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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella I domenica dopo
il martirio di San Giovanni
31 agosto 2014

 

L'evangelo di questa domenica sembra semplicemente un inciso, come una piccola parentesi nel più ampio testo sulla missione dei discepoli. Sembra…e invece ci riserva qualche sorpresa. Al centro la figura di Erode, il tetrarca, incuriosito dalla figura di Gesù. Ritroviamo in questo testo le diverse opinioni che circolavano a proposito di Gesù. Opinioni riferite anche da Marco 8,27 e da Matteo 16,13, e che attestano un grande apprezzamento per questo giovane e sconosciuto predicatore che proveniva da Nazareth. Infatti la gente assimila Gesù ad alcune delle più grandi figure della storia religiosa di Israele, a cominciare da Giovanni Battista che proprio Erode aveva fatto decapitare. L'eco delle parole infuocare del Battista e la sua morte violenta dovevano esser ancora vive tra la gente che pensa Gesù come un nuovo Giovanni Battista, o un nuovo Elia, o un nuovo profeta. Dunque Gesù collocato nella serie dei grandi personaggi della storia d'Israele. Uno dei grandi, uno della serie degli uomini illustri. Sappiamo proprio dai due testi di Marco e Matteo che questa collocazione di Gesù nella galleria degli uomini illustri del passato non coglie la sua vera identità. Gesù non è UNO dei grandi della storia, Gesù è IL Messia, l'unico inviato da Dio per la salvezza dell'umanità. Non è UNA delle molte parole che Dio ha voluto rivolgere all'umanità (Eb 1,1-2) ma è LA parola decisiva. Potremmo dire che proprio nel cambio di articolo, non UNO ma IL sta la singolarità di Gesù. Proprio per questo ha chiesto ai discepoli e chiede ad ognuno di noi tutt'intera la dedizione alla sua persona e all'Evangelo (Mc 8,35): una vita 'perduta' per Lui e per il suo Evangelo non è affatto una vita perduta. Nel testo odierno vi è un piccolo dettaglio, prezioso. Si dice appunto che Erode "cercava di vedere Gesù". Perché questo desiderio? Sempre Luca riferisce che quando Gesù sarà condotto per ordine di Pilato davanti ad Erode nel corso del processo, il tetrarca ne sarà molto contento perché aveva sentito parlare di lui e sperava di poter assistere a qualche strepitoso miracolo. La curiosità, l'attesa di un qualche gesto mirabolante è all'origine di questo 'cercava di vedere Gesù' da parte di Erode. Sappiamo come finirà questo incontro tra Erode e Gesù: nel silenzio assoluto di Gesù che non risponde alle domande di Erode. Si può, allora, cercare di vedere Gesù senza riuscirvi, senza incontrarlo davvero. Istruttivo, a questo proposito un confronto. Sempre Luca dice che un altro uomo, davvero poco raccomandabile, "cercava di vedere Gesù", proprio come Erode. Si tratta di Zaccheo, capo dei pubblicani incaricati della raccolta delle tasse, un uomo che aveva accumulato una grande fortuna frutto di abuso e sopraffazione nell'esercizio del suo lavoro. Eppure quest'uomo disprezzato dai suoi concittadini arriva ad incontrare Gesù, anzi è Gesù stesso che lo scopre nascosto tra i rami dell'albero di sicomoro e lo obbliga a scendere e aprirgli la porta della sua casa. Due uomini, Erode e Zaccheo che cercano entrambi di vedere Gesù: al primo Gesù si nega, al secondo si dà con larghezza di cuore. C'è, allora, una ricerca di Gesù mossa da motivi futili e superficiali come nel caso di Erode, ricerca che non approda a nulla, che non genera un vero incontro. E c'è invece una ricerca mossa dal tarlo dell'inquietudine, dalla consapevolezza della propria vita sbagliata e dal desiderio di cambiare vita. Gesù si lascia trovare, anzi vuole entrare nella casa di chi lo cerca con cuore sincero.

 

 

 

 



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