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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella I domenica di Quaresima
domenica
17 febbraio 2013

 

Gl 21, 12b-18;
1Cor 9, 24-27;
Mt 4, 1-11

Dai tempi del nostro padre Ambrogio, nelle nostre chiese in questa prima domenica di Quaresima si legge la pagina delle tentazioni di Gesù. Vorrei, allora, rileggere le tre tentazioni, rileggerle con gli occhi di oggi.

Satana propone a Gesù il pane che viene dalle pietre: "Se sei figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane". Che cosa significa il pane dalle pietre? Così rispondeva il nostro amatissimo cardinale Martini: "È il pane che non è frutto di lavoro onesto, che è ottenuto con scorciatoie, in modi facili e ambigui. Quel pane, quel lavoro, quel benessere materiale e sociale che sono promessi dai discorsi demagogici, dalle retoriche elettorali ingannevoli, o addirittura quelli che vengono dai guadagni illeciti-droga, tangenti, compromessi morali-o da forme facili e allettanti della fortuna, dove per uno che vince ci sono diecimila delusi e frustrati nei loro sogni di ricchezza". Gesù rifiuta il pane ricavato miracolisticamente dalle pietre perché il pane è frutto della terra e del lavoro dell'uomo. Senza lavoro non c'è pane buono, senza lavoro c'è solo un pane impastato di illegalità, corruzione e violenza. Sono tanti i ragazzi, i giovani, gli stranieri quasi costretti a nutrirsi di questo pane ricavato dalle pietre. Gesù rifiuta il pane dalle pietre, anche noi non vogliamo questo pane.

Seconda tentazione: il diavolo propone a Gesù di ricorrere a Dio e alla sua potenza per sfidare i limiti umani. Dice il Tentatore: Buttati giù dal pinnacolo più alto del Tempio, verranno gli Angeli a sostenerti ed evitarti una caduta rovinosa. Leggendo questa tentazione vi confesso che ho pensato al papa Benedetto. Un uomo di ottantasei anni consapevole dei suoi limiti, piegato da molte sofferenze per lo stato della Chiesa, ha deciso di farsi da parte non sfruttando Dio e i suoi Angeli per compensare la sua fragilità, la debolezza inesorabile degli anni e il peso delle crescenti responsabilità. Non si è servito della potenza Dio per dare vigore alla sua impotenza umana. Viene alla mente la parola di Bonhoeffer: Dio non è un tappabuchi. Non dobbiamo servirci di Lui per surrogare i nostri limiti, ma piuttosto accoglierli umilmente, facendo fino in fondo la nostra parte e sapendo uscire di scena quando non ce la facciamo più. Quanti investiti di pubbliche responsabilità, dovrebbero prender esempio dal Papa e, consapevoli dei propri limiti, farsi da parte.

E infine rileggo la terza tentazione: Se ti prostri davanti a me e mi adori, dice Satana, tutto il mondo sarà tuo. È la tentazione del potere, ottenuto a qualunque prezzo, anche vendendo l'anima al diavolo. Anche questa è tentazione fin troppo attuale nella Chiesa e nella società, ma anche nel più modesto ambito della quotidianità di ognuno di noi. Quanti compromessi con la propria coscienza pur di avere e mantenere qualche brandello di potere. L'alta marea della corruzione che proprio in questi ultimi giorni sembra sommergere uomini e istituzioni del nostro Paese non è forse conseguenza di questa ricerca del potere a qualunque prezzo?

Immagino Gesù non prostrato nell'adorazione del potere ma libero, con la schiena diritta, obbediente solo a Dio e alla sua Parola. Entriamo in questo tempo quaresimale con il gesto aspro delle ceneri sul capo: memoria della polvere da cui siamo stati tratti e alla quale ritorneremo.
Ma su questa polvere Dio ha impresso il suo volto.

 

 

 

 



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