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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella V domenica di Avvnto
16 dicembre 2012

 

Is 30, 18-26b
2Cor 4, 1-6
Gv 3, 23-32

UN GRANDE EDUCATORE: GIOVANNI BATTISTA

Sulle rive del Giordano incontriamo una singolare figura di educatore: Giovanni Battista. Nel nostro cammino di Avvento lo abbiamo già incontrato: il suo stile di vita essenziale e povero, la sua predicazione rigorosa e intransigente che presto lo porterà nelle prigioni del re Erode. Giovanni Battista, uomo del deserto ci richiama ad uno stile di vita sobrio, ad una disciplina rigorosa.
Oggi Giovanni Battista mi appare sotto un'altra luce, come modello di vero, grande educatore. In questa lettura del Precursore sono stato aiutato da una osservazione del cardinale Martini nella sua lettera pastorale del 1992-3. Scriveva allora il nostro Arcivescovo: "Sono due le figure del nuovo testamento che esprimono meglio di altre questa qualità di un vero lavoro educativo e comunicativo: Giovanni Battista e Maria di Nazareth, entrambi capaci di rinviare all'unico Maestro. 'Non sono io il Cristo, ma sono mandato innanzi a Lui….Egli deve crescere e io invece diminuire" (Gv 3,28-30).

Mi viene alla mente un famoso dipinto: la Crocifissione di Mattias Grunewald. Sotto la croce di Gesù il pittore ha collocato, con una invenzione assolutamente originale e altamente significativa, anche Giovanni Battista che pronuncia il suo "Egli deve crescere e io diminuire" mentre con il dito indica appunto il crocifisso. Il dito del Battista è anatomicamente sproporzionato perchè sia potentemente indicativo della persona di Gesù. Giovanni è quel dito indice, Giovanni è tutto in quel gesto: indicare Gesù, Giovanni è totalmente relativo a Gesù. Dice di sé: "Io non sono il Cristo", cioè l'atteso inviato di Dio. Dice di sé: Io non sono lo Sposo ma solo l'amico dello Sposo. Per questo Giovanni è un vero educatore perché indica il vero Maestro. Un vero educatore non è preoccupato di richiamare su di sé, sulla sua persona, l'attenzione dei suoi discepoli o scolari ma piuttosto sulla verità, più grande di lui, che è chiamato a trasmettere. Deve quindi, in una certa misura, rendersi progressivamente inutile perché sovrana sia sempre e solo la verità alla quale l'educatore deve condurre. È tentazione per l'educatore, per l'adulto proporre se stesso e tendere a creare nei propri figli, nei giovani a lui affidati la propria immagine. È segno pericoloso quando certe leadership sicuramente utili nel cammino educativo determinano forme di imitazione infantile, ricalco di gesti e linguaggi.

Giovanni Battista è grande educatore perché non sequestra la libertà dei suoi discepoli ma è pronto a farsi da parte, pronto a diminuire perché l'altro, l'unico vero Maestro cresca. Questo atteggiamento di Giovanni Battista descrive bene quello che deve sempre essere lo stile della Chiesa, comunità che deve continuamente rinviare a Gesù, alla sua Parola. La Chiesa ha quest'unica ragion d'essere: svelare sempre più nitidamente il volto di Gesù. Anche la Chiesa e in essa le nostre parrocchie, associazioni, movimenti, ecc. possono incorrere nella sottile tentazione di mettersi al centro dell'attenzione, con le loro strutture, il loro peso organizzativo, ecc. E invece la Chiesa deve essere un segno che potentemente, efficacemente indica Gesù. Come Giovanni anche la Chiesa non ha altra ragione d'essere che diminuire perché Lui solo, il Signore cresca.

 

 

 

 



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