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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella Solennità dell'Epifania del Signore
venerdì 6 gennaio 2012

 
Is 60, 1-6;
Tt 2, 11-3,2;
Mt 2, 1-12

Nessuna altra pagina evangelica è, come questa dei Magi, misteriosa e affascinante. Ma davvero questi misteriosi personaggi si sono messi in cammino dalle lontane terre d’Oriente portando doni preziosi per il neonato Re dei giudei? Davvero una stella, forse una cometa, ha guidato il loro andare fino al luogo dove incontrano il Bambino con sua madre e offrono oro, incenso e mirra? Davvero Erode ha fatto strage di innocenti nel tentativo di eliminare quello che riteneva un pericoloso concorrente del suo trono? Sembra davvero una favola suggestiva. Possiamo leggere questa pagina in modi diversi. Ne suggerisco tre.
I Magi sono i primi stranieri che riconoscono nel Bambino di Betlemme il Messia. Dopo di loro questo termine ‘straniero’ non ha più diritto di cittadinanza. Gesù non è venuto solo per i figli del popolo di Abramo, ma per l’intera umanità. Davanti a Lui cade l’opposizione tra i nostri e gli altri, la mia gente e gli stranieri. Davanti a Lui siamo tutti in ginocchio. Tutti, senza distinzioni né privilegi. Davanti a Lui, con i Magi, che ci rappresentano, comincia un popolo che non conosce privilegi di razza, cultura, lingua, religione. I Magi anticipano quella unità e fraternità del genere umano che resta un sogno e un ideale da realizzare nella fatica dei giorni. I Magi scorgono una stella e si mettono in cammino. Possiamo pensare che siano sapienti astronomi mossi dalla curiosità di conoscere un singolare fenomeno naturale? Anche in questo i Magi ci rappresentano. Come loro non siamo forse anche noi chiamati alla conoscenza del mondo, della sua intima natura? In questi misteriosi personaggi si manifesta l’insonne desiderio dell’uomo di conoscere le profondità della natura: nasce così quel mirabile cammino delle scienze che può recare benefici preziosi all’intera umanità. Ma i Magi non sono solo studiosi, scrutatori della natura: la stella non è solo oggetto della loro curiosità intellettuale è per loro indizio di una Presenza, rivelazione di Qualcuno che dei cieli e delle stelle è Creatore. Certo, lo scienziato, come tale, si ferma alla conoscenza della natura delle cose, ma l’uomo non deve forse chiedersi l’origine delle cose, non deve forse interrogarsi se questo mirabile ordine dell’universo non parli di Colui che ne sarebbe principio? I Magi non sono solo acuti uomini di scienza, vogliono incontrare chi del cosmo e delle stelle sarebbe il creatore. E infine i Magi ci rappresentano nelle deformazioni della nostra ricerca di Dio. Dove i Magi cercano il neonato Messia? Naturalmente nella capitale, Gerusalemme alta sui monti, cinta di mura, nel palazzo del sovrano. Questo e non altro può essere il luogo degno del Messia. E invece dovranno lasciare le luci della città per spingersi lungo oscuri viottoli campestri e trovare in un luogo qualunque il neonato Messia e Salvatore. E noi dove cerchiamo Dio? Forse anche noi lo cerchiamo là dove abita il potere, il prestigio, la forza, dove dimorano coloro che contano…E invece dobbiamo cercarlo altrove. E nemmeno basterà per trovarlo scrutare i Testi sacri, srotolare pergamene antiche e scoprire il nome del piccolo villaggio di Betlemme. Per trovarlo bisognerà sì leggere le Scritture Sacre ma poi bisognerà mettersi in strada e, siatene certi, per chi si mette in cammino prima o poi sorgerà la stella a rischiarare la strada.

 

 

 

 



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