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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella VI domenica dopo l'Epifania
16 febbraio 2014

 

1Sam 21, 2-6a.7ab
Eb 4, 14-16
Mt 12, 9b-21

PRIMA IL SABATO O PRIMA L'UOMO?

Più volte mi sono trovato a Gerusalemme in giorno di sabato e ho toccato con mano quanto importante sia ancora oggi il riposo del sabato che inizia con il tramonto del venerdì. I servizi alberghieri ridotti, limitata la varietà dei cibi, chiuso il bar. Qualche turista si lamenta, io penso che sia bello condividere questa antichissima tradizione che trova proprio nella prima pagina della Scrittura sacra il suo fondamento: Dio benedisse il sabato e lo santificò.
Nel racconto della creazione a nessun oggetto creato viene attribuito il carattere della santità.
Santo invece è il sabato.
Secondo la tradizione ebraica gli angeli hanno sei ali, una per ogni giorno della settimana, con cui cantano la loro lode; ma essi rimangono silenziosi il sabato, poiché è il sabato stesso che eleva un inno a Dio.
E la liturgia per il mattino del sabato così canta: "A Dio che riposò da ogni atto il settimo giorno e ascese sul suo trono di gloria. Egli ha rivestito di bellezza il giorno del riposo. Egli ha chiamato il sabato una delizia. Questo è il canto e la lode del settimo giorno, in cui Dio si riposò dalla sua opera".
Il mondo senza il sabato sarebbe un mondo senza una finestra che dall'eternità si apre sul tempo.
Ho ripensato alla mia esperienza di un sabato a Gerusalemme e all'amore di Israele per il sabato leggendo l'evangelo di questa domenica. E mi ha stupito l'atteggiamento di Gesù nei confronti della sacralità del sabato.
La prima impressione è che Gesù provocatoriamente voglia trasgredire il riposo del sabato compiendo una guarigione. Questo comportamento è registrato diverse volte nei vangeli.
Così in Lc 6 Gesù non rimprovera i discepoli che di sabato si procurano chicchi di grano e ne mangiano, anzi giustifica il loro operato. E nella sinagoga guarisce, di sabato, una donna curva e accompagna il gesto con parole dure che giustificano il suo operato (Lc 13,10ss.). E nella casa di un fariseo, di sabato, guarisce un idropico (Lc 14,1ss.).
Vi è quindi nell'agire di Gesù una esplicita intenzione polemica nei confronti di una osservanza del sabato tanto scrupolosa quanto ipocrita.
Secondo Giuseppe Flavio, storico del primo secolo dopo Cristo, taluni gruppi rigoristi come gli Esseni spingevano il rispetto del sabato astenendosi non solo da ogni lavoro ma preparavano il cibo la vigilia per non dover accendere il fuoco e si astenevano perfino dai bisogni corporali. I rapporti coniugali erano considerati una profanazione del sabato.
Nel timore di dissacrare lo spirito di questo giorno gli antichi rabbini avevano stabilito un complesso minuzioso di regole.
E' contro questa selva di regole che si pone Gesù rivendicando il primato dell'uomo rispetto a qualsiasi legge. In questo Gesù riprende la migliore tradizione ebraica che così stabiliva: "Nulla è più importante, secondo la Legge, che salvare una vita umana…Anche quando vi è soltanto la minima probabilità che una vita sia in gioco, si può trascurare ogni proibizione della Legge. Si devono sacrificare i precetti per amore dell'uomo anziché sacrificare l'uomo per amore dei precetti".
In una parola: Non è l'uomo per il sabato, ma il sabato per l'uomo. Con parole a noi più familiari: Non è l'uomo per la legge ma la legge per l'uomo. Qualcuno potrebbe leggere in questa affermazione una sorta di messaggio anarchico, una svalutazione della legge e della ordinata convivenza civile che proprio nella legge trova un suo presidio essenziale. Niente affatto. Basterebbe ricordare la parola del Signore Gesù che prescrive di dare a Cesare quel che è di Cesare, riconoscere cioè il legittimo spazio della politica, il ruolo delle leggi e le responsabilità dell'autorità politica.
Nessun compiacimento anarchico che sottovaluti la legge, ma nemmeno consacrazione delle leggi opera dell'uomo e che non sono un valore assoluto e intangibile. Le leggi nascono nel tempo ad opera di maggioranze che talvolta se ne servono a difesa dei propri interessi piuttosto che a tutela del bene comune. Per questo le leggi possono, anzi talvolta devono esser cambiate. Quando non sono più presidio e difesa della vedova e dell'orfano, cioè dei soggetti più deboli.
Abbiamo avuto leggi di cui oggi ci vergogniamo: pensiamo alle leggi razziali che discriminavano gli Ebrei. Sono state abrogate, grazie a Dio! Dire allora come fa l'evangelo di oggi che la legge, ogni legge, deve essere per l'uomo vuol dire ricordare che la finalità delle leggi e del potere politico che ne è artefice è quella e solo quella di promuovere l'uomo, tutto l'uomo, tutti gli uomini.

 

 

 

 



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