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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella VI domenica di Avvnto
23 dicembre 2012

 

Is 62, 10-63
Fil 4, 4-9
Lc 1, 26-38

ANNUNCIAZIONE

È familiare la scena dell'annuncio dell'Angelo a Maria. Il luogo che a Nazareth la tradizione indica come quello dell'abitazione di Maria è più simile ad una grotta che ad una casa. E proprio lì è stata ritrovata una incisione nella pietra con le parole dell'angelo a Maria: Kaire Maria, Rallegrati Maria, che noi abbiamo invece tradotto con l'espressione familiare Ave Maria. Un luogo modesto, protagonista una giovanissima ragazza certamente intenta alle faccende domestiche. Poco prima l'evangelista Luca ha descritto un'altra annunciazione: protagonista un uomo, anzi un sacerdote, Zaccaria, nell'esercizio delle sue funzioni di culto. Siamo a Gerusalemme, nello splendore del Tempio affollato dal popolo. Anche qui l'Angelo annuncia a Zaccaria la nascita di un figlio, sarà Giovanni il Battista.

Il confronto tra le due annunciazioni è davvero sorprendente. Tutto sembra dire che la prima annunciazione, a Gerusalemme, nel Tempio, durante una liturgia, protagonista un sacerdote sia quella davvero decisiva. E invece è proprio a Nazareth villaggio ai confini del Paese,ben poco considerato, tanto che si diceva che da quel luogo non poteva venire niente di buono, in una povera abitazione, protagonista una ragazza occupata nei gesti della vita quotidiana; in questa cornice disadorna avviene l'annuncio decisivo per la storia dell'umanità: Dio che gli uomini cercano nelle altezze dei cieli prende dimora non in un Tempio ma nel piccolo grembo di una ragazza.

Dialogo sorprendente quello tra l'Angelo e Maria non solo per il contenuto dell'annuncio ma anche perchè ci svela l'incerto e non facile camino di fede di questa giovane donna, chiamata ad essere la madre del Messia. L'evangelista non ci ha nascosto il turbamento che prende Maria alle parole dell'Angelo che in Lei suscitano un interrogativo: "Ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto". E all'Angelo che le rivela il disegno di Dio su di lei, Maria replica con una domanda: "Come avverrà questo…?" Questa è la prima parola di Maria riferita dai Vangeli, una domanda carica di turbamento e che ci svela la fatica di una libertà che, interpellata da Dio, risponde non già con una immediata adesione ma con una domanda. Forse noi ci aspetteremmo una risposta immediata, senza incertezze. Invece Maria domanda. Davvero singolare questo atteggiamento, proprio di chi vuol capire. Forse possiamo dire che il cammino di fede di questa giovane donna non è senza fatica, è segnato dal dubbio.

Vi confesso che sento vicina Maria, anche Lei partecipe delle fatiche che accompagnano il mio itinerario di fede. E penso di non essere solo. Anzi non poche persone considerano addirittura una colpa i dubbi che attraversano la loro fede. Ma una fede segnata dal dubbio sarebbe forse una fede meno apprezzabile? Sono invece persuaso che i dubbi che attraversano la nostra fede sono una occasione propizia per approfondire la nostra fede e viverla in modo sempre più consapevole. Il dialogo con l'Angelo non si esaurisce nel turbamento e nel dubbio ma si conclude con la parola dell'affidamento a Dio e alla sua parola, affidamento di un cuore umano che ha conosciuto turbamento e dubbio. Un cuore libero, non soggiogato da una forza invincibile, un cuore segnato dalla fatica e dall'incerto interrogare. Quante volte, anche per noi, il cammino di fede conosce l'incerto chiarore dell'alba o del tramonto piuttosto che lo splendore abbagliante del mezzogiorno o l'oscurità della notte. Fede e dubbi convivono in noi: il cardinale Martini parlava di un credente e di un non-credente che coabitano in ognuno di noi, si confrontano, si scontrano, si interrogano.

L'incerto percorso di Maria può riconciliarci con le nostre fatiche a credere con le esitazioni che accompagnano l'abbandono fiducioso a Dio che ci interpella. Dopo la prima parola dell'interrogazione, la seconda parola di Maria è quella dell'affidamento: "Ecco la serva del Signore…". In questa domenica che precede appena il Natale guardiamo alla libertà di questa giovane donna che dopo il turbamento e la domanda si consegna a Dio e alla sua parola. Forse vi è stato un attimo, tra le parole dell'angelo e l'adesione di Maria. Solo un attimo che san Bernardo ha cercato di esprimere così: " L'angelo aspetta la tua risposta o Maria. Stiamo aspettando anche noi. Rispondi presto, pronunzia la parola che cielo e terra aspettano. Apri il tuo cuore alla fede, le tue labbra alla parola, il tuo grembo al Creatore. Ecco, colui che l'umanità attende sta fuori e bussa alla porta. Alzati, corri, apri, rispondi di sì".

 

 

 

 



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