parrocchia - celebrazioni - omelie - cattedra - oratorio - gruppi - come albero - preti - blog - link

 

 

La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella solennità di Cristo Re
domenica 11 novembre 2012

 

Is 49, 1-7
Fil 2, 5-11
Lc 23, 36-43

CRISTO RE

Confesso che questo titolo regale attribuito a Gesù mi pone qualche problema. E non perché lo spirito repubblicano non mi rende particolarmente favorevole alle teste coronate.. Del resto Gesù stesso ha avuto non poche difficoltà con questo titolo. Una sola volta Gesù è fuggito: quando la gente che ha mangiato pane abbondante grazie a Lui lo cerca per farlo re (Gv 6,15). E a Pilato che gli domanda se è re dei Giudei risponde : "Il mio regno non è di questo mondo" (Gv 18,33ss.). E parlando dei capi delle nazioni e dei re Gesù adopera parole sferzanti: "I re delle nazioni le governano e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così, ma chi è il più grande diventi il più piccolo e chi governa come colui che serve" (Lc 12,25ss.).

E proprio l'evangelo che abbiamo appena ascoltato ci presenta una immagine paradossale di Cristo re inchiodato alla croce, trono davvero singolare per un re. Cristo è re ma non ha potere, anzi è l'immagine stessa dell'antipotere. Anche Paolo, nella seconda lettura, descrive questo re crocifisso con un verbo che è decisamente estraneo al potere, dice: "Svuotò se stesso prendendo forma di servo". Davvero quello di re è un titolo che può essergli attribuito ma secondo una accezione assolutamente singolare.
Forse proprio per questo la festa di Cristo Re è tardiva nel calendario della Chiesa. Fu Pio XI che nel 1925 volle la celebrazione di questa festa per contrastare il laicismo ossia l'atteggiamento che voleva estromettere dalla vita sociale ogni riferimento alla signoria di Cristo. Istituendo questa festa il Papa arrivava a dire: "I Capi di Stato sia per via personale che a nome del loro popolo non dovrebbero dunque rifiutare di rendere pubblici omaggi di rispetto e sottomissione alla sovranità di Cristo".
Ai nostri uomini politici noi oggi non chiediamo tanto: ci basta una davvero onesta e competente gestione della cosa pubblica in vista del bene comune senza pubblici omaggi né atti di sottomissione alla fede cristiana. Anzi, personalmente temo l'esibizione di comportamenti religiosamente devoti da parte di uomini politici. Rischiano d'essere gesti di propaganda.

Ancora nell'intenzione del Papa la fede nella regalità di Cristo non ci permette di sacralizzare nessun uomo, nessuna autorità, nessun potere terreno. La pericolosa tendenza di certe forme del potere politico di appropriarsi di Dio, pensiamo allo scandaloso Gott mit uns-Dio con noi del nazismo, è oltraggio all'unica vera sovranità di Cristo.
L'adorazione di Cristo Re ci impone leale rispetto per l'autorità costituita ma senza alcun investimento religioso. Nata in un contesto polemico la festa odierna manifesta comunque un valore perenne. L'immagine regale vuole esprimere il primato di Cristo, il suo essere il prototipo dell'umanità, l'uomo nella sua compiutezza, l'uomo pienamente realizzato. Ma il luogo di questa realizzazione è la croce, è l'incondizionato dono di sé. Proclamare Cristo re vuol dire proclamare il trionfo di chi sta in mezzo a noi come colui che serve. Guardiamo Cristo, re sul paradossale trono che è la croce, luogo sì di un potere, quello del perdono e della salvezza non solo per quel malconcio rottame umano che è passato alla storia con il nome di 'buon ladrone' ma per ognuno di noi.

 

 

 

 



torna alla homepage