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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella domenica
dell'Ascensione del Signore
12 maggio 2013

 
At 7,48-57
Ef 1,17-23
Gv 17,1b.20-26

ASCENDE SOLO COLUI CHE È DISCESO

Forse è facile sorridere ascoltando il racconto davvero sobrio della Ascensione di Gesù al cielo. Dobbiamo immaginare Gesù come un aquilone sfuggito alla mano di un bambino e che il vento porta in alto? Dio abiterebbe tra le nuvole?

Ricordo quando nel 1961 il primo cosmonauta il russo Yuri Gagarin fece ritorno dal primo viaggio nello spazio dichiarò di non aver incontrato Dio nei cieli che sarebbero inesorabilmenti vuoti. Lasciamoci allora istruire da questo simbolo dell'ascendere. Ci aiuta san Paolo che nella seconda lettura si pone proprio la nostra domanda: "Che cosa significa che ascese? E risponde: "Colui che discese è lo stesso che ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere la pienezza di tutte le cose". Colui che discese è lo stesso che ascese: in questo duplice movimento sta il senso di questa nostra festa. Quell'uomo che è disceso dentro la nostra condizione umana, quell'uomo che ha lavorato con mani di uomo, amato con cuore di uomo, quell'uomo che ha sofferto fino a condividere la nostra morte, ora è l'innalzato, ora è portato in alto, alla destra del Padre perché tutti riconoscano in lui il vertice dell'intera umanità. Questa immagine spaziale-salire al cielo, andare in alto-è solo la traccia visibile di un mistero che ci supera: l'esaltazione del Signore Gesù.

L'Ascensione è il compimento della vita di Gesù, del suo discendere fin nell'abisso della nostra morte. E infatti l'evangelista Giovanni per indicare la passione e morte di Gesù sulla croce usa il verbo 'elevare, innalzare'. Gesù stesso aveva indicato così la sua imminente morte: "Quando sarò innalzato-elevato da terra, attirerò tutti a me" (Gv 12,32). L'elevazione da terra sul patibolo della croce è innalzamento, glorificazione. E sempre alludendo alla sua morte aveva adoperato l'immagine del seme che scende nel solco, vi trova una sorta di morte che in verità è principio di vita, di fecondità: "Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo, se muore nel solco porta molto frutto" (Gv12,24).

Non lavoriamo allora di fantasia immaginando il perdersi di Gesù tra le nuvole: la sua ascensione esprime questa ardua eppur stupenda certezza: ascende solo colui che prima è disceso. Solo chi, come Gesù, discende, si abbassa, si mette in ginocchio davanti ai suoi fratelli per lavare i loro piedi, questi solo sarà innalzato, solo chi discende fin dentro la condivisione delle sofferenze, delle paure, delle solitudini di tanti malati, questi sarà innalzato. Quante volte Gesù ha descritto la sua esperienza umana come un discendere. Lo affermiamo nel Credo: "Discese dal cielo…" . Chi discende, nella logica del condividere, chi non teme di mettersi accanto a chi è più in basso e sceglie per sé la condizione di colui che serve, questi è l'innalzato. Ancora Paolo ha mirabilmente espresso questo movimento di discesa che genera una ascesa: "Cristo svuotò se stesso assumendo la condizione di servo...umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome…perché ogni lingua proclami che Gesù è il Signore" (Fil 2,5ss.).

L'ascensione è la risposta al discendere di Gesù, il suo abbassarsi è vera esaltazione. Al più oscuro discendere corrisponde la più luminosa ascensione. Lungi dall'essere una sorta di mirabolante messinscena che strappa un grido di meraviglia e ci lascia a bocca aperta, l'ascensione di Gesù lo mostra a noi come l'innalzato perché si è abbassato. Tutti noi cerchiamo di salire nella scala sociale, di godere sempre più della considerazione della gente, cerchiamo in modi diversi di realizzare la nostra ascensione, ma ricordiamo: solo chi discende per mettersi accanto a chi è piccolo, debole, solo chi come Gesù si abbassa, discende fino a noi, al nostro vivere, soffrire e morire, solo chi discende davvero ascende.

Facciamo nostro in questo maggio a Lei dedicato il cantico di Maria: "L'anima mia magnifica il Signore che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, i piccoli… rimanda i ricchi a mani vuote e ricolma di beni gli affamati… Discendere per ascendere. …

 

 

 

 



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