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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella V domenica dopo Pentecoste
13 luglio 2014

 

Gen 11, 31.32b-12,5b
Eb 11, 1-2.8-16b
Lc 9, 57-62

Questa domenica possiamo chiamarla domenica della strada o del cammino. Abramo e Gesù, protagonisti dei tre testi che ci sono oggi proposti sono entrambi in cammino.
La prima parola che Dio rivolge ad Abramo è un comando : "Parti dalla tua terra e và…" "E Abramo partì senza sapere dove andava". Abramo, nostro padre nella fede è un grande camminatore, la sua fede è una fede nomade. Credere, cioè affidarsi a Dio,vuol dire mettersi in cammino, correre il rischio di mettersi in strada non rimanere tranquillamente installati nelle proprie sicurezze. La fede è principio di inquietudine. Quante volte invece noi associamo la fede alla tranquilla sicurezza di chi dispone di risposte per tutti i grandi enigmi dell'esistenza.
Abramo vive la sua fede, il suo affidarsi perdutamente a Dio che lo chiama, come ricerca, insonne ricerca. Anche Gesù ci è presentato nella prima riga del Vangelo odierno in cammino, ma non un cammino qualsiasi. Gesù è in cammino verso Gerusalemme.
L'evangelista Luca lo dice con una espressione singolarmente intensa: "Indurì il suo volto per andare verso Gerusalemme", in altre parole prese la ferma decisione, una decisione che segna il suo volto, contratto nella ferma determinazione di compiere la sua missione fino al dono della vita. E sulla strada vi sono tre incontri che fissano le condizioni per essere con Gesù, per essere suoi discepoli cioè veri camminatori, con lui e come lui uomini della strada. La prima condizione è non essere uomini del nido e della tana. O se vogliamo usare un'altra immagine analoga non essere uomini del grembo caldo e rassicurante.
Conosciamo bene la voglia di volgerci indietro quando dobbiamo affrontare situazioni nuove, inedite, potenzialmente ostili o comunque ignote. Si impara a volare solo lasciando la sicurezza del nido. Gesù ci invita a guardare avanti risolutamente senza nostalgie regressive.
Al secondo interlocutore Gesù sembra chiedere qualche cosa che urta la nostra sensibilità. Gesù chiede d'esser libero non solo e non tanto dal legame filiale ma da quel complesso di abitudini e tradizioni che trasmesse appunto di padre in figlio possono rappresentare un legame paralizzante. Assistere il padre nel momento della morte, come vuole il secondo interlocutore di Gesù, comportava anche assicurarsi l'eredità paterna. Questo possibile discepolo è disposto a seguire il Maestro ma senza perdere le sicurezze, le garanzie materiali offerte dal proprio passato. Gesù, invece, vuole i suoi discepoli con le mani e le tasche vuote.
E infine il terzo interlocutore vorrebbe volgersi indietro al complesso di legami, esperienze che costituiscono il suo passato, la sua casa. "Lascia che mi congedi da quelli di casa mia". Di nuovo l'Evangelo chiede di guardare avanti, di non attardarsi nella nostalgia della propria storia, facendo del domani la ripetizione del già visto, del già vissuto.
Possiamo raccogliere il triplice appello evangelico così: avere il coraggio di cercare e guardare l'altro, quanto è diverso da me, appunto 'altro'. Una esperienza oggi sempre più diffusa per la crescente presenza tra noi di 'altri', molti 'altri', ma una esperienza spesso sorgente di disagio e paura.
Di fronte alla crescente presenza in mezzo a noi di 'altri', 'diversi', 'sconosciuti' facile la tentazione di rinchiudersi nel nido o nella tana di una identità rassicurante perché ereditata dal passato. Quanta paura, a causa di tante diverse alterità, di smarrire la nostra identità. Aprirsi all'altro vuol dire uscire da sé, appunto dal nido e dalla tana, l'altro come libertà dalla cura ossessiva per se stessi, il proprio mondo, le proprie cose per correre la grande avventura dell'incontro.
Non dimentichiamo che la prima qualifica dei discepoli di Gesù è stata: uomini della Via, della strada….e che con il termine Via-Strada viene indicato l'essere discepoli di Gesù. Non dottrina, non istituzione, non organizzazione, ma via, strada.
Con Abramo e con Gesù: buona strada , verso l'altro.

 

 

 

 



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