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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella nona domenica
dopo Pentecoste
21 luglio 2013

 

1Sam 16,1-13
2Tm 2,8-13
Mt 22,41-46

GESU' DISCENDENTE DI DAVIDE

Ritorna insistente nei tre testi di questa domenica il nome di Davide.
Nel primo testo si racconta come proprio questo ragazzo capelli rossi, begli occhi e bello di aspetto venga scelto da Dio per essere consacrato re. Paolo, nel secondo testo, riporta una breve antichissima formula di fede, diremmo un piccolo Credo certamente formulato in una comunità di cristiani provenienti dall'ebraismo, che indica appunto Gesù come discendente del re Davide. E il passo evangelico riferisce l'opinione dei farisei che ritenevano il Cristo, cioè il Messia, come discendente di Davide. Ripetutamente Gesù è presentato come figlio di Davide, appartenente alla sua discendenza. La gente lo acclama quando entra in Gerusalemme così: "Osanna, gloria al figlio di Davide" (Mt 21,9).
Per noi non è consueto rivolgerci a Gesù chiamandolo figlio di Davide, preferiamo altri titoli come Signore, Salvatore, Figlio di Dio…
Rivolgerci a Gesù come 'figlio di Davide' vuol dire situare Gesù dentro la storia del suo popolo, dentro la lunga serie dei discendenti del re Davide. Vuol dire radicare nella terra questo Messia-Inviato di Dio, riconoscerne l'appartenenza alla nostra condizione umana, anzi al popolo di Israele. Gesù figlio di Davide, vuol dire: Gesù un ebreo.
Scrutiamo un momento questa appartenenza di Gesù alla discendenza di Davide.
Come abbiamo letto nella prima lettura Davide, il più piccolo dei figli di Jesse, contro tutte le consuetudini che avrebbero voluto il primogenito come candidato alla consacrazione regale, viene scelto da Dio mostrando così, ancora una volta, che le scelte di Dio non seguono sempre le logiche naturali. Anzi, proprio l'ultimo, il più piccolo, è oggetto di una singolare predilezione di Dio che appunto innalza i piccoli, gli ultimi. Come canta Maria: "Dio ha guardato la piccolezza della sua serva…" (Lc 1,48) .
Ma la storia di Davide ci riserva altre sorprese. La sua è una storia di indegnità e al tempo stesso di stupenda bellezza. In Davide convivono il canto più alto e limpido a Dio con lo squallore più abissale. Davide arriva al punto di far sì che muoia in battaglia il marito di Betsabea, una donna che il re voleva possedere. E quando si renderà conto del suo delitto dalle sue labbra sgorgherà una delle più accorate preghiere di confessione della propria colpa.
Ancora oggi noi preghiamo con i salmi che almeno in parte appartengono al genio poetico di questo re squallido e grande, capace di un delitto e cantore stupendo di Dio.
Gesù appartiene alla discendenza di Davide: i suoi antenati non sono tutti uomini e donne dalla vita integra, anzi. E' proprio vero. Dio sa scrivere diritto anche su quelle righe storte che siamo noi. Ma la pagina evangelica non si limita a ricordarci questa appartenenza di Gesù alla famiglia di Davide, afferma che Gesù è chiamato da Davide suo Signore, anzi che siederà alla destra di Dio. Gesù non sarà soltanto figlio, discendente di Davide, uomo impastato di fango come di fango era impastato il re Davide. Gesù sarà altro e più che Davide.
Attraverso questo testo siamo avviati a intuire il mistero di quest'uomo, Gesù, che i suoi contemporanei chiameranno anche 'figlio del carpentiere' e nel quale Dio stesso si è manifestato. Mistero di questo lontano discendente di Davide eppure più grande di lui. Viene dopo Davide, appunto da lui discende, eppure è prima di lui, è più grande di Davide che lo chiama 'suo Signore'. Il nostro testo non dice di più, ci lascia appena intuire la misteriosa grandezza di Gesù di Nazareth.
Ancora una volta siamo alle prese con il mistero di quest'uomo che sta dentro una famiglia umana, quella di Davide, eppure ha una origine più che umana. La fede dirà che questo discendente di Davide è addirittura risorto da morti. Per questo: "Ricordati di Gesù Cristo".

 

 

 

 



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