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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella domenica
della Dedicazione
19 ottobre 2014

 

Ap 1,10; 21,2-5
2Tm 2,19-22
Mt 21,10-17

IL VERO TEMPIO

Il venti ottobre 1577 san Carlo celebrava la Dedicazione del nostro Duomo, consacrava il magnifico edificio iniziato due secoli prima, ne faceva la dimora di Dio nel cuore della città e la casa del popolo di Dio raccolto attorno al suo Vescovo. Da allora la terza domenica di ottobre ricorda quel gesto e soprattutto il nostro essere Chiesa. Il termine chiesa non indica solo l'edificio ma anche e soprattutto la comunità che nell'edificio si raccoglie ed è la chiesa costruita da tutti noi, 'pietre vive', raccolti attorno al vescovo, successore degli Apostoli. Ma sostiamo sulla pagina evangelica e sul gesto, davvero singolare, compiuto da Gesù. Notiamo subito che si tratta di un gesto di indignazione: scacciare quanti sono intenti al piccolo commercio che si svolgeva del tempio, rovesciare i tavoli dei cambiavalute …anzi nella redazione di Giovanni (2,13ss.) il gesto è accompagnato da colpi di frusta, una frusta che Gesù stesso si fabbrica con alcuni pezzi di corda. Proviamo a leggere il senso di questo gesto. Le parole, dure, che l'accompagnano sembrerebbero una sufficiente spiegazione: restituire al Tempio la sua natura di casa di preghiera allontanando da essa qualsiasi forma di commercio. Quante volte, visitando Santuari molto frequentati siamo stati sfavorevolmente colpiti dalla invadente presenza di piccole o grandi attività commerciali. A certi santuari si arriva solo dopo una sorta di slalom tra innumerevoli bancarelle colme di merce tanto devota quanto scadente. Si tratta di un commercio in qualche misura inevitabile, anzi richiesto da molti pellegrini. Meno apprezzabile la confusione tra denaro e atti di culto. Spesso le persone che chiedono per i loro cari, soprattutto per i defunti, la celebrazione di una messa chiedono: 'Quanto costa?' proprio come in una bottega. Ogni volta tento di spiegare che è gesto gratuito che non prevede pagamento in denaro. Non è facile sradicare dalla testa della gente questo perverso legame che proprio noi preti abbiamo creato tra denaro e atti di culto. Ma il gesto di Gesù può esser letto ad un livello ancor più impegnativo: liberare la Chiesa da equivoci e non sempre trasparenti connessioni finanziarie. Molti si aspettano da papa Francesco una riforma delle finanze vaticane e di quella che viene chiamata la banca del Vaticano. Una chiesa povera e per i poveri deve fare un uso quanto mai limpido ed evangelico delle pur necessarie risorse economiche. Infine il gesto di Gesù comporta una lettura ancor più radicale: i cambiavalute e i venditori di piccoli animali erano assolutamente necessari per la vita del Tempio e l'esercizio dei suoi rituali. Anche Maria e Giuseppe quando portarono per la prima volta il piccolo Gesù al tempio (Lc 2,22ss.) offrirono due piccoli animali per riscattare il primogenito che doveva esser consacrato al Signore. Anch'essi si servirono di quel commercio. Il gesto di Gesù colpisce non solo bancarelle e venditori ma compromette alla radice la vita del Tempio e l'esercizio del suo culto, ne annuncia la fine. Ma non solo il Tempio di Gerusalemme ma ogni tempio, basilica, chiesa, santuario ha i giorni contati. Da sempre abbiamo costruito edifici spesso stupendi per rendere culto a Dio. Eppure il vero culto a Dio non ha bisogno di edifici ma di una coscienza limpida. Alla donna Samaritana preoccupata di sapere se il luogo del culto è il tempio di Gerusalemme o la montagna come appunto volevano i Samaritani, Gesù risponderà che il vero culto a Dio gradito non avrà più bisogno né del Tempio né di alcun altro luogo: sarà adorazione di Dio in Spirito e verità. Dio abiterà infatti là dove due o tre si raccolgono nel suo nome, abiterà la comunità raccolta nel suo nome: prima che in un luogo, pur bellissimo come il nostro Duomo, l'adorazione di Dio abita nel cuore, nella coscienza di ognuno di noi.

 

 

 

 



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