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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella V domenica dopo
il martirio di San Giovanni
28 settembre 2014

 

Deuteronomio 6, 4-12;
Galati 5,1-14;
Matteo 22,34-40

L'evangelo di questa domenica che congiunge i due comandamenti -amore per Dio e amore per l'uomo- mi riporta alla memoria una parola di un grande credente del nostro tempo: Dietrich Bonhoeffer. Pastore della Chiesa evangelica luterana tedesca, non si sottrasse al dovere di combattere il nazionalsocialismo, prendendo parte alla cospirazione che mirava a metter fine al nazismo e al suo Fuhrer, Hitler. Bonhoeffer pag˛ con la vita questa scelta coerente con la sua fede nell'unico Signore. Una scelta che provoc˛ all'interna della chiesa luterana tedesca una dolorosa scissione tra quanti tolleravano il nazismo e quanti, Bonhoeffer tra questi, lo combattevano risolutamente.

In quella stagione non lontana dai nostri giorni, Bonhoeffer scrisse questa folgorante parola: "Solo chi grida per gli Ebrei ha il diritto di cantare il gregoriano". Solo chi pratica un amore coraggioso e rischioso per le vittime, allora milioni di Ebrei che finirono nelle camere a gas, potrÓ poi aprire le labbra nella preghiera, nel canto delle belle melodie del gregoriano, il canto liturgico cristiano. In altre parole, amore per Dio che si esprime nella preghiera e nel canto e amore per l'uomo sono inseparabili. Anzi la veritÓ , l'autenticitÓ del nostro amore per Dio ha il suo banco di prova, la sua verifica nell'amore fraterno.

Lo afferma l'apostolo Giovanni: "Come puoi dire di amare Dio che non vedi se non ami il fratello che vedi?". Dio e uomo, amore di Dio e amore dell'uomo non stanno su due sponde irrimediabilmente distanti, anzi. Fin dalla prima pagina il Libro sacro lo afferma: l'uomo Ŕ creato immagine somigliantissima di Dio, sua unica vivente immagine. Anche per questo l'Ebraismo non tollera immagini di Dio fabbricate dalla mano dell'uomo. Dio stesso ha provveduto a farsi una immagine ed Ŕ il volto di ogni uomo. E nell'ultimo giorno, quando la nostra vita sarÓ giudicata, scopriremo che tutti i gesti concreti di solidarietÓ e condivisione con l'affamato, l'assetato, colui che manca di vestiti, di salute, di libertÓ, sono gesti rivolti alla persona stessa di Cristo: "L'avete fatto a me". Nella sua persona l'umano e il divino sono definitivamente congiunti : 'vero uomo e vero Dio' afferma la fede cristiana e in questo modo esprime il pi¨ alto riconoscimento della dignitÓ umana. Quel Dio che nessun occhio pu˛ vedere ha il volto umano di Ges¨, figlio di Maria di Nazareth.

Sessantanove anni fa, quando il Pastore Bonhoeffer fu impiccato, bisognava gridare per gli Ebrei, e purtroppo non tutti i cristiani alzarono la loro voce. E oggi? Per chi bisogna gridare oggi, se vogliamo che poi la nostra voce di preghiera sia ascoltata dal Signore? Tento qualche esemplificazione. Allora era per gli Ebrei e ancora oggi questo popolo che ha tanto sofferto ha diritto ad una vita sicura nella terra dei Padri, ma uguale diritto ha il popolo palestinese ancora senza terra e senza patria. Oggi Ŕ per quanti fuggono dalle terre della fame e della guerra cercando con tutti i mezzi rifugio sulle nostre coste. Oggi Ŕ per i cristiani che in Irak sono costretti a scegliere tra l'adesione forzata all'Islam o la deportazione e la morte Oggi Ŕ per i giovani che non hanno lavoro e futuro, nella morsa della crisi economica. Oggi Ŕ per i tanti, troppi che vivono ai margini, nella solitudine, nell'esclusione sociale, nelle diverse forme di discriminazione. Se non diamo voce a questi senza voce, inutile sarÓ cantare salmi, inni e cantici spirituali.

 

 

 

 



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