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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella V domenica dopo il Martirio
di san Giovanni il Precursore
30 settembre 2012

 

Dt 6, 1-9;
Rm 13, 8-14a;
Lc 10, 25-37.

GESÙ IL SAMARITANO

Sul muro del cosiddetto 'Albergo del buon Samaritano, sulla strada che scende da Gerusalemme fino a Gerico, ventisette chilometri con un dislivello di più di mille metri, un pellegrino, molti secoli fa, incise in latino queste parole che sono il miglior commento alla pagina che abbiamo appena ascoltato: "Se persino sacerdoti e addetti al tempio passano oltre la tua angoscia, sappi che Cristo è il buon Samaritano che avrà sempre compassione di te e nell'ora della tua morte ti porterà alla locanda eterna". Prima d'essere un appello all'esercizio concreto dell'amore la parabola è rivelazione del volto di Dio, Dio di compassione. E in questa domenica, a trenta giorni dalla morte del cardinale Martini, non posso non ricordare una parola che ascoltai dalle sue labbra nel Duomo di Milano il giorno dell'apertura del grande convegno diocesano 'Farsi prossimo'. Davanti all'altare del Duomo era stata collocata la grande croce di san Carlo, quella portata dal Santo nei giorni della peste, proprio ai piedi di quella croce ora è sepolto il cardinale Martini. Disse: Siamo qui davanti alla croce e la guardiamo ma in verità è il Signore crocifisso che guarda noi; solo se guardati da Lui mentre dà la vita per noi saremo capaci a nostra volta di amare e dare noi stessi per i fratelli.Diventiamo capaci di farci prossimi perché per primo Dio si è fatto prossimo a noi. Possiamo essere anche noi buoni samaritani per quanti sono nel bisogno perché Gesù è il buon samaritano che si curva sulle nostre ferite e ci guarisce.

Questa pagina ha una forte carica polemica. Anzitutto nei confronti degli uomini del Tempio, sacerdote e levita che passano oltre, evitano quel poveraccio che giace mezzo morto lungo la strada. L'evangelista non ci dice le ragioni di questa omissione di soccorso. Probabilmente il timore di contrarre una impurità toccando un ferito e forse un cadavere con conseguenze anche economiche: non avrebbero percepito le decime e i riti di purificazione erano complessi e costosi. Quante volte i profeti condannano un culto fatto di gesti religiosi esteriori, di devozioni che non coinvolgono la vita con scelte di giustizia e di amore. Non bisogna essere uomini del tempio, intenti ai propri rituali e solo preoccupati della propria integrità e purezza: bisogna essere uomini della strada che non temono di sporcarsi le mani, di compromettersi con gesti di amore concreto. Ho detto una pagina polemica: perchè Gesù non sceglie come esempio di amore appunto un uomo religioso, un uomo del culto e del tempio ma sceglie un Samaritano. Allora questa gente era considerata bastarda e infedele. Piccola popolazione frutto della mescolanza con stranieri non appartenenti al sangue e alla fede di Abramo. Quando i suoi contemporanei vorranno lanciare a Gesù un tremendo insulto gli grideranno: "Abbiamo ragione di dire che sei un Samaritano e hai addosso un demonio" (Gv 8,48). E Gesù, di proposito e polemicamente sceglie un Samaritano per farne il modello dell'amore che si fa carico del bisogno dell'altro. Anzi sceglie un Samaritano, si identifica con questo bastardo infedele ma capace di farsi prossimo.

La parabola del buon samaritano è il ritratto di Gesù e per conseguenza del vero discepolo. È anche il mio, il nostro ritratto?

 

 

 

 



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