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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella sesta domenica di Avvento

22 dicembre 2013

 

Is 62, 10-63.3b
Fil 4,4-9
Lc 1, 26-38a

L'ANNUNCIO A MARIA

Davvero familiare questa pagina dell'annuncio dell'angelo Gabriele a Maria.
I pittori, soprattutto i maestri del rinascimento l'hanno dipinta in molti suggestivi modi. Maria, avvolta in abiti preziosi, inginocchiata, ha tra le mani un libro certamente devoto e così riceve la visita dell'Angelo.
Cornice bellissima ma lontana dalla verità. Povera era l'abitazione, più grotta che casa, modesto l'abito di Maria certamente intenta ai lavori quotidiani. Eppure proprio in questa cornice dimessa avviene l'evento sorgivo della fede cristiana: l'incarnazione. Quel Dio altissimo dal quale tutte le cose entra nella storia.
L'evangelista Luca con uno stile di provocazione che gli è consueto, descrive l'annuncio a Maria dopo l'annuncio a Zaccaria, che sarà padre di Giovanni il Battista. Luca accosta queste due annunciazioni per istituire un confronto paradossale e istruttivo.
L'annuncio a Zaccaria si colloca a Gerusalemme, nella cornice del Tempio, durante la liturgia. Protagonista un uomo, anzi un sacerdote nell'esercizio del culto.
Confrontiamo questa scena con quella che vede protagonista Maria.
Siamo lontani da Gerusalemme in un villaggio, in una abitazione qualunque e non nel tempio, protagonista una giovane donna, non un sacerdote, intenta ai lavori domestici e non all'esercizio del culto.
Tutto porterebbe a concludere che decisiva è l'annunciazione a Zaccaria. E invece con un rovesciamento sorprendente Luca ci dice che proprio nella modesta abitazione di Nazareth si compie l'evento decisivo, il Tempio di Gerusalemme non è più il luogo della divina presenza ma lo è il corpo di questa giovane donna.
Il dialogo tra l'Angelo e Maria é sorprendente perché ci svela l'incerto e faticoso cammino di fede di questa donna, chiamata a essere la madre del Messia.
Luca non ci ha nascosto il turbamento che prende Maria al saluto dell'Angelo che in Lei suscita interrogativi: "Ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto". E all'Angelo che le rivela il disegno di Dio su di lei ancora Maria replica con una domanda: "Come avverrà questo…?". Certo, il dialogo si conclude con la parola dell'affidamento incondizionato a Dio e alla sua Parola, ma l'affidamento è quello di un cuore che ha conosciuto il turbamento e il dubbio. Un cuore libero, non soggiogato da una forza invincibile, un cuore libero e che è segnato dalla fatica e dall'incertezza dell'interrogare.

Quante volte anche noi ci troviamo nell'incerto chiarore dell'alba o del tramonto piuttosto che nella luminosità abbagliante del mezzogiorno o nell'oscurità della notte.
Così fede e dubbi convivono in noi e per riprendere la suggestiva indicazione del cardinale Martini un credente e un non credente convivono in noi, si interrogano, si confrontano, si scontrano.
E invece vi sono persone che considerano i dubbi che li inquietano come vere e proprie colpe e se ne accusano accostandosi alla confessione. L'incerto percorso di Maria può riconciliarci con le nostre fatiche a credere, con le esitazioni che ci trattengono dall'abbandono fiducioso a Dio che ci interpella. Sulla soglia del Natale la madre del Signore ci doni occhi grandi, capaci di stupore.

 

 

 

 



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