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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella domenica
dell'Esaltazione della Croce
14 settembre 2014

 

In questa domenica la Chiesa ci invita a guardare la croce, il segno decisivo, la parola più eloquente della nostra fede. E mentre guardiamo la croce riascoltiamo le brevi parole dell'Evangelo: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito…perché il mondo sia salvato". Questo breve testo che racchiude l'intero evangelo appartiene alla lunga conversazione che Gesù ebbe con Nicodemo, illustre esponente del Sinedrio, l'organismo di settanta membri che governava il popolo ebraico. Un dialogo notturno. Forse perché Nicodemo, data la sua posizione non voleva mostrarsi interessato alla persona di Gesù? Forse perché la notte è tempo propizio per la riflessione pacata ? O forse questa l'oscurità della notte esprime la tenebra che abitava il cuore di quest'uomo in ricerca?

Dio ha tanto amato il mondo. C'è in questa straordinaria parola la rivelazione del volto autentico di Dio. Dobbiamo quindi sconfiggere le deformazioni, le caricature che di Dio sono state fatte. Troppe volte e per troppe persone il volto di Dio è quello di implacabile giustiziere, faraone onnipotente e distante, e invece: Dio è questa irrevocabile decisione di amare il mondo, di guardarlo con benevolenza. E perciò niente di ciò che esiste può essere guardato con disprezzo. Né il mondo, né l'umanità, né la natura, né il corpo troppo spesso avvilito, niente deve esser disprezzato.

Il miracolo della vita, vita della natura e vita dell'uomo esce dalle mani del Creatore. E anche di fronte al male e al peccato la decisione di Dio è solo ed esclusivamente capace di perdono. Se questo è il volto di Dio, allora quando l'uomo si curva con intelligenza sul mondo per conoscerlo, migliorarlo, trasformarlo partecipa di questo stile di Dio che ha tanto amato il mondo e lo ha affidato all'uomo perchè lo "coltivi e custodisca". E per questo tutti i gesti di amore, di tenerezza, di dedizione, di amicizia, di cura premurosa di cui gli uomini e le donne sono capaci, sono rivelazione di questo Dio che ha tanto amato il mondo. Quanto distante da questo stile di Dio l'atteggiamento di quanti si dicono credenti ma sono capaci solo di giudizio e condanna. Dio ha tanto amato il mondo da dare….il verbo che l'evangelista adopera viene da lui usato anche per indicare il gesto con il quale il Figlio di Dio si è donato a noi consegnandosi nelle mani degli uomini fino alla morte. Così, accanto al gesto dell'amore incondizionato, appare il segno della croce, segno di un Dio messo tra gli scellerati e i malfattori.

Se nella prima parola-Dio ha tanto amato-c'è tutta la tenerezza di Dio per il mondo, lo sguardo ottimista con il quale dobbiamo cogliere tutto il positivo che c' è in ogni uomo, anche nell'ultimo rottame umano, se la prima parola ci propone una stima appassionata per tutto, per le cose, per il tempo; la seconda parola--Dio ha dato, ha donato il suo Figlio, consegnandolo alla morte, questa parola ci ricorda drammaticamente che Gesù si è scontrato con il mondo fino alla condanna, fino alla solitudine della croce. E così la fedeltà alla terra con il libero e lieto godimento delle cose, è turbata da questo segno del male che è presente nel mondo e che ha radice nel cuore dell'uomo e che nessun ottimismo sbrigativo potrà mai cancellare.

Il cristiano è quindi chiamato ad apprezzare il mondo ma talora è chiamato a fare opposizione, resistenza, obiezione di coscienza e contestazione. E infine: "perchè il mondo sia salvato…". Il mondo, la vicenda umana, pur nella loro grande ricchezza, hanno bisogno d'esser salvati cioè sottratti a quella vanità, a quella costitutiva incertezza che segna i nostri giorni che vanno verso la fine. Cielo e terra passeranno, non la mia parola. A questa parola, Evangelo di salvezza, affidiamo noi e i nostri giorni. A nessun uomo, per quanto grande, affidiamo il senso del nostro vivere e del nostro morire, a nessun leader riconosciamo il titolo di salvatore, a nessuna dottrina o ideologia confidiamo le nostre speranze.

Guardiamo la croce, ma in realtà siamo guardati dalla croce, siamo guardati da Colui che allargando le sue braccia sulla croce ha raccolto tutti nel suo amore.

 

 

 

 



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