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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella quinta domenica di Avvento

15 dicembre 2013

 

Mi 5, 1; Mi 3, 1-5a.6-7b
Gal 3, 23-28b 10,5-9a
Gv 1, 6-8.15-18

GESU' ESEGESI, NARRAZIONE DEL DIO NASCOSTO

Ancora una volta, in questo cammino di Avvento, ci viene incontro la figura di Giovanni Battista. E ancora una volta quest'uomo ci appare totalmente relativo a Gesù: non è Giovanni la luce ma solo testimone della luce.
Ormai sempre più vicini al Natale Giovanni ci invita a volgerci non a lui ma a Colui che solo è la luce del mondo.

Della pagina evangelica vorrei riprendere solo l'ultima riga: Dio nessuno lo ha mai visto, il Figlio unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre, lo ha rivelato. Due mi sembrano i messaggi di queste poche righe. Anzitutto l'affermazione: Dio nessuno lo ha mai visto.

La tradizione ebraica, radice della nostra fede, custodisce con rigore questa verità: Dio nessuno lo ha mai visto. Di lui non è possibile fare immagine alcuna, non lo si deve nemmeno nominare. Mentre all'uomo è affidato il compito di dare il nome a tutte le cose (Gen 2,19) il nome di Dio e quindi la sua intima natura resta misteriosa per l'uomo. Anche quando nel roveto ardente Dio rivelerà il suo nome a Mosè, in realtà nasconderà la sua identità, il suo nome dietro ai nomi dei suoi amici: "Io sono il Dio di tuo Padre, il Dio di Abramo, di Isacco, il Dio di Giacobbe" (Es 3,6). In questo modo la tradizione ebraica custodisce la trascendenza di Dio, impedisce qualsiasi tentativo di metter le mani su di Lui quasi fosse oggetto di cui possiamo disporre. Nessuno ha mai visto Dio e nessuno può quindi pretendere di averlo in pugno e servirsene per i propri interessi. Nemmeno le religioni, nemmeno le Chiese. Contro ogni tentativo di utilizzare Dio sta la parola: Dio nessuno lo ha mai visto. Possiamo servire a Lui, non servircene. Eppure, continua l'Evangelo odierno, questo Dio che nessun occhio umano ha mai potuto vedere si è manifestato.

Il Figlio lo ha rivelato. Così recita la nostra traduzione che interpreta liberamente il verbo usato dall'evangelista Giovanni e che dovremmo, alla lettera, tradurre: il Figlio lo ha tratto fuori. L'evangelista usa un verbo che direi tecnico: fare l'esegesi. È questa la scienza che cava fuori da un testo il suo significato profondo. Gesù, il Figlio, è l'esegesi di Dio il Padre. La formula può sembrare bizzarra eppure è altamente significativa. Come l'esegeta, lo studioso del testo, cava fuori dallo studio attento del testo e di ogni parola, il suo profondo e recondito significato, così Gesù attraverso la sua vita e le sue parole trae fuori dall'ombra il volto invisibile di Dio e ce lo fa conoscere.

L'antica traduzione latina dice: il Figlio ci ha raccontato l'invisibile Dio. Gesù racconto del Padre. Al discepolo Filippo che una volta gli domanderà di poter vedere, conoscere il Padre, Gesù risponderà che per conoscere il Padre basta guardare il suo volto, il volto di Gesù di Nazareth. Ma Filippo e gli altri hanno davanti agli occhi solo un volto d'uomo. Di questo volto non conosciamo i tratti, purtroppo. Gli Evangelisti hanno solo più volte notato il suo sguardo, ma i tratti del suo volto dovevano essere quelli di uno dei tanti uomini di quella terra e di quel tempo. Eppure grazie a quel volto l'invisibile Dio è tratto fuori dall'ombra, è raccontato e quindi a noi rivelato.

Proviamo a leggere nel Natale ormai sempre più vicino il racconto di un Dio che ha tanto amato il mondo fino a dare il suo Figlio per noi. Questo racconto non è una fiaba ma è una vera, stupenda storia d' amore.

 

 

 

 



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