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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella Santa Notte di Natale
domenica
25 dicembre 2011

 
Is 2, 1-5;
Gal 4, 4-6;
Gv 1, 1-14

Forse non è di buon gusto iniziare il messaggio che voglio rivolgere a voi che così numerosi affollate la nostra chiesa in questa notte di natale, ricordando che questo è un natale di crisi, tira una brutta aria. Sono mesi difficili e nel nuovo anno temo che il vento non cambierà. Per più di un mese don Alberto, don Paolo ed io abbiamo visitato le famiglie della nostra parrocchia. In tutte le case, in tutti gli uffici ho chiesto: Come va? Come ve la cavate? Ho raccolto tanta sofferenza per i propri figli senza lavoro o con lavori così incerti da non consentire di fare progetti per il futuro. La mia impressione è che questa crisi molti la subiscono senza capirne bene le ragioni, le cause e tanto meno le vie di uscita. Una parola è stata ripetutamente evocata in queste ultime settimane: equità, giusta distribuzione dei sacrifici. Una equità che non comparirebbe in modo davvero persuasivo nei provvedimenti adottati che ancora una volta pesano soprattutto sulle spalle più deboli. Questa doverosa ricerca dell'equità ha messo in luce, ancora una volta, i privilegi di cui godono proprio coloro che hanno votato la manovra. Abolizione di privilegi e tagli sulle spese della politica sarebbero un segnale importante da parte di chi impone ad altri 'lacrime e sangue' mentre si sottrae a qualsiasi pur modesto sacrificio. E in un tempo di così grave crisi che investe molte famiglie sarebbe davvero significativa la pronta, immediata e spontanea disponibilità della Chiesa italiana a superare qualsiasi forma di agevolazione e di privilegio per esser ancor più vicina alle fatiche della gente e contribuire allo sforzo di equità che il paese sta compiendo.

È in questo clima che celebriamo il Natale 2011. E io vorrei semplicemente dire a voi e a me il messaggio che fa così unica, diversa e suggestiva questa notte. Leggo nel Corano: Dio è troppo alto per avere un figlio. E infatti i nostri fratelli dell'Islam pur riconoscendo la dignità di Gesù non lo considerano affatto il figlio di Dio. Il cuore della nostra fede è invece proprio la vertiginosa certezza che Dio, come dice la popolare melodia natalizia, scende dalle stelle e viene a condividere la nostra condizione umana. Nella pagina evangelica che abbiamo ascoltato Dio è detto Parola, cioè incontenibile decisione di comunicarsi. La parola non è forse il semplice ed efficace mezzo di comunicazione? In questa notte noi abbiamo la certezza che Dio non è una solitudine distante ed estranea: è parola, è irrevocabile comunicazione con l'uomo. Lo ha detto con efficacia una donna ebrea che nei giorni dello sterminio del suo popolo non ha voluto il battesimo per non sottrarsi alla sorte della sua gente: Simone Weil ha scritto: "Noi non possiamo salire fino a Dio, la dimensione verticale ci è preclusa, ma se guardiamo il cielo Dio scende fino a noi e ci rapisce con sé". Dio scende fino a noi, scende dentro la nostra umanità.

Questo è il segreto di questa notte, notte che è festa di umanità, impegno a custodirne la dignità, a combattere ogni discriminazione. La nostra carne umana è ormai la carne stessa di Dio. Siano allora benedetti i gesti di quanti con competenza e con amore si curvano sui corpi per alleviare la sofferenza , per guarire. Siano benedetti tutti i gesti di tenerezza degli uomini e delle donne che si vogliono bene e anche attraverso i loro corpi comunicano amore. E' con questa gioia che ci affacciamo alla grande festa natalizia. Vorrei che questa certezza si diffondesse, questa notte, anche nei cuori di quanti tra noi pensano a questa verità con titubanza e perplessità. Anche per voi il Signore è venuto, anche per voi la pace è venuta: al di là delle vostre convinzioni essa vincerà dentro di voi. Per questo, io credo, in questa notte tanti hanno varcato la soglia di questa nostra chiesa: per tutti gli uomini è notte di speranza e salvezza. Vorrei concludere nel segno della gratitudine e del ringraziamento. Ringraziamo quanti si fanno carico di tutti quei lavori che noi non vogliamo più fare, ringraziamo quanti e sono molti che nel nostro quartiere, si prendono cura dei nostri anziani, della custodia e dei lavori domestici nelle nostre case. Ringraziamo per l'incredibile costellazione di punti luminosi che rischiarano la nostra notte: uomini e donne che hanno trovato la soddisfazione più profonda nel piacere del dovere compiuto e nella serena pulizia della propria coscienza.

 

 

 

 



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