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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella V domenica
dopo il Martirio di S. Giovanni
29 settembre 2013

 

Is 56, 1-7
Rm 15, 2-7
Lc 6, 27-38

SIATE MISERICORDIOSI

L'evangelo di questa domenica raccoglie diverse parole del Signore quasi variazioni su un unico tema: siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso.
Vorrei anzitutto sostare su questo aggettivo che qualifica Dio: misericordioso.
Anche il Corano indica Dio come il clemente e misericordioso.
Nella lingua di Gesù questo termine-misericordioso designa il grembo materno, le viscere materne. Dire che Dio è il misericordioso significa attribuirgli una caratteristica squisitamente femminile, è dire che Dio ha un grembo materno. Giustamente san Gerolamo il grande traduttore della Bibbia ha tradotto questo termine con l'espressione 'viscere di misericordia'. Dio si compiace di farsi riconoscere da noi grazie ad esperienze umanissime di fedeltà sponsale, di reciproca tenerezza, di cura materna.
Dobbiamo allora sconfiggere tutte le immagini distorte di Dio che non esprimono viscere di misericordia ma piuttosto giudizio, castigo, punizione, vendetta…
Alla luce di questa consolante certezza ecco le altre parole dell'evangelo di oggi così distanti dalla nostra mentalità. Amate i vostri nemici, fate del bene a quanti vi odiano…alla maledizione rispondete con la benedizione, alle percosse rispondete con al forza inerme dell'amore non violento.
Ci sorprendono queste parole così estranee alla mentalità corrente e rischiamo anche noi di pensare che il Vangelo sia una parola per anime belle che non riconoscono la violenza e il male che sfigurano il volto della terra. Anzi un grande filosofo moderno ha scritto che quella evangelica sarebbe una parola buona per i castrati!!
Amate i nemici, vuol dire: non considerate nessuno come nemico, cancella dal tuo vocabolario questa parola. Non considerare nessuno così distante, così estraneo, così ostile da esser tuo nemico.
E un secondo imperativo: perdonate e sarete perdonati. Proponendoci lo stile del perdono l'Evangelo ci offre una via ardua ma efficace di riscatto umano.
Quante volte certe persone rimangono inchiodate ai loro comportamenti nei loro comportamenti perversi e violenti solo perché nessuno ha mai creduto nel loro possibile riscatto, nella loro possibile conversione.
L'unica parola che può sciogliere certe durezze, aprire chiusure ostili è la parola della fiducia nelle risorse dell'uomo, anche dell'uomo più disastrato, appunto è la parola del perdono. Lo stile del perdono non è alternativo all'esercizio della giustizia.
Certo la giustizia deve mettere il colpevole in condizione di non nuocere più ma una giustizia che non sia animata dall'intenzione del riscatto e del recupero di chi ha sbagliato è una giustizia spietata. Anche la nostra Carta costituzionale non vuole una giustizia solo punitiva, cioè una giustizia vendicativa ma una giustizia capace di riabilitare. Anche per questo io non credo all'efficacia della pena di morte.
Il perdono, l'amore per i nemici, il rispondere al male sempre e solo con la forza del bene non sono affatto atteggiamenti deboli, rinunciatari incapaci di misurarsi con i conflitti. Al contrario: solo la logica del perdono, dell'amore anche per il nemico, della nonviolenza aiutano a costruire una convivenza davvero umana.

Ricordo un modo di dire di mio padre. Allora, ero un ragazzo e non lo capivo. Poi l'ho trovato singolarmente vicino al Vangelo, il Vangelo di oggi. Diceva a proposito di qualcuno che gli era ostile: Bisogna ammazzarlo di cortesia. Espressione paradossale che con efficacia traduce la parola evangelica: Rispondi al male sempre e solo con la forza del bene. Insomma: ammazza di cortesia perché questo è l'agire di Dio il misericordioso.

 

 

 

 



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