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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella solennità di Cristo Re

10 novembre 2013

 

Dn 7, 9-10.13-14
1Cor 15,20-26.28
Mt 25, 31-46

MATTEO 25

La Chiesa ha un suo calendario, diverso da quello civile. L'anno della chiesa non si conclude il 31 dicembre ma oggi nel segno di cristo Re. Domenica riprenderemo il nostro cammino e sarà prima domenica di Avvento, tempo di trepida attesa del Natale.
Per la precisione, è solo la Chiesa ambrosiana che conclude oggi l'anno, in tutte le altre chiese del mondo tale conclusione è differita di due domeniche.
Milano ha un tempo di Avvento più lungo per una preparazione più distesa del Natale di Gesù.
Oggi nel segno di Cristo Re e Giudice della storia si conclude questo anno, meglio si conclude la storia umana che ha proprio in Cristo il suo senso, il suo vertice, la sua mèta.
Ma l'Evangelo di questa domenica non è solo una pagina esigente e impegnativa: il tema del giudizio dice sì la serietà della nostra vita che appunto sarà valutata, giudicata. Questa pagina è anzitutto una straordinaria e sconvolgente rivelazione del volto di Dio. Volto nascosto tra la folla da avere le fattezze dei più piccoli e indifesi degli uomini. "Quello che avete fatto a uno di questi piccoli lo avete fatto a me": misteriosa identificazione di Gesù con i piccoli, gli ultimi, quanti mancano di nutrimento, bevanda, vestito, casa, salute, libertà.

Questa pagina suscita in me un interrogativo: perchè Gesù ha scelto la precarietà, l'incertezza, l'inerme fragilità dei più piccoli e dei più poveri tra gli uomini? Perchè non è apparso tra noi nelle fattezze dell'uomo signore di sé, padrone della propria esistenza? Possiamo considerare Re questo Dio identificato con questi rottami dell'umanità? Perché alla ricerca di un segno della sua presenza Gesù non ha scelto figure umanamente riuscite, arrivate, in pari con tutti i traguardi del successo? Ma che Re è mai questo che si identifica con quanti non hanno potere? Un Re senza potere.
Vuol dire allora che il titolo regale può esser attribuito a Gesù ma non alla maniera dei re di questa terra che invece sono tali proprio per il potere di cui dispongono.
Perché Gesù si identifica con uomini senza potere alcuno,anzi segnati da vistose carenze?
E vorrei proporvi questa risposta: agli occhi di Dio la persona, ogni persona vale per la sua intrinseca dignità e non anzitutto per il complesso delle sue qualità.
Nel piccolo, nel povero in colui che manca di talune qualità la dignità umana non viene meno, anzi appare nella sua nudità. Che Cristo scelga di identificarsi con colui che manca di pane, di vestito, di casa, di salute, di libertà sta ad indicare che l'assenza di talune pur preziose qualità non significa il venir meno della dignità della persona.
Gesù si identifica proprio con uomini che diremmo senza qualità e in questo modo garantisce senza incertezze la loro dignità. E un'ultima annotazione.
Mi ha sempre sorpreso in questa pagina lo stupore di quanti nel corso della loro vita hanno generosamente servito e amato i piccoli e i poveri e scopriranno, l'ultimo giorno, d'aver servito e amato Gesù.
Qualcuno ha chiamato questa pagina 'Vangelo degli Atei', appunto di coloro che alla fine di una vita spesa nell'amore solidale diranno: Ma noi, Signore, non ti abbiamo mai incontrato.

Il Vangelo è questa sorprendente notizia: ogni pur piccolo gesto di amore, lo si sappia o meno, è sempre un gesto di amore per questo Dio nascosto proprio nei rottami dell'umanità. I credenti, non hanno l'esclusiva dei gesti di amore ma mentre servono con tutti gli altri i piccoli e i poveri, hanno il compito stupendo di dire a tutti questa incredibile parola: "Ogni volta che avete fatto questo a uno dei più piccoli lo avete fatto a me".

 

 

 

 



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