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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella solennità di Gesù Cristo
Re dell'Universo

14 dicembre 2014

 

 

NOSTRE SIGNORE GESU' CRISTO RE DELL'UNIVERSO

Devo confessare e spero di non scandalizzare nessuno, ma questo titolo di re attribuito a Gesù non mi persuade. Del resto sembra che Gesù stesso non apprezzasse questo titolo e questo ruolo. I Vangeli raccontano che una sola volta Gesù è fuggito: quando la folla lo cerca per farlo re. Avevano mangiato pane buono, abbondante e gratuito e vogliono garantirselo acclamando Gesù come re. E Lui si sottrae alla folla e si ritira solo sulla montagna. Un'altra volta parlando dei re e dei capi delle nazioni Gesù dirà: costoro esercitano il potere e si fanno chiamare benefattori ma, aggiunge rivolgendosi ai discepoli: tra voi non sia così, il più grande si faccia servo di tutti. E infine nel dialogo che abbiamo ascoltato nell'evangelo di questa domenica, è Pilato che attribuisce a Gesù questo titolo regale ma Gesù accuratamente si distingue dai re di questo mondo: il mio regno non è di questo mondo. Allora possiamo sì adoperare questo titolo regale per Gesù ma facendo ben attenzione a distinguerlo dalle teste coronate. Forse sarebbe meglio non usarlo affatto. Questa festa di Cristo Re è recente: è stata istituita nel 1925 da un papa di origine milanese, brianzolo di Desio per l'esattezza. Pio XI voleva con questa celebrazione contrastare la mentalità laicista che già allora tendeva ad escludere dalla vita pubblica e civile la presenza dei valori cristiani che dovevano essere rigorosamente confinati nella sfera privata, nell'ambito della coscienza personale senza alcun rilievo pubblico. Anzi nel documento istitutivo della festa il Papa arriva a scrivere: "I Capi di Stato, sia per via personale che a nome del loro popolo non dovrebbero rifiutare di rendere pubblici omaggi di rispetto e sottomissione alla sovranità di Cristo". Oggi , in una visione laica dello Stato, ritengo non siano auspicabili questi gesti di devozione. Basterebbe che coloro che hanno autorità ricercassero con competenza e coerenza il bene comune. In questi tempi difficili questo dovrebbe essere lo stile. Temo l'esibizione ufficiale di comportamenti religiosamente devoti da parte degli uomini politici. Rischiano d'esser gesti di propaganda. Nata in un contesto polemico la festa odierna manifesta comunque un valore perenne. L'immagine regale vuol esprimere il primato di Cristo, il suo essere il prototipo dell'umanità, il primogenito, l'uomo nella sua compiutezza, l'uomo pienamente realizzato. Ma qual è il luogo di tale realizzazione? Questo titolo di re, lo sappiamo, è scritto su un cartiglio inchiodato alla croce e la croce è il paradossale trono di questo re. La sovranità di Cristo non si esprime quindi nell'esercizio del potere, ma solo ed esclusivamente nell'incondizionato dono di sé. Proclamare Cristo re vuol dire proclamare il trionfo di colui che non ha potere, di colui che non dispone di eserciti per difenderlo, di colui che sta in mezzo a noi come colui che serve. Cristo è l'antipotere, è il trionfo di chi non ha e non vuole avere potere. L'ultima sera della sua vita, prima d'esser spogliato delle sue semplici vesti, Gesù si cinse il grembiule per lavare i piedi dei suoi discepoli. Questa è la sua divisa regale.

 

 

 

 



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