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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella V domenica di Quaresima
domenica
17 marzo 2013

 

Dt 6, 4a; 26,5-11;
Rm 1, 18-23a;
Gv 11, 1-53.

CON GESÙ DI FRONTE ALLA MORTE

Abbiamo ancora nelle orecchie e nel cuore l'annuncio della grande gioia: Habemus Papam… e sarebbe bello oggi sostare sui primi gesti di papa Francesco, gesti che suscitano speranza per il cammino della chiesa. Già la sorprendente scelta di questo nome, Francesco, dice uno stile di vita che mette al centro l'evangelo, i poveri, la riforma della Chiesa.

Ma la grande pagina evangelica che abbiamo appena letto ci inchioda ad un tema arduo che volentieri eviteremmo ma che è decisivo. Gesù sta di fronte alla morte, la morte del suo amico Lazzaro.
La morte domina questa pagina: la malattia e la repentina fine di Lazzaro, il pianto delle sorelle, il cordoglio della gente, il fetore del cadavere, il turbamento e il pianto di Gesù. Come quando la morte come un ladro entra nelle nostre case e ci priva di un volto, di una presenza amata. Tutti noi abbiamo sperimentato il silenzio che scende dentro di noi con la morte dell'altro, di una persona con la quale abbiamo costruito legami che proprio la morte spezza. Ci sono parole che non possiamo più pronunciare perché rivolte proprio a chi non è più, nomi che non possiamo chiamare, gesti che non possiamo più compiere. Con la morte dell'altro la morte entra nella mia vita. Anche Gesù ha vissuto questa perdita, ha sentito in sé il vuoto creato dalla morte dell'amico. Il suo turbamento e il pianto manifestano questa sofferenza perché il legame con l'amico Lazzaro è venuto meno e il dialogo con lui non sarà più possibile.

La sofferenza che segna l' esperienza della morte che ognuno di noi fa e che Gesù stesso ha fatto, rivela il legame che per anni, talvolta per una intera vita, abbiamo costruito con l'altro: questo legame è ormai spezzato e quindi qualcosa di me muore, qualcosa in me muore. Anche Gesù ha vissuto questa esperienza umanissima. Questo Vangelo ci dice che il Figlio di Dio ha fatto sua la nostra esperienza della sofferenza e della morte. Sofferenza e morte sono entrate in Dio stesso. Quanto siamo lontani dall'idea antica secondo la quale la divinità, indifferente, è estranea al dolore mentre l'uomo mortale è condannato al pianto: "Liberi gli Dei da ogni cura al pianto condannano il mortale". Ma il pianto che accompagna l'esperienza della morte non è condanna, è il segno di un legame, di una appartenenza, di una amicizia così intensa da soffrire e piangere quando la morte la spezza. Per questo dobbiamo imparare a stare davanti alla morte con Gesù. Oggi, purtroppo, in molti modi si tenta di allontanare questo evento del morire. Non sappiamo trovare parole per dirne l'imminenza, per prepararvi che vi è ormai vicino, sappiamo solo elaborare pietose bugie per nasconderlo. Abbiamo separato i luoghi del vivere da quelli del soffrire e del morire: la casa è sempre più raramente il luogo del morire. Affidiamo ad altri, ritenuti esperti e competenti, questo duro ma umanissimo accompagnamento verso la fine. Impariamo con Gesù a stare di fronte alla morte, accettiamo d'esser segnati da questa perdita, da questa assenza, non sottraiamoci alla sofferenza che ci procura. È il segno che la vita prende significato dai legami di appartenenza che abbiamo costruito giorno dopo giorno. Legami che la morte non distrugge ma trasforma.

Di fronte alla morte, Gesù rivolge ad ognuno di noi una domanda: 'Credi tu?' Ma che cosa vuol dire credere in Lui, nel Signore Gesù, quando si è di fronte alla morte? Tento di rispondere così: Se credi in me, se a me ti affidi, nulla ti potrà separare dal mio amore. Sarai con Me e con tutti i tuoi morti in una misteriosa ma vera comunione. Davvero nulla ci può separare dall'amore di Dio e dall'amore di quanti sono già approdati alla terra della promessa. E se in quell'ultima ora, una mano amica terrà la nostra mano per infonderci serenità e affrontare l'ultima Nemica, forse sentendo sulla pelle il calore, la tenerezza di quella compagnia, riusciremo a pregare e così sentirci al sicuro, vicini a Dio.

 

 

 

 



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