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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella festa del Battesimo del Signore
domenica
13 gennaio 2013

 
Is 55, 4-7;
Ef 2, 13-22;
Lc 3,15-16.21-22

Abbiamo ancora negli occhi l'immagine del Presepe, il bimbo avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia e con un balzo di trent'anni oggi l'Evangelo ci presenta Gesù che inaugura la sua vita pubblica dopo i lunghi anni trascorsi a Nazareth, sottomesso a Giuseppe e a Maria. Trent'anni di quella che viene chiamata 'vita nascosta' e che saremmo tentati di considerare insignificanti, trascorsi nella più ordinaria quotidianità, scanditi dai gesti del vivere, del lavorare. Anni di una grigia routine: nessuno, nel villaggio, in quei lunghi anni aveva intravisto la misteriosa identità di quel bambino, ragazzo, giovane uomo. Nessuno. E infatti quando Gesù adulto, per la prima volta prenderà la parola nella Sinagoga di Nazareth mostrando sorprendente autorevolezza nell'interpretare le scritture sacre, la gente si stupirà e si chiederà: Ma costui noi lo conosciamo bene, è uno di noi, lo abbiamo visto crescere insieme ai nostri figli, conosciamo bene tutta la sua parentela. Da dove viene a questo giovane uomo tanta sapienza? Davvero in quei trenta lunghi anni Gesù era stato semplicemente il figlio del falegname. Adesso conclusa la vita nascosta Gesù inaugura la sua vita pubblica, i brevi, decisivi anni di annuncio dell'Evangelo fino al dono incondizionato di sé.

Per questo primo atto pubblico sulle rive del fiume Giordano, potremmo attenderci una qualche solennità e invece lo stile di Gesù è sorprendente e paradossale: si manifesta nascondendosi. Luca annota che c'era tanta gente e in questa calca anche Gesù che chiede come tutti gli altri a Giovanni battista il gesto di purificazione nell'acqua del fiume. Gesù inizia la sua vita pubblica mescolandosi con la folla, quasi perdendosi in questa umanità. Anche i Magi per vedere l'Epifania, la manifestazione del neonato Re dei Giudei, avevano dovuto lasciare il palazzo del sovrano per trovare nella campagna di Betlemme in una qualsiasi casa questo singolare Messia. Un Messia, un Re dei Giudei che si defila, diremmo che si nasconde. E adesso, trent'anni dopo, la seconda epifania, la seconda manifestazione, è un mescolarsi con la folla, identificandosi con quella massa di gente che si immerge nelle acque del Giordano.

Cominciamo a scoprire una legge dell'agire di Gesù, un suo singolare stile: per manifestarsi Gesù non vuole distinguersi, non prende le distanze, non emerge. Anzi si immerge dentro l'umanità, quasi si confonde con essa. È ancora una volta la legge dell'incarnazione, dell'entrare fino in fondo nell'umano assumendolo. C'è solo una voce che lo dichiara "Figlio amatissimo", nessun segno meraviglioso, solo una parola. Questa parola ci riguarda perché anche per noi, il giorno del nostro battesimo di cui non abbiamo alcuna coscienza, questa parola è stata pronunciata. È bello e giusto che i genitori conferiscano il battesimo al loro figlio nei primi mesi di vita. Con il dono della vita vogliono affidare subito alla tenerezza di Dio la loro creatura. Altri preferiscono rinviare questo gesto ad una età di maggiore consapevolezza. Una scelta questa che non manca di qualche motivazione anche se l'indicazione della Chiesa è perché il battesimo venga conferito nei primi mesi di vita. Altri ancora, ed è fenomeno recente, chiedono di cancellare il loro battesimo perché dicono di averlo subìto senza averlo scelto liberamente. Noi che abbiamo ricevuto il battesimo per scelta dei nostri Genitori, vorrei che oggi li ringraziassimo perché fin dai nostri primi giorni siamo stati affidati ad una paternità che avrebbe vegliato sui nostri passi.

Si può venire al mondo per caso, per sbaglio, per un incidente di percorso, per scarsa avvedutezza, eppure ogni nascita anche quella di chi un tempo era bollato come figlio di N.N. ogni nascita ha all'origine quella voce che dice: Tu sei il mio figlio prediletto….

 

 

 

 



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