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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella Solennità dell'Epifania del Signore
domenica
6 gennaio 2013

 
Is 60, 1-6;
Tt 2, 11-3,2;
Mt 2, 1-12

Nessuna altra pagina evangelica ha il fascino, l'incanto quasi fiabesco del racconto dei Magi. Misteriosi personaggi: quanti sono? che nomi hanno?, sappiamo che vengono da Oriente, ma da quale paese? portano doni preziosi e misteriosi, vanno dietro il richiamo di una stella. E davvero Erode avrebbe fatto strage di bambini innocenti per esser sicuro di eliminare questo neonato re dei Giudei che avverte come pericoloso concorrente? Difficile ritrovare la verità storica dell'avvenimento: ma di questa pagina che sembra una favola suggestiva possiamo decifrare il messaggio.

Il primo: i Magi sono i primi stranieri che riconoscono nel bambino di Betlemme il Messia, l'Inviato di Dio. Dopo di loro questo termine 'straniero'non dovrebbe più avere diritto di cittadinanza. Gesù non è venuto solo per i figli del popolo di Abramo, ma per l'intera umanità. Davanti a Lui cade l'opposizione tra noi e gli altri, la mia gente e gli stranieri. Davanti a Lui siamo tutti in ginocchio, tutti fratelli, senza privilegi. Davanti al bambino di Betlemme, con i Magi che ci rappresentano, comincia un popolo che non conosce privilegi di razza, di lingua, di religione. I Magi anticipano quella unità e fraternità del genere umano che resta un sogno e un ideale da realizzare nella fatica dei giorni.

Un secondo messaggio: i Magi scorgono una stella e si mettono in cammino. Possiamo pensare che siano sapienti astronomi mossi dalla curiosità di conoscere un singolare fenomeno naturale. Anche in questo i magi ci rappresentano: come loro anche noi siamo chiamati alla conoscenza del mondo, della sua intima natura. In questi misteriosi personaggi si manifesta l'insonne desiderio dell'uomo di conoscere le profondità della natura: nasce così quel mirabile cammino delle scienze che può recare benefici preziosi all'intera umanità. Ricordiamo con gratitudine Rita Levi Montalcini che alla ricerca scientifica ha dedicato la sua lunga stagione terrena appena conclusa. Ma i Magi non sono solo studiosi, scrutatori della natura: la stella non è solo oggetto della loro curiosità intellettuale, per loro è indizio di una presenza, rivelazione di Qualcuno che dei cieli e delle stelle è il Creatore. Certo, l'uomo di scienza, come tale, si ferma alla conoscenza della natura delle cose, ma l'uomo non deve forse chiedersi l'origine delle cose, non deve forse interrogarsi se questo mirabile ordine dell'universo non parli di Colui che ne sarebbe principio? I Magi non sono solo acuti uomini di scienza, vogliono incontrare chi del cosmo e delle stelle sarebbe il creatore.

E un terzo messaggio: i Magi ci rappresentano anche nelle deformazioni della nostra ricerca di Dio. Dove i Magi cercano il neonato Messia? Naturalmente nella capitale, a Gerusalemme, nel palazzo del sovrano. Questo e non altro può essere il luogo degno del Messia, dell'Inviato di Dio. I Magi si sbagliano e infatti dovranno lasciare le luci della città e il palazzo per spingersi lungo oscuri viottoli di campagna e trovare in un luogo qualsiasi il Messia. Cercare Dio e il suo Inviato nei luoghi del potere, là dove abitano quelli che 'contano' vuol dire non trovarlo.
E infine: per trovarlo non basterà nemmeno studiare le Scritture Sacre: certo il nome del piccolo villaggio, Betlemme, è chiaramente scritto nel Testo sacro ma per trovare il neonato Messia bisognerà mettersi in strada, in cammino. I custodi del Libro, gli esperti delle Scritture sacre non muovono un passo per andare a incontrare il Messia. E mi domando: noi che siamo i custodi e i conoscitori del Libro sacro ci limitiamo a conoscerlo, siamo dei diligenti bibliotecari o questa parola ci inquieta, ci stimola, ci obbliga a cercare, mettendoci in cammino? Per chi si mette in cammino, come i Magi, sorgerà una stella a rischiarare la strada.

 

 

 

 



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