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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nell'Assunzione
della Beata Vergine Maria
15 agosto 2013

 

Ap 11,19-12,6a.10ab
1Cor 15,20-26
Lc 1,39-55

Festa dell'Assunta

Non sappiamo nulla dell'ultima stagione della vita di Maria. Dopo gli eventi della morte e risurrezione di Gesù la troviamo con i discepoli a Gerusalemme, poi più nulla. Ugualmente ignota la fine della sua vita: dove, come, quando? Gesù morente l'aveva affidata alla custodia di Giovanni il discepoli amato e una antica tradizione vuole Maria con Giovanni presso Efeso. La fede della Chiesa proclama, ed è la festa odierna, Maria nella gloria di Dio con il suo corpo. L'evangelo di questa festa ci invita ad avere sulle labbra e nel cuore il cantico di Maria: l'anima mia magnifica il Signore. Lasciamoci, allora, guidare da Maria nel rivolgerci a Dio. Anzitutto, da Lei impariamo a pregare con le parole di altri credenti. Infatti il cantico di Maria ricalca in parte analogo cantico di Anna la madre di Samuele. A questa donna Dio concede il dono della maternità, così come dono dall'alto è la maternità di Maria. E' bello pregare con le parole di altri che prima di noi si sono rivolti a Dio, vuol dire sentirsi voce di un immenso coro, fare nostra l'invocazione che sale a Dio dall'umanità. Spesso dichiariamo la nostra fatica o incapacità a pregare: ecco facciamo nostra come Maria la preghiera di altri, lasciamo che l'accorato appello che sale dalla terra sia il nostro appello. Dalla preghiera di Maria impariamo inoltre a magnificare Dio, esultare in Lui, cantare le sue lodi. Più spesso la nostra preghiera è voce di domanda, implorazione che scaturisce dal bisogno. Quando la fatica di vivere curva le nostre spalle più facile dar voce all'invocazione. Anche questa è preghiera autentica perché nasce dalla nostra condizione di povertà. Ma perché avere sulle labbra canti di esultanza? Attorno a noi e anche in noi sembrano più decisive le ragioni del lamento piuttosto che quelle dell'esultanza. Perchè Maria esulta? Lo scopriamo ripercorrendo il suo cantico che celebra Dio e il suo agire per noi, suo popolo. Ben dodici verbi scandiscono il cantico e hanno tutti come unico soggetto Dio: Dio ha guardato…ha fatto grandi cose…la sua misericordia si stende…ha spiegato la potenza del suo braccio e disperso i superbi…ha rovesciato i potenti …ha innalzato gli umili…ha ricolmato di beni gli affamati…ha rimandato a mani vuote i ricchi…ha soccorso Isaele…ricordandosi della sua misericordia…come aveva promesso… L'esultanza di Maria ha una sola sorgente: la certezza che Dio è irrevocabilmente rivolto verso il suo popolo. Quante volte ci prende il dubbio che Dio sia estraneo e lontano dalla nostra esistenza. Non abbia occhi per le nostre sofferenze, orecchi per le nostre invocazioni. Maria canta la fedeltà di Dio e questa certezza sprigiona in lei esultanza. Forse la nostra preghiera troppe volte lamentosa rivela la nostra incerta fede. Ma l'esultanza di Maria è consapevole della sofferenza che piega tanti uomini e donne, vittime dell'ingiustizia e della sopraffazione dei potenti. E Maria è certa che Dio ascolterà il grido dei piccoli e dei poveri, Lui difensore della vedova e dell'orfano non resterà sordo al loro appello. Quando papa Francesco chiede che la Chiesa sia Chiesa dei poveri e per i poveri non fa altro che riprendere le parole di Maria. E ognuno di noi che ancor oggi ripete il cantico di Maria sappia stare dalla parte dei poveri, come Maria. Oggi guardiamo a Maria innalzata al cielo, assunta. Si compie in Lei la parola del suo cantico: il Signore depone dai troni i potenti e innalza gli umili. Questa assunzione, questa elevazione è il destino, il traguardo della " piccola serva del Signore". E di quanti si fanno piccoli e ultimi.

 

 

 

 



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