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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella VI domenica dopo Pentecoste
20 luglio 2014

 

Es 33, 18-34,10;
1Cor 3, 5-11;
Lc 6, 20-31;

Della grande, stupenda pagina delle Beatitudini abbiamo due redazioni: quella secondo Matteo e quella secondo Luca che abbiamo appena ascoltato. Le due redazioni hanno un diversa cornice che purtroppo è stata omessa e che è, invece, significativa: Scrive Matteo: Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna….Scrive Luca: Disceso con loro si fermò in un luogo pianeggiante….

La collocazione sulla montagna risponde all'intenzione di Matteo di presentare Gesù come il nuovo Mosè che sul monte, nuovo Sinai, presenta se stesso come nuova legge. Invece Luca sceglie la pianura,meglio il discendere di Gesù, il suo mettersi accanto alla folla non facendo cadere dall'alto le sue parole. Forse anche in questo piccolo dettaglio tocchiamo con mano la 'condiscendenza', la tenerezza di Gesù, di cui Luca è scrittore. Una seconda differenza: Beati voi poveri, scrive Luca, mentre Matteo: Beati i poveri in spirito. Due accentuazioni diverse della medesima beatitudine. Più interiore e spirituale Matteo che proclama beati coloro che sono interiormente poveri.

Luca non solo non ha questa sottolineatura spirituale ma anzi rafforza la concretezza, direi quasi la materialità aggiungendo alle beatitudini le maledizioni---guai a voi---ai ricchi, ai sazi, ai gaudenti. Si direbbe più sociologica e politica la prospettiva di Luca rispetto a quella di Matteo. A molti questa beatitudine della povertà è sembrata la consacrazione della povertà , invito alla rassegnata accettazione della povertà con la promessa di una beatitudine che nell'al di là ricompenserebbe chi quaggiù ha patito povertà. Proprio questa parola ha fatto dire che la religione sarebbe alienazione, rassegnazione passiva. E bisogna riconoscere che tale accusa è stata talora pertinente.

Per questo io credo che per annunciare la beatitudine della povertà bisogna prima annunciare la maledizione della povertà quando essa è conseguenza dell'ingiustizia, della iniqua distribuzione delle risorse della terra, del privilegio di pochi a danno di molti. Che Luca accompagni la beatitudine della povertà con la maledizione della ricchezza, della sazietà, del godimento di pochi non è forse un appello a riconoscere che l'ingiusta distribuzione delle risorse è causa di povertà? Già i Profeti avevano levato la loro voce a difesa dei poveri, vittime dei potenti:"C'è gente i cui denti sono spade per divorare gli umili e i poveri eliminandoli dalla terra". Per questo Dio è dalla parte dei poveri: "Non depredare il povero, perché Dio difenderà la sua causa" (Prov 22,22). Eppure dobbiamo dire, con il vangelo, la beatitudine della povertà quando essa è scelta libera di sobrietà, di condivisione. Ricordiamo Zaccheo, un personaggio del vangelo di Luca: quest'uomo che si era arricchito ingiustamente è pronto, incontrando Gesù, a ristabilire la giustizia e a dare metà dei suoi beni ai poveri.

La beatitudine della povertà interpella il nostro stile di vita e domanda solidarietà e condivisione.

 

 

 

 



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