosce il comandamento dell'amore vicendevole: ma allora perché Gesù qualifica come nuovo questo comandamento? Ci può aiutare l'uso di questo stesso aggettivo 'nuovo' sempre quella stessa sera, l'ultima della sua vita tra noi, quando Gesù trasmette il comandamento nuovo dopo aver dato ai discepoli il calice del vino con le parole: "Questo è il mio sangue della nuova ed eterna alleanza".

C'è allora un legame tra il comandamento nuovo e il sangue della nuova alleanza. Il legame lo spiega Gesù stesso quando dice che non c'è amore più grande di questo: dare la vita per…La nuova alleanza tra Dio e l'intera umanità trova compimento nel dono della sua vita che Gesù compie per tutti, dono significato proprio dal pane spezzato e dal sangue della nuova alleanza. Questo gesto che tra poco compiremo ancora una volta manifesta che non c'è amore più grande di questo: dare la vita per… E questa è la nuova alleanza dalla quale scaturisce il nuovo comandamento dell'amore vicendevole: "amatevi come io vi ho amati". Già domenica vi ho proposto di leggere così "amatevi in forza dell'amore con cui io vi ho amato". Il comandamento dell'amore vicendevole è nuovo perché ha la sua sorgente nell'amore di Gesù per noi, quando ha spalancato le sue braccia sulla croce tra cielo e terra per accogliere tutti, proprio tutti, nel suo abbraccio. Nuovo comandamento perché reso possibile dalla forza dell'amore di Cristo che ci avvolge e ci rinnova. Una sola è la novità cristiana: "Dio ha tanto amato il mondo fino a dare il suo Figlio per noi…".

I primi discepoli di Gesù compresero bene questa novità e infatti, come abbiamo letto nella prima lettura, praticarono questo amore nella sua concretezza arrivando a mettere in comune i propri beni perché nessuno dei fratelli fosse nell'indigenza. Si è parlato di una sorta di comunismo dei beni nella prima comunità cristiana, appunto di una condivisione che tendeva a superare le diseguaglianze. Quanto siamo lontani da quello stile! Il nostro paese è tra quelli nei quali le differenze economiche tra ricchi e poveri invece di ridursi conoscono in questi anni di crisi una preoccupante accentuazione. Ci aspettiamo che la chiesa di papa Francesco che ha detto: "Vorrei una chiesa povera e per i poveri", compia scelte coraggiose per assicurare alle finanze vaticane trasparenza e effettiva destinazione all'esercizio della carità.

Anche la nostre comunità, nonostante la difficile congiuntura, ha scelto di ridurre il suo impegno di carità e solidarietà, come si può leggere nel Bilancio appena pubblicato. Ma, come ci ricorda Paolo nello stupendo inno alla carità, non basta dare, dare tutto, dare se stessi. "Se non avessi la carità sarei nulla". Prima d'essere frutto del nostro impegno morale la carità è la misteriosa ma reale presenza in noi di quel Dio che è amore. Davvero dove è carità e amore lì abita Dio.

 

 

 

 



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