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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella Domenica di Pasqua
31 marzo 2013

 
At 1,1-8a
1Cor 15, 3-10a
Gv 20, 11-18

MARIA DI MAGDALA

È ancora buio quando Maria di Magdala, il nome del suo villaggio, si reca alla tomba di Gesù. Tutti gli evangelisti ricordano questa donna tra i primi testimoni della tomba vuota, ma l'evangelo di Giovanni conferisce a questa donna un ruolo unico descrivendola come solitaria testimone del sepolcro spalancato nell'incerto chiarore dell'alba. Sappiamo che questa donna ha un posto singolare nella vita di Gesù. Fa parte del gruppo delle donne "che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità" e la prima menzionata è appunto "Maria di Magdala dalla quale erano usciti sette demoni" (Lc8,2), come a sottolineare la gravità della sua condizione. Una volta guarita Maria segue Gesù e i discepoli assistendoli con i suoi beni, insieme con altre donne. Una decisione questa per Gesù che rivela il carattere risoluto di questa donna e che la porta a seguire Gesù fino al Calvario, tra i pochissimi che non temono di stare presso il patibolo: "Stavano presso la croce di Gesù sua Madre, la sorella di sua Madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala" (Gv 19,25).

Questi pochi cenni ci permettono di ricostruire la personalità di questa donna provata da grande sofferenza e risoluta nel dedicare l'intera sua esistenza, comprese le sue risorse, a Gesù a alla causa dell'Evangelo. Donna appassionata e coraggiosa, vicina a Gesù fino alla fine e poi la prima a recarsi al sepolcro alle prime luci dell'alba di quel giorno, il primo dopo il sabato. E poi il pianto presso la tomba perché crede che abbiano portato via il corpo del suo Signore. E infine la vediamo buttarsi ai piedi di Gesù ad abbracciarlo, quasi a volerlo tenere stretto perché nessuno la separi da Lui ora che l'ha ritrovato. E Gesù dovrà dolcemente sottrarsi a quell'abbraccio appassionato: "Non mi trattenere" (Gv 20,17). "Noli me tangere", diceva la traduzione latina: "Non mi toccare" e molti pittori seguendo questa traduzione sbagliata hanno raffigurato Maria che si protende verso Gesù che con un gesto della mano mette distanza tra Lui e la donna.

È invece singolarmente intenso questo abbraccio: il primo contatto tra il Risorto, il suo corpo ormai sottratto alla morte e la nostra umanità ancora segnata dalla morte eppure chiamata alla risurrezione. Questo primo incontro del Risorto racchiude due caratteristiche a prima vista incompatibili. Il Risorto non è un fantasma, una allucinazione, una visione interiore suscitata da un grande amore ormai spezzato dalla morte. Il Risorto è corporalmente viso e l'abbraccio di Maria ne è una stupenda attestazione. Eppure, ecco il secondo dato: non bastano gli occhi per riconoscere il Risorto. Maria di Magdala che pure aveva ben impresso nella memoria e nel cuore il volto di Gesù, non lo riconosce e lo scambia per il custode del giardino.

Ugualmente la sera di quello stesso giorno, due discepoli che, rassegnati, fanno ritorno al loro villaggio, Emmaus, camminano a lungo con Gesù che si è affiancato al loro andare e non lo riconoscono. Occorre quello sguardo che è la fede per riconoscere il Risorto che è certamente l'Uomo della croce, l'uomo che hanno conosciuto, seguito e amato, eppure il ricordo del suo volto, impresso nella loro memoria, non basta per riconoscerlo. Ma quando Gesù chiama Maria per nome avviene il riconoscimento. Ancora una volta è la parola prima ancora che la visione a destare la fede. Anche per noi: è l'ascolto della sua parola che può farci riconoscere la presenza del Vivente.

Risurrezione è la misteriosa presenza di quell'uomo che è stato messo a morte ma che Dio ha risuscitato perché sia per sempre e per tutti l'unica definitiva speranza.

 

 

 

 



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